La moda maschile cambia pelle. A Milano, per la Men’s Fashion Week hanno mostrato un’evoluzione netta del concetto di mascolinità, abbandonando rigidità e cliché a favore di un’estetica più libera, sfumata e creativa. Il tailoring rimane, ma si fa rilassato. I colori si accendono, le silhouette si alleggeriscono e la bellezza maschile non è più legata alla sobrietà, ma esplora nuove vie, anche molto audaci.

Men’s Fashion Week a Milano: il nuovo volto della mascolinità passa da colori, dettagli beauty e sperimentazione

 Men's Fashion Week

I pastelli, spesso associati a un’idea fragile del maschile, sono invece qui strumenti per esprimere morbidezza senza perdere forza. Lilla, menta, azzurro e rosa si affiancano a tinte vivaci, portando sul catwalk una nuova energia. Le nuance non servono più solo a stupire, ma a raccontare una personalità. E in questo scenario visivo inedito, la palette diventa un linguaggio.

Il makeup si adegua e, in alcuni casi, osa anche di più. Alla sfilata Vivienne Westwood, l’intervento creativo firmato da Lorenzo Barcella e dal team Wella Professionals ha portato sulla scena chiome rosso fuoco, ciuffi scolpiti, geometrie nette e punte appuntite. Tutto, ovviamente, in perfetta coerenza con lo spirito ribelle del brand.

La testa diventa tela

Ma è stato Fiorucci a spingersi oltre i confini canonici della bellezza. Le teste rasate di alcuni modelli sono diventate superfici da dipingere, con illustrazioni ironiche in blu baby o giallo fluorescente, tra barboncini, fiocchi e cupidi, fino al logo del marchio ricreato come se fosse una pallina da tennis. Un gioco visivo che ha trasformato la passerella in una galleria pop.

Anche chi non cerca un effetto teatrale può trovare spunti: da Setchu, Anthony Preel ha portato tocchi di colore su occhi e labbra, con verdi smeraldo e blu cielo a illuminare lo sguardo, disegnando forme grafiche precise e sofisticate. Un’estetica pulita ma con personalità.

Il corpo come racconto, tra cinema e ritualità

La moda, oggi, si muove anche fuori dai format consueti. Luca Magliano ha scelto di raccontare la sua collezione con un cortometraggio ambientato su un traghetto. I capelli, spettinati dal vento o voluminosi fino all’esagerazione, diventano parte integrante della narrazione. Non sono solo un dettaglio estetico, ma un mezzo per suggerire stati d’animo, storie, e un senso di libertà.

Da Emporio Armani, invece, l’ispirazione viene da lontano: look evocativi di campagne anni ’90 ambientate in Marocco e capelli raccolti in ciocche ordinate, impreziosite da clip metalliche che sembrano gioielli. Un tocco esotico che però non diventa mai travestimento, ma piuttosto una scelta di stile consapevole.

Verso una nuova idea di mascolinità estetica?

Quello che emerge dalle sfilate uomo per la primavera 2026 è una direzione chiara: la bellezza maschile sta imparando a superare le barriere. I capelli diventano strumenti di espressione artistica, il trucco un gesto di libertà e non più solo trasgressione, il colore smette di essere codice femminile.

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