Un classico del teatro napoletano a tor Bella Monaca: il 3 e 4 Maggio è andato in scena “Sabato, Domenica e Lunedì” del grande Eduardo De Filippo. Nella giornata del sabato, Rosa è tutta affaccendata nella preparazione del suo famoso ragù, ma i rancori e le gelosie del marito Peppino esplodono e quello che sembra un normale fine settimana borghese napoletano, tra cucina e ritrovi di famiglia, si trasforma in una tragicommedia. La famiglia è la vera protagonista di questa commedia, una grande famiglia napoletana dove non mancano la solidarietà e l’affetto parentale. Come dice lo stesso autore, per risolvere le crisi familiari spesso basta parlarsi, chiarirsi per far rinascere il collante dell’amore. La commedia è divisa in tre atti (ambientati rispettivamente di sabato, di domenica e di lunedì) ed è stata inserita dall’autore nel gruppo di opere chiamato Cantata dei giorni dispari.

Sotto la regia di Giuseppe Cantagallo salgono sul palco Simona Tomassini, Loriana Nosilio, Salvatore Margiotta, Daniele Lumini, Daniele Belardinelli, Angelo Guardini, Sara Zappalà, Enza Mammoliti, Daniele Ponziani, Gianni Tacchia, Stefano De Santis, Luisa Scaringella, Christian Cantagallo, Massimo Felici, Catia Sfregola, Rodolfo Ventresca, Massimo Torri.

De Filippo a Tor Bella Monaca: la trama della tragicommedia

Ph: ambasciator.it

Eduardo De Filippo ha composto l’opera nel 1959 e ha debuttato nei panni di don Peppino nello stesso anno, riscuotendo un grande successo anche grazie all’affiatamento con la partner di scena Pupella Maggio, che interpretava la moglie Rosa. Sabato, Domenica e Lunedì è il dramma delle incomprensioni, dei rospi rimasti in gola, delle sciocchezze ingigantite tra persone che fra loro dovrebbero avere la fiducia di dirsi tutto, pane al pane e vino al vino: i parenti. L’opera fotografa il momento in cui si manifestano i primi sintomi della disgregazione del modello di famiglia tradizionale, culminata dieci anni dopo con la rivoluzione sessantottina.

Rosa e Peppino non si confidano, si fanno screzi e dispetti, ignorano le rare cortesie che si fanno a vicenda e sfogano sui figli il loro malumore. Il clima familiare si surriscalda soprattutto nei confronti di un estraneo alla famiglia, il ragioniere Luigi Ianniello, loro vicino di casa. Egli è stato invitato con la moglie per il pranzo domenicale. Il ragioniere, senza secondi fini ma proprio per il suo naturale carattere espansivo e amichevole, frequenta casa Priore con una certa invadenza ma mostrandosi sempre amico di Peppino e particolarmente affabile verso la padrona di casa. Arriva al punto di regalare a rosa un golfino turchese, perché lei aveva fatto apprezzamenti sul colore.

Questo gesto fa scatenare la gelosia risentita di Peppino, che si sente messo in ultimo piano e trattato come un idiota. Dopo la sua scenata a tavola, che rovina il pranzo a tutta la famiglia allargata, Rosa gli rinfaccia di essersi scordato gli anni passati insieme e i tre figli avuti, e ha un malore. Servirà una notte di raccoglimento per stemperare gli animi e favorire un confronto sano fra i due. Dopo aver fatto scattare la corda seria, come avrebbe voluto Pirandello, marito e moglie si mostrano fragili e vulnerabili reciprocamente. Così don Peppino si scusa per il suo sciocco senso di inferiorità nei confronti del vicino:

Se dobbiamo parlare chiaro, con quella intimità che ti accennavo prima, lo dobbiamo fare con tutta sincerità e senza riserva. Rosi’, io sono arrivato al punto che in certi momenti… Te lo ricordi lo stanzino nel retrobottega del negozio? Dove ci sta l’aspirapolvere, gli stracci e lo scatolo della cera? Rosi’, mi chiudevo là dentro e mi mettevo a piangere come un bambino e per la rabbia mi pigliavo a schiaffi. Poi mi buttavo l’acqua in faccia e mi sciacquavo gli occhi per non fare capire niente agli impiegati. Una gelosia furibonda che non auguro nemmeno al mio più grande nemico.

E allo stesso modo Rosa, dopo essersi chiusa nell’orgoglio e avendo un po’ esagerato sul malanno che le ha portato la litigata, ricorda le prime notti passate assieme a Peppino. La sera che ci conoscemmo tu mi dicesti: «Peccato che sono impegnato»; dicesti la verità e io perciò ti stimai. «Non fa niente che c’è la vedova, stasera sto allegra e me fa piacere ‘e sta cu te». «Ma io ho impegnata la parola con questa signora… Rusi’, pensaci bene… io nun te pozzo spusa’» dicesti tu… Quando parlano dell’epoca moderna e delle ragazze che la pensano liberamente oggi! Io risposi: «Non fa niente, questi sono affari miei: dove c’è gusto non c’è perdenza». «Allora stasera?» dicesti tu. «Stasera», dissi io. E intanto pensavo: «Voglio vede’ si doppo tu tieni il coraggio di lasciarmi».

Quella notte Peppino la mette incinta del primo figlio, Roberto. Ma lei non dice niente. Dopo cinque mesi, durante a una colazione a torre del Greco, lui le comunica che la loro relazione deve finire. «E va bene, vuol dire che abbiamo scherzato» è l’unico commento di Rosa. Peppino è folgorato dalla dignità della ragazza e cambia idea, accettando di sposarla ma senza sapere che lei porta suo figlio in grembo. Solo alla fine dell’opera, molti anni più tardi, gli rivela la verità. Se Peppino avesse preferito sposare la vedova lei avrebbe aperto il balcone e si sarebbe buttata di sotto. Ma non avrebbe mai detto le cose come stavano, perché: tu mi avresti sposata solo perché avevamo fatto un figlio. E allora in questa casa tu non ti saresti accorto che io non ti preparavo più la camicia pulita, e forse io non te l’avrei mai preparata.

Lorenzo La Rovere

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