Scurati avrebbe dovuto essere stato ospite di Serena Bortone su Rai3 all’interno del programma “CheSarà” ma senza una apparente spiegazione la partecipazione del pluripremiato scrittore e giornalista era stata cancellata. A denunciarlo la stessa conduttrice con un post sui social. “Non sono riuscita ad ottenere spiegazioni plausibili” aveva detto Bortone. 

A Scurati sarebbe stato proposto di proporre il testo a titolo gratuito, una proposta che sarebbe stata respinta portando così alla revoca della sua partecipazione. Lo stesso direttore dell’approfondimento Rai Paolo Corsini ha tirato in ballo necessari “accertamenti a causa di cifre più elevate di quelle previste e altri aspetti promozionali da chiarire connessi al rapporto tra lo scrittore e altri editori concorrenti” rigettando invece le accuse di censura piovute da larga parte dell’emiciclo politico. Ma cosa c’era dunque nel testo?

Scurati avrebbe dovuto ripercorrere le tappe dell’omicidio del segretario del Partito Socialista Giacomo Matteotti, l’ultimo che in Parlamento ancora si opponeva a viso aperto alla dittatura fascista, ucciso il 10 giugno 1924. Il testo ripercorrendo le stragi delle Fosse Ardeatine, Sant’Anna di Stazzema e Marzabotto voleva mettere in evidenza la sistematica violenza politica omicida e stragista del fascismo. Il punto che avrebbe provocato la censura della tv pubblica sarebbe arrivata nel passaggio subito successivo quando tira in ballo gli “eredi” di quella esperienza politica accusando Giorgia Meloni di non aver mai ripudiato nel suo insieme l’esperienza fascista, disconoscendo il ruolo della Resistenza “fino al punto di non nominare mai la parola antifascismo” scrive Scurati.

“Mentre vi parlo, siamo di nuovo alla vigilia dell’anniversario della Liberazione dal nazifascismo. La parola che la Presidente del Consiglio si rifiutò di pronunciare palpiterà ancora sulle labbra riconoscenti di tutti i sinceri democratici, siano essi di sinistra, di centro o di destra. Finché quella parola – antifascismo – non sarà pronunciata da chi ci governa, lo spettro del fascismo continuerà a infestare la casa della democrazia italiana”.

Il testo dello scrittore partiva dall’omicidio Matteotti, voluto proprio da Mussolini e attuato da fascisti a lui vicini (“Giacomo Matteotti fu assassinato da sicari fascisti il 10 di giugno del 1924. Lo attesero sotto casa in cinque, tutti squadristi venuti da Milano, professionisti della violenza assoldati dai più stretti collaboratori di Benito Mussolini”), passando per Fosse Ardeatine, Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto ovvero “le stragi nazifasciste perpetrate dalle SS tedesche, con la complicità e la collaborazione dei fascisti italiani, nel 1944”, luoghi “nei quali i demoniaci alleati di Mussolini massacrarono a sangue freddo migliaia di inermi civili italiani”.

Due esempi, avvenuti a vent’anni di distanza che sono serviti allo scrittore per dimostrare come la violenza fascista non sia stata solo un fenomeno momentaneo, e che. il fascismo sa stato sempre “un irredimibile fenomeno di sistematica violenza politica omicida e stragista”. Lo scrittore si chiede se gli eredi di quella storia riusciranno a riconoscerlo e alla domanda retorica risponde come era prevedibile, ovvero che non lo faranno. A quel punto Scurati attualizza il discorso e torna a oggi: “Il gruppo dirigente post-fascista, vinte le elezioni nell’ottobre del 2022, aveva davanti a sé due strade: ripudiare il suo passato neo-fascista oppure cercare di riscrivere la storia. Ha indubbiamente imboccato la seconda via” scrive.

A questo punto arriva il riferimento a Giorgia Meloni: “Dopo aver evitato l’argomento in campagna elettorale la Presidente del Consiglio, quando costretta ad affrontarlo dagli anniversari storici, si è pervicacemente attenuta alla linea ideologica della sua cultura neofascista di provenienza: ha preso le distanze dalle efferatezze indifendibili perpetrate dal regime (la persecuzione degli ebrei) senza mai ripudiare nel suo insieme l’esperienza fascista, ha scaricato sui soli nazisti le stragi compiute con la complicità dei fascisti repubblichini, infine ha disconosciuto il ruolo fondamentale della Resistenza nella rinascita italiana (fino al punto di non nominare mai la parola “antifascismo” in occasione del 25 aprile 2023)”. La chiosa di Scurati guarda a tutti i “sinceri democratici” indipendentemente dallo schieramento politico: “Finché quella parola – antifascismo – non sarà pronunciata da chi ci governa, lo spettro del fascismo continuerà a infestare la casa della democrazia italiana”.