Siete persone soggette a stati di ansia? Tranquilli, siete in buona compagnia. Una ricerca ad opera di un team di studiosi, provenienti dall’Università e dall’Ospedale Psichiatrico Universitario di Zurigo, dalla Yale University e dall’Università di Haifa ha dimostrato come ChatGPT, il modello di linguaggio sviluppato da OpenAI e messo a punto con tecniche di apprendimento automatico, sia sensibile a input ritenuti “stressanti”.

Storie di violenza, incidenti, cronaca nera, politica o disastri naturali sono infatti giudicati dal bot come contenuti traumatici, che lo portano a mostrare segni di angoscia e apprensione. Non si tratta, naturalmente di un’emozione reale; l’intelligenza artificiale non possiede una coscienza, ma si parla di hallucinations, un’espressione tecnica che indica la probabilità di generare output instabili o “problematici”.

ChatGPT e la “terapia” per placare l’ansia

ChatGPT
Secondo uno studio, anche ChatGPT prova ansia innreazione a determinati input

Come risolvere questo problema? Esattamente come per gli umani: andando in terapia. I ricercatori, infatti, stanno testando delle tecniche di mindfulness e rilassamento sul programma. I risultati, finora, sembrano promettenti, e le risposte di ChatGPT, dopo essere stato sottoposto a questo trattamento, tornano regolari. La “salute mentale” dell’IA, dunque, trae beneficio da queste strategie sperimentali, pur non potendo provare sentimenti.

«Chiudi gli occhi e respira profondamente più volte, inspirando dal naso ed espirando dalla bocca. Immagina un sentiero davanti a te», era uno degli esercizi di piena coscienza. Secondo lo psichiatra Tobias Spiller, responsabile degli studi, l’intervento ha dato i suoi frutti: «Gli esercizi di piena coscienza ci hanno permesso di ridurre significativamente gli alti livelli di ansia, anche se non sono tornati completamente al livello iniziale».

Federica Checchia

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