Cronaca

Ember – Il mistero della città di luce

La Distopia andrebbe fatta conoscere ai bambini sin dalla tenera età, perchè è un perfetto espediente per raccontare la critica sociale in una cornice narrativa: è il caso di Ember – Il mistero della città di luce.

Ember è un film che ci racconta di una città sepolta nelle più recondite profondità della terra. In uno scenario da perfetta post-apocalisse, Ember è il rifugio per i sopravvissuti umani dopo che qualcosa di terribile è successo sulla superficie, anche se non c’è subito chiaro esattamente cosa sia successo.

Ember: la città sotterranea e la speranza dell’umanità

Il setting è molto evocativo e, sebbene non dia molte spiegazioni da subito, ci fa intuire che sicuramente qualcosa è successo. Qualcosa di grosso. Potrebbe aver coinvolto radiazioni, dal momento che api giganti, talpe e scarabei vagano laggiù. Le talpe si sono evolute in creature obese con tentacoli viscidi che circondano le loro zanne, per dire.

La città potrebbe essere più claustrofobica (non che non lo sia) ma appunto, il setting è veramente originale e suggestivo. Questo perché, sebbene con influenze un po’ scrappunk – genere di cui parlerò brevemente tra poco – Ember è una città che ha volto le speranze di una stremata e distrutta umanità verso il progresso.

Un accenno di trama:

Per generazioni, la gente della città di Ember ha prosperato in un fantastico mondo di luci scintillanti riutilizzando ogni scarto del vecchio mondo. Le scene sono visionarie, scienza espressa tra oro e paccottiglia si disvela in un mondo sotterraneo che pulsa. Ma il potente generatore di Ember sta fallendo, e le grandi lampade che illuminano la città stanno iniziando a tremolare. La luce nel film è una potente metafora del progresso: parliamo di una società basata sugli scarti della precedente, che è andata distrutta. Ma non solo, la città è tutto sottoterra: senza luce, ci sarebbe solo morte e terrore.

Ora, in una corsa contro il tempo, i cittadini devono cercare nella Brace indizi che svelino l’antico mistero dell’esistenza della città. Da non sottovalutare la corsa contro il tempo: la città rischia di collassare su sé stessa. La città va evacuata in tal caso, e i cittadini devono fuggire prima che le luci si spengano per sempre. Ma fuggire… Dove?

Ember : una città originale nel suo genere

Il problema è che Ember ha funzionato per ben oltre 200 anni per i quali è stato progettato il suo generatore. E due secoli sono tanti: infatti tra le nuove generazioni nessuno sa come ripararlo. Ouch.

Ember, una scena – fonte: google

Mentre le scorte di cibo diminuiscono, le luci iniziano a tremolare regolarmente e addirittura si spengono, minacciando di lasciare per sempre la città senza sole e senza luna nella completa oscurità. Questi momenti sono davvero agghiaccianti e trasformano la graziosa cittadina da favola in un luogo spaventoso abbastanza rapidamente.

Tra Scrappunk e Strampunk: un miscuglio sapiente di sottogeneri

Questa giustapposizione di utopia armoniosa e distopia scomposta crea un mondo molto interessante. Ember è piena di strade pittoresche, vecchio stile, dall’aspetto provinciale. L’elemento della ricostruzione dai resti di un vecchio mondo è stemperato da elementi steampunk. Ci sono un sacco di grandi orologi sul genere, come un futuro immaginario che potremmo trovare in un romanzo di Arthur C. Clarke.

Suggestivo scorcio della città di Ember – fonte: google

Ma è anche sporco e logoro e per niente diverso dalla città sotterranea di Sion dai sequel di Matrix. Questo è l’elemento scrappunk. Si tratta di sottogeneri della fantascienza, come anche il cyberpunk o il dieselpunk (rispettivamente Matrix e Mad Max). Lo Scrap-Punk è appunto un genere che vede una distopia\utopia nata sulla base di un mondo perduto (generalmente distrutto) e sulle cui cenere l’umanità costruisce un nuovo scenario. Tale scenario è assemblato con i vecchi componenti del “vecchio mondo” e questo crea un suggestivo contrasto nell’ambientazione. Appunto, in inglese Scrap significa Rottame – il che rende tutto molto intuitivo.

Personalmente è uno dei miei sottogeneri preferiti, e credo che in questo specifico film si siano ben mescolati i giusti elementi.

Tornando a Ember:

La città è quindi suggestiva, misteriosa, brulicante di segreti e retroscene. Tutto questo rende il film oscuro sia letteralmente che nei toni visivi, evocando quella paura dell’oscurità e l’innata claustrofobia dell’uomo. Questo lo rende a mio parere un film distopico molto chiaro nelle sue intenzioni di critica sociale, ben leggibile anche per un pubblico più giovane. Il film fa trasparire elementi profondi ma non è però un saggio sulla politica: è molto catchy e ritmato e permette una fluente visione anche ai più piccoli.

Ho già detto che è praticamente un film per famiglie? C’è di mezzo la storia di due eroi bambini che, contemporaneamente al mistero della città, risolveranno un mistero familiare fitto di segreti e ricordi. Ripeto: è ispirato ad un romanzo per ragazzi.

Romanzo di Jenne DuPrau: Ember – fonte: google

Il film affronta il giorno del giudizio in versione light. Ember non ha la forza commovente e la portata emotiva di WALL-E, ma è basato su un libro per bambini molto carino. E la pellicola Sto arrivando! equilibrare l’inquietudine a toni dolci, ben condite da un po’ di humor caustico.

Perchè vedere Ember: il mistero della città di luce

La storia è alimentata dal senso di scoperta che muove i classici racconti sulla ricerca e l’avventura – in un certo senso mi ricorda le storie di Jules Verne. Si tratta di una pellicola piacevolissima, che scorre con un ottimo ritmo. Mescola generi spesso legati ad un pubblico cresciuto e lo fa con un risultato inaspettatamente naif.

È un film senza pretese ma che ti fa capire il limite forse, non è nemmeno il cielo. Adatto veramente a tutti, consigliato. Soprattutto per chi è cresciuto e, come me, vuole ricordare l’idea che ci sia qualcosa di molto, molto più grande là fuori se solo tu riesci a trovarlo.

Curiosità: qui il setting di come hanno edificato la città sotterranea nell’universo di Ember. E una foto:

Mappa di Ember – Fonte: google

Per saperne di più su MMI seguici qui.

ANCHE SU
FACEBOOK
INSTAGRAM

Maria Paola Pizzonia

Studentessa di Sociologia Politica alla Sapienza di Roma e Fumettista per la Scuola Romana del Fumetto. Ha conseguito l'attestato di Scrittura alla Scuola di Narrativa e Saggistica Omero di Roma. Ha partecipato fino al 2016 agli Studi Pirandelliani di Agrigento. Ha lavorato con Live Social by Radio Capital. Assistente di redazione per Pagine Edizioni. Scrive anche per Chiasmo Magazine, Mangiatori di Cervello, Octonet. Redattrice di Metrò per Cinema, Attualità&Politica, Infonerd. Ha lavorato al progetto BRAVE GIRLS di cui si occupa attualmente.
Back to top button