Le politiche anti-immigrazione volute dall’amministrazione Trump, soprattutto dall’inizio del secondo mandato, continuano a intensificarsi. In un’ottica più recente è stato sbloccato il fondo destinato a finanziare il Department of Homeland Security (DHS), includendo anche l’Immigration and Customs Enforcement (ICE). CBS News riporta la volontà dell’amministrazione di attuare un’espansione aggressiva volta a revocare a oltre 250 cittadini nati all’estero la cittadinanza USA.
Revoca della cittadinanza USA, la campagna più estesa di sempre
Il Department of Justice (DOJ) si occuperà di revocare la cittadinanza a coloro che vengono accusati di averla ottenuta illegalmente o tramite frode. Quanto annunciato si prospetta essere una campagna ambiziosa che risulta essere già iniziata. Il DOJ ha già avviato numerosi procedimenti di revoca della cittadinanza, in linea con quanto voluto dall’amministrazione Trump. L’obiettivo, come viene annunciato frequentemente in ambiti simili, è di contrastare l’immigrazione illegale su larga scala. Anche se il proposito sembra irrisorio, specie se messo a confronto con i circa 24 milioni di cittadini naturalizzati negli USA, è in realtà impattante.
La procedura legale adottata è stata utilizzata raramente in passato. Questo, quindi, rappresenta un aumento esponenziale della revoca. Basti pensare, come riporta CBS News, che tra il 1990 e il 2017 gli Stati Uniti hanno avviato approssimativamente 11 procedimenti di revoca. Con l’amministrazione Trump l’intenzione è di raggiungerne 250 entro ottobre 2026. L’iter, oltre che essere lungo, appare anche complesso. In passato, per procedere alla revoca della cittadinanza era necessario che il cittadino avesse compiuto reati gravi, come la violazione dei diritti umani. Con Trump al governo anche questo fattore è cambiato, poiché sono state ampliate le categorie di casi che giustificano la revoca.
I cittadini coinvolti, tuttavia, hanno la possibilità di contestare le accuse a loro carico. Ma, qualora il governo prevalesse, perderebbero tutti i benefici legati alla cittadinanza americana. A quel punto tornerebbero allo status di immigrazione, rischiando conseguentemente l’espulsione verso il Paese natio.
Stefania Cirillo





