L’attuale situazione geopolitica ha alimentato il dibattito secondo cui i combustibili fossili, scisse le problematiche legate all’inquinamento, sono estremamente instabili. Un punto considerato estremamente positivo in materia di energie rinnovabile è proprio la possibilità di non dover dipendere da stabilità esterne. Tuttavia, con la diffusione e l’ampliamento di queste ultime un altro tassello viene inserito. Qualora l’energia eolica offshore venisse presa di mira da possibili attacchi, chi sarebbe chiamato a proteggerla?
Chi protegge l’energia eolica offshore?
All’inizio di quest’anno nel Mare del Nord si contano 100 parchi eolici offshore in funzione distribuite in Germania, Paesi Bassi, Regno Unito, Belgio e Danimarca. Congiuntamente, l’avvistamento sempre maggiore di droni nelle aree di interesse ha innescato il dubbio: chi è il diretto interessato della sicurezza? In merito a ciò, Albéric Mongrenier, il direttore esecutivo della European Initiative for Energy Security (EIES), ha affermato: «Non solo stanno aumentando di frequenza, ma si stanno anche diversificando, sia a terra sia in mare, colpendo in generale le infrastrutture energetiche». Quindi, più le rinnovabili diventano la fonte principale di energia, più queste possono essere soggette ad attacchi. Questi ultimi, inoltre, rischiano di rappresentare un bersaglio facile poiché collocate in zone lontane e difficili da tutelare. Mongrenier aggiunge anche che i cavi che collegano i parchi alla terraferma sono estremamente vulnerabili.
Nel momento in cui le telecamere fotografano o filmano i droni, cosa succede? Come afferma Dan Marks, ricercatore in sicurezza energetica al Royal United Services Institute (RUSI) di Londra, il materiale viene segnalato alla polizia. Successivamente «le forze dell’ordine gestiscono le informazioni disponibili, raccolgono le testimonianze e cercano di approfondire, ma il procedimento è tutt’altro che chiaro. Cosa succede dopo, quale sia l’esito, è spesso incerto». «Le aziende hanno pochi incentivi a segnalare gli episodi e molte subiscono solo brevi interruzioni. Si vede un drone, ci si chiede perché sia lì, lo si osserva per un po’, poi scompare. E nessuno lo segnala», spiega ancora. È in dubbio chi controlli o gestisca i droni e, come evidenzia Marks, è improbabile che abbiano accidentalmente «percorso diverse miglia nautiche in mare aperto per restare in volo sul posto».
In questo momento il Centro per la sicurezza e la salvaguardia marittima della Germania (MSSC) svolge già un ruolo centrale, poiché rappresenta il punto di contatto per segnalazioni di incidenti. Inoltre, è impegnato ad assicurare che vengano adottate le misure necessarie. Tuttavia, non è sufficiente.
Le energie rinnovabili devono essere tutelate, ma perché?
«È necessaria una chiara ripartizione delle responsabilità tra gli attori pubblici, che si tratti della polizia, delle forze armate o dei diversi rami dell’amministrazione. Il settore privato deve sapere chi è responsabile di cosa in ogni fase: prima di un attacco, durante l’attacco e in tutto il processo di ripristino», aggiunge Mongrenier. La difesa dalle minacce ibride, ad oggi, resta ancora estremamente frammentata poiché ogni Paese decide di affidarsi a sistemi differenti. L’energia rinnovabile, così come i parchi eolici offshore, rappresentano un tassello indispensabile per la sicurezza energetica. L’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022, così come la guerra in Medio Oriente, hanno evidenziato l’importanza della stabilità energetica. I combustibili fossili, in questo senso, non si sono dimostrati affidabili. Una fonte così importante, quindi, deve essere tutelata e protetta.
Stefania Cirillo





