Cronaca

Contro l’attentato in Egitto al-Sisi risponderà “con forza brutale”

A più di 24 ore dall’attentato che nella mattina di ieri ha colpito la moschea dei sufi, in Egitto, il numero delle vittime è aumentato. Le attività di ricerca della polizia continuano: “demoliti diversi covi di terroristi contenenti armi e munizioni”.

L’Egitto è tornato ad essere obiettivo di attentati terroristici, questa volta con oltre 300 morti e più 100 feriti.
Nella mattina di ieri, durante il momento di preghiera dentro la Moschea di Rawda, vicino a Bir al-Abed, al Nord del Sinai, circa 15 terroristi hanno assaltato il luogo di preghiera. I terroristi hanno piazzato bombe e hanno aperto il fuoco contro chi tentava di scappare.
Non mancano però ricostruzioni diverse che parlano di un attentato suicida.

Il commando armato, secondo fonti locali, sarebbe arrivato sul luogo con dei mezzi pesanti e avrebbe poi fatto esplodere alcune automobili per ostacolare i soccorsi. Sono state crivellate anche le autoambulanze.

L’attentato sarebbe diretto contro i musulmani “Sufi”

La moschea che è stata oggetto dell’attentato è molto frequentata dai sufi, un ramo mistico dell’Islam che si pone nettamente contro il salafismo, una branca sunnita connotata da comportamenti e ideologie estremiste.
I sufi hanno una buona radicalizzazione in Egitto, soprattutto nel territorio interessato. Essi si sono più volte schierati contro i terroristi dell’Isis e di Al Qaida, anche aiutando il governo regolare e l’esercito. Potrebbe essere proprio questo il motivo dell’attacco.

Inoltre, i sufi, proprio per la loro particolare concezione dell’Islam, che si discosta dalla venerazione di Allah per inneggiare invece propri “maestri”, rappresentano un vero e proprio affronto, soprattutto per i più radicali sunniti.
I combattenti dell’Isis hanno in passato messo al bando i sufi, dichiarando apertamente la volontà ucciderli tutti.

Non si sa ancora, pur propendendosi maggiormente verso l’Isis, a che gruppo facciano parte gli attentatori, che pare siano stati uccisi. Fino ad ora non vi è stata alcuna rivendicazione ufficiale. La Procura generale egiziana, tuttavia, ha reso noto che gli assalitori avrebbero brandito la bandire del sedicente Califfato.

Al-Sisi dichiara lo stato dichiara lo stato di emergenza, lutto nazionale e guerra ai terrosisti

Gli ospedali che si trovano nella zona colpita dall’attacco sono stati presi d’assalto, tanto che è stato dichiarato lo Stato di emergenza, esteso anche a “luoghi di culto, edifici importanti e vitali, commissariati di polizia, dipartimenti di sicurezza, luoghi di raduno, cinema, teatri, ministeri, rappresentanze diplomatiche, autostrade, accessi a città“.
Il governo ha anche indetto tre giorni di lutto nazionale.

Il presidente dell’Egitto, Abd al-Fattāḥ al-Sīsī, ha condannato l’attentato, che ha colpito questa volta l’Islam moderato e non, come solito, i cristiani infedeli, dichiarando apertamente guerra ai responsabili.

«L’esercito e la polizia egiziana vendicheranno i martiri nei prossimi istanti, questa è la nostra risposta, risponderemo con una forza brutale a questi terroristi».

Anche la Lega Araba, in nome del segretario generale Ahmed Aboul-Gheit, ha condannato l’attentato, esprimendo solidarietà al popolo d’Egitto.

Unanime pure la condanna della Comunità Internazionale, particolarmente forte da parte degli Stati Uniti di Trump, la Russia di Putin e l’Italia. Sia il presidente del Consiglio Gentiloni che il Presidente della Repubblica Mattarella hanno speso forti parole contro l’attentato. Preghiera, calore e solidarietà da parte di Papa Francesco.

Di Lorenzo Maria Lucarelli

 

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