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Effetto Brexit: la Gran Bretagna a secco di benzina, scatta il panico

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Gli effetti della Brexit si stanno facendo sentire. La Gran Bretagna si trova in un momento di difficoltà, a causa della mancanza di manodopera. I cittadini, presi dal panico sono corsi a fare rifornimento di benzina e generi alimentari, per paura di rimanerne senza.

Scatta il panico in Gran Bretagna, resta senza manodopera. Ecco cosa succede a causa della Brexit

Boris Johnson sta facendo i conti con l’amara evidenza che la Gran Bretagna ha bisogno degli immigrati europei, a dispetto della Brexit che ha chiuso le frontiere.

Nei giorni scorsi, nonostante gli appelli del governo a non farsi prendere dal panico, le stazioni di servizio sono state prese d’assalto, per via dell’esaurimento dei rifornimenti che hanno interessato anche gli scaffali dei prodotti agroalimentari. La carenza è principalmente dovuta alla mancanza di camionisti, la maggior parte dei quali erano slavi e, dopo la Brexit, sono rientrati nei loro Paesi, senza più far ritorno in Gran Bretagna.

L’assedio è cominciato dopo che il colosso BP ha dovuto chiudere un centinaio delle sue 1.200 stazioni di servizio, rimaste a secco di benzina e diesel, ExxonMobil ha annunciato disservizi in 200 dei suoi distributori, ed EG group ha deciso il razionamento nelle sue 400 stazioni di servizio, dove i rifornimenti sono stati limitati a 35 euro di benzina per consumatore.

Code e caos, simboleggiano il momento di profonda difficoltà che la Gran Bretagna si trova a sperimentare per colpa di quella che potremmo chiamare ‘PandExit’. Il mix di pandemia e Brexit che sta rendendo l’ingresso nel Paese, così come la distribuzione di beni essenziali, una faccenda complessa.

Ecco quali sono i piani del governo

Per ovviare a questo problema, la Gran Bretagna avrebbe deciso, di modificare la sua politica sull’immigrazione post-Brexit e di concedere fino a 10.500 visti di lavoro temporanei. Questi permessi di tre mesi, da ottobre a dicembre, dovrebbero sopperire a una vistosa carenza di camionisti, ma anche di personale in settori chiave dell’economia britannica, come l’allevamento di pollame.

Il ministro Shapps ha dichiarato alla BBC: “Non vogliamo dipendere dalla manodopera straniera e abbiamo un piano di lungo periodo per formare professionisti britannici che potranno godere di salari più alti. La Brexit ci dà la flessibilità di fare le nostre regole e produrre visti provvisori nel breve periodo“. Ha inoltre sottolineato che il problema del carburante sarà risolto con 300 nuovi permessi di ingresso per i camionisti dedicati solo a trasportare benzina e se i britannici saranno responsabili e si riforniranno solo del carburante che effettivamente gli serve.

Il ministro ha poi continuato essere usciti dall’Unione Europea, ci dà anche la libertà di espandere il numero delle patenti di guida, perché non avremmo potuto fare questi cambiamenti, se fossimo stati ancora vincolati alle direttive europee. Non vogliamo essere nella situazione in cui la soluzione è sempre importare lavoratori stranieri e adesso stiamo formando lavoratori in loco, per questo siamo reticenti a importare forza lavoro. Oltretutto a ottobre finirà la cassa integrazione e molti britannici potranno essere impiegati nelle professioni che servono di più.

Il Consiglio dei Ministri, riunitosi per una seduta convocata da Boris Johnson, ha escluso al momento la necessità di dover ricorrere ai riservisti dell’esercito per far affluire i carburanti dai depositi alle stazioni di servizio e fronteggiare la mancata copertura dei posti lasciati scoperti. In aggiunta a queste iniziative è arrivato poi un accordo fra l’esecutivo e i colossi BP, Shell, Esso ed altri, per snellire i passaggi del carburante.


    

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