Secondo quanto dichiarato giovedì dai funzionari statunitensi della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), El Niño è ufficialmente arrivato, e gli scienziati prevedono che potrebbe essere il più forte del secolo. I meteorologi avevano già dichiarato che, quest’estate, si sarebbe manifestato un fenomeno noto come “super El Niño”, in grado di spingere le temperature globali a livelli record. Per la NOAA, è altamente probabile che quello di quest’anno, il cui picco è previsto in autunno o in inverno, “si classificherebbe tra i più grandi eventi mai registrati nella storia, a partire dal 1950”. Un El Niño intenso potrebbe far sì che il 2027 batta i record di calore globali e potrebbe produrre una serie di effetti devastanti, che vanno da piogge torrenziali alla siccità, a seconda della regione del mondo.

Cos’è El Niño?

El Niño è caratterizzato dal riscaldamento della superficie oceanica nella parte centrale e orientale dell’Oceano Pacifico tropicale. Al contrario, La Niña si verifica quando le temperature della superficie del mare sono inferiori alla media, mentre le condizioni neutre si definiscono quando non sono presenti né El Niño né La Niña e le temperature superficiali sono intorno alla media. Questi tre fenomeni insieme formano la cosiddetta “oscillazione El Niño-meridionale” (Enso), che tende a svilupparsi in primavera nell’emisfero settentrionale e si ripete ogni tre-sette anni. Il riscaldamento e il raffreddamento della superficie del mare durante i due fenomeni possono variare da 1°C a 3°C e avere enormi effetti su precipitazioni, siccità, ondate di calore e disastri climatici in diverse regioni.

Gli scienziati sottolineano come ogni evento sia unico e che esiste una notevole variabilità tra di essi, in termini di intensità e conseguenze. Tuttavia, le previsioni sull’Enso possono aiutare le persone in tutto il mondo a prepararsi ai futuri cambiamenti climatici estremi: uno strumento essenziale in un mondo che si riscalda.

Gli effetti del fenomeno meteorologico sul pianeta

Sebbene siano molti i fattori che influenzano il clima, El Niño può causare enormi sconvolgimenti atmosferici. Altera le correnti a getto e inverte i modelli delle precipitazioni, alimentando tempeste più violente in alcune parti del mondo e provocando aridità in altre. Ha anche il potere di accelerare ulteriormente l’aumento delle temperature, almeno per brevi periodi.

Questo ciclo tende a generare siccità e caldo in Australia, nell’Africa meridionale e centrale, in India e in alcune zone del Sud America, inclusa la foresta amazzonica. Forti precipitazioni, nel frattempo, potrebbero colpire la parte meridionale degli Stati Uniti, alcune zone del Medio Oriente e l’Asia centro-meridionale.

Un “super” El Niño significa semplicemente un El Niño più intenso. Ancor prima della sua formazione ufficiale, questo El Niño si è guadagnato soprannomi che vanno da “super” a “Godzilla”. Si tratta di eventi rari, generalmente definiti da un aumento della temperatura superficiale del mare di almeno 2°C. Questo fenomeno si è verificato solo poche volte dal 1950 e solo in un’occasione le temperature hanno superato i 2,5°C.

Più le temperature aumentano, maggiore è la probabilità che gli impatti del fenomeno siano amplificati. Secondo la NOAA, c’era una probabilità del 63% che questo El Niño raggiungesse un’intensità tale tra la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno da “classificarsi tra i più grandi eventi El Niño mai registrati nella storia, a partire dal 1950”.

Cosa dicono gli esperti

Il dottor Paul Roundy, professore di scienze atmosferiche e ambientali presso la State University of New York ad Albany, ha scritto ad aprile che esisteva “un reale potenziale per il più forte evento El Niño degli ultimi 140 anni”. Il dottor Andy Hazelton, ricercatore associato presso l’Università di Miami, ha scritto: “Tutti i modelli e le osservazioni puntano nella stessa direzione: un El Niño molto forte con impatti significativi sul clima globale quest’anno”.

“Ogni El Niño è diverso; ognuno è unico e lascia la propria impronta sul nostro clima”, ha dichiarato Ken Graham, direttore del Servizio Meteorologico Nazionale (NWS) della NOAA, in un comunicato. Sebbene i suoi effetti possano variare, gli esperti concordano sul fatto che la stagione 2026-2027 potrebbe vedere uno dei fenomeni più intensi della storia moderna. “Il più recente, nel 2023-2024, è stato uno dei cinque più forti mai registrati e ha contribuito alle temperature globali record che abbiamo visto nel 2024”, ha dichiarato Celeste Saulo, segretario generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale, in una nota scritta.

Il fenomeno climatico El Niño si verifica in genere ogni due-sette anni e dura dai nove ai dodici mesi. “Il fatto che ci aspettiamo un cambiamento su larga scala nel modello climatico non significa necessariamente che la siccità scomparirà del tutto”, ha affermato il dottor Joel Lisonbee, ricercatore associato senior presso il Cooperative Institute for Research dell’Università del Colorado Boulder. “Dovrebbero verificarsi precipitazioni eccezionalmente abbondanti”, ha aggiunto. “Ciò implicherebbe anche inondazioni, con la conseguente distruzione e la potenziale perdita di vite umane”.

Federica Checchia