La Bulgaria non gode di una buona stabilità politica ormai da anni. Le elezioni anticipate che si svolgeranno domani, 19 aprile, si collocano in un momento particolarmente delicato. La crisi, che ormai va avanti da cinque anni, si evince dal fatto che nessun governo è riuscito a sopravvivere a un mandato completo. Attualmente, con il partito dell’ex presidente Rumen Radev che registra maggior consensi, la popolazione spera che l’instabilità sia giunta a termine. Poi, in uno scenario già estremamente delicato, si sommano le preoccupazioni legate alla disinformazione in vista delle elezioni.

Elezioni in Bulgaria, ma l’incertezza regna sovrana

La Bulgaria si avvia verso le sue ottave elezioni verificatesi negli ultimi cinque anni. I cittadini sono sì chiamati a votare, ma la fiducia sembra un ricordo lontano. La stessa affluenza alle urne, entrata da tempo in una fase di declino, è un riflesso veritiero della sfiducia generale che sta colpendo la popolazione. Parliamo, infatti, di un Paese caratterizzato da amministrazioni ad interim, alleanze brevi e coalizioni fragili. A questo poi si sommano divisioni interne e pressioni esterne che aggravano un quadro già complesso. Eppure, sembra paradossale che la Bulgaria, colpita da un’instabilità così costante, sia comunque riuscita ad affrontare significativi passi in avanti verso l’integrazione europea. Il Paese, infatti, non sono è entrato nello spazio Schengen, ma ha anche adottato l’euro.

Qual è il punto nevralgico del malcontento cittadino?

Il tracollo è arrivato alla fine del 2025, con proteste di massa alimentate dapprima per questioni legate a un progetto di bilancio contestato, poi contro lo stesso status quo politico. I due protagonisti che hanno infiammato gli animi sono il leader del Gerb ed ex Primo Ministro Boyko Borissov e Delyan Peevski. Le accuse dei critici sostengono che i due abbiano consolidato il controllo sullo Stato, indirizzando il potere soprattutto su Peevski.

La coalizione politica Continuiamo il cambiamento – Bulgaria democratica (PP-DB) si è dovuta sforzare per riacquistare credibilità poiché si è trovata a governare in passato accanto alle stesse figure a cui si oppone adesso. L’impegno, comunque, è stato apprezzato tanto da portare migliaia di persone in piazza con l’obiettivo di costringere il governo alle dimissioni. Tuttavia, durante questo cambio di rotta entra in scena Rumen Radev che, con Bulgaria Progressista, è riuscito a raggiungere in pochissimo tempo il primo posto ai sondaggi, con il 33% dei consensi.

Radev-Orbán: due facce della stessa medaglia?

I paragoni tra Bulgaria e Ungheria non sono tardati ad arrivare. Il primo aspetto preso in considerazione riguarda proprio le recenti elezioni svoltesi in Ungheria che hanno portato alla fine del governo continuativo di Orbán durato 16 anni. I cittadini, quindi, davanti il risultato delle elezioni ha iniziato a riflettere sugli effettivi cambiamenti che potrebbero verificarsi qualora l’affluenza e il coinvolgimento fossero gli stessi. Tuttavia, questo non è l’unico paragone in gioco. Oltre a ciò, infatti, preesistono elementi che spingono a credere che Radev possa seguire la stessa linea dell’ex primo ministro ungherese. Uno dei precedenti collaboratori stretti di Radev, Slavi Vassilev, ha dichiarato: «se Radev dovesse guidare un partito, sarebbe pro-europeo, ma all’interno di un’Europa che dia priorità alla propria visione del mondo». Poi, ancora, «a mio parere, si avvicinerà alle politiche di… Orbán».

Ne è un esempio la sua posizione in merito alla guerra tra Russia e Ucraina. In primo luogo l’ex presidente si è opposto agli aiuti militari a Kiev, sostenendo che questi avrebbero potuto portare la Bulgaria in guerra. Ad aggiungersi all’elenco arrivano anche le sue osservazioni passate (in cui definisce la Crimea legalmente “russa”) e lo scontro avvenuto tra Radev e Zelensky a Sofia nel 2023. Non sono mancate poi critiche a Bruxelles che Radev ha definito «ostaggio della sua ambizione di leadership morale». Il suo pensiero si basa sul credere che le decisioni economiche dell’Unione europea non si basino su benefici concreti ma su correttezza ideologica.

Pare, inoltre, che l’ex presidente ritenesse che l’introduzione dell’euro fosse prematura, tant’è che in campagna elettorale ha chiesto che i politici che hanno «imposto l’euro senza consultare i cittadini» vengano puniti.

L’UE osserva con attenzione mentre i cittadini chiamati al voto devono scontrarsi con la disinformazione

La situazione, pur essendo prossima alle elezioni, resta ancora aperta. L’esito del voto, infatti, non delineerà solo la traiettoria del Paese, ma coinvolgerò direttamente l’Unione europea. Potrebbe essere scomodo per quest’ultima riconoscere che un altro dei suoi Stati membri sia oppositivo alla maggioranza, alimentando così anche l’instabilità attualmente presente nell’UE.

Il clima, specie se osservato dall’esterno, assume toni ancora più preoccupanti. La Bulgaria, infatti, ha dovuto affrontare un’elevata quantità di disinformazione proprio in vista della sua adesione all’eurozona nel gennaio del 2026. Poi, se si sommano tutte le condizioni soprariportate, è deducibile che il rischio di disinformazione, specie per quanto riguarda siti online al centro di operazioni che diffondono narrazioni pro-Cremlino in Bulgaria, è estremamente elevato.

Stefania Cirillo