Nel bagaglio culturale di ogni cinefilo che si rispetti non può mancare il cult-movie targato Warner Bros L’Esorcista” di William Friedkin. Piccolo gioiello di film con effetti speciali anni ’70, il film del 1973 di Friedkin fa scuola a tutti gli horror movie della generazione successiva.

Tratto da una storia vera

“In quella che è forse una delle più rilevanti esperienze del genere nella storia religiosa recente, un quattordicenne di Mount Rainier è stato liberato da un prete cattolico dalla possessione del diavolo, secondo fonti cattoliche riportate ieri”.

Questo l’incipit dell’articolo che ispirò la scrittura del libro prima e la realizzazione del film poi. William Peter Blatty – scrittore del romanzo- disse di essersi ispirato a questo spiacevole, quanto curioso, fatto di cronaca locale, che vide coinvolto un ragazzo quattordicenne, vittima di un singolare caso di poltergeist. A porre fine alla prigionìa del ragazzo l’intervento di un prete cattolico.

L'esorcista PhotoCredit: dal web
L’esorcista PhotoCredit: dal web

Nella mente del suo ideatore, Blatty, il film doveva configurarsi come quanto di più vicino ad un film d’inchiesta. Il cult-movie doveva muoversi tra la finzione scenica e disturbante tipica del film dell’orrore e l’attendibilità genuina della lente documentaristica. In questo senso, Friedkin, fu un genio nel costruire una pellicola integralmente realistica.

Gli effetti speciali meccanici e manuali

Che te ne fai della CGI quando hai Friedkin a dirigere il film? Gli effetti speciali strabilianti che ci terrorizzano e ci meravigliano allo stesso tempo sono stati fatti, tutti, meccanicamente. Ebbene sì. Dal più rumoroso e ingombrante effetto speciale , quale far muovere il letto di Regan e far tremare la stanza, al più silente, e trascurato ai più, alito degli attori- forse il più arduo a livello fisico-.

Max von Sydow, Esorcista PhotoCredit. dal web
Max von Sydow PhotoCredit. dal web

Secondo quanto scrive Blatty nell’omonimo romanzo, la stanza di Regan doveva essere congelata. Sappiamo, per deformazione scolastica, che il punto più basso dell’Inferno -nel quale si trova Lucifero– non è avvolto dalla fiamme più ardenti, semmai da un glaciale lago ghiacciato. Come poter trasmettere allo spettatore, dunque, la sensazione di freddo che avvertono i due preti entrando nella stanza della bambina impossessata? Semplice: congelandola manualmente con un refrigeratore e 4 climatizzatori.

Max von Sydow, Jason Miller e Linda Blair recitarono alcune scene a -30°. Il leggero vapore acqueo che vediamo uscire dai loro polmoni è vero. Bhè, per essere realistico, lo è di sicuro.

L’esorcista: quella famosa scena col crocifisso…

Il frame del crocifisso è forse il momento più terrificante del film, senza dubbio. Se si aggiunge, poi, l’età dell’attrice Linda Blair, che interpretò il film e la scena, c’è da rabbrividire. La bambina- ormai donna- tuttavia, dice di aver girato la scena con molta serenità. “Non c’è stato un minuto nell’intero set in cui io mi sia sentita a disagio per quello che stavo facendo”, racconta nel Behind the scenes del L’esorcista. Alle telecamere Linda Blair racconta di come fosse professionale e comprensivo William Friedkin, il quale ogni volta, con molta gentilezza, spiegava la scena e ciò che il personaggio di Regan stava per fare.

Regan PhotoCredit: dal web
Regan PhotoCredit: dal web

Vi è da premettere, però, che la Blair non era una bambina comune – e questo la dice lunga sulla scelta dell’attrice da parte della produzione-. Oltre la performance di non facile interpretazione, la Blair, venne sottoposta a lunghe e interminabili ore di prove trucco. La parte del copione, inoltre, presentava -come sappiamo- moltissime parolacce e frasi blasfeme. Alla domanda Blair, ti senti a disagio a dire queste parole?”, risponde “Ma non sono io a dirle, è Regan. Fuori dal comune, dicevamo.

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