Esplosioni sono state udite a Eslamshahr, nella parte occidentale di Teheran, dove è entrata in azione la contraerea. Lo riferisce Iran International citando post di testimoni oculari sui social media. L’area di Bidganeh, nella parte occidentale di Teheran, ospita un complesso militare e un sito missilistico oggetto di attacchi israeliani durante la guerra dei 12 giorni, sempre a quanto riferito da Iran International.
L’Iran ha fatto anche appello al segretario generale Antonio Guterres affinché le Nazioni Unite condannino le minacce di uccidere l’ayatollah Ali Khamenei. “Gli Stati Uniti e il regime sionista di Israele hanno apertamente minacciato di assassinare la Guida Suprema dell’Iran. Questo atto criminale costituisce un caso manifesto di terrorismo di Stato”, ha spiegato la rappresentanza di Teheran all’Onu su X, dove ha pubblicato il testo di una lettera a Guterres e alle presidenze di turno del Consiglio di sicurezza e dell’Assemblea generale
«Se il presidente Trump vuole davvero un accordo, dovrebbe mettere da parte il tono irrispettoso e inaccettabile nei confronti della Guida Suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, e smettere di ferire i suoi milioni di seguaci». Ha scritto così in un post su X nella notte il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, dopo che ieri Donald Trump su Truth ha sostenuto di aver «salvato» Khamenei «da una morte molto brutta e obbrobriosa». Nella notte tra il 21 e il 22 giugno raid Usa hanno colpito tre siti del controverso programma nucleare della Repubblica Islamica, nel mezzo dell’offensiva avviata il 13 giugno da Israele contro obiettivi militari in Iran. Teheran non ha mancato di rispondere fin quando non è arrivato il cessate il fuoco annunciato da Trump dopo 12 giorni di escalation militare. Nel post Araghchi insiste sulla «tenacia» degli «iraniani» e aggiunge: «Il grande e potente popolo iraniano, che ha dimostrato al mondo che il regime israeliano non aveva altra scelta che ricorrere a `paparino´ per evitare di essere annientato dai nostri missili, non gradisce minacce e insulti». «Se le illusioni portassero a errori peggiori, l’Iran non esiterebbe a svelare le sue capacità reali», afferma, aggiungendo che «buona volontà genera buona volontà e rispetto genera rispetto».
«L’Iran sta trasferendo parte della sua industria militare in Yemen»
L’Iran sta trasferendo parte della sua industria militare, tra cui la produzione di missili balistici e droni, nelle aree controllate dagli Houthi a Saada, Hajjah e nella periferia di Sana’a: lo ha detto Moammar al-Eryani, ministro dell’Informazione del governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, esortando il mondo a prendere sul serio la minaccia. Lo riporta Iran International. Eryani ha avvertito che le attività dell’Iran potrebbero trasformare lo Yemen in una piattaforma di lancio per programmi di armi vietate, mettendo a repentaglio la stabilità regionale e bloccando le possibilità di una soluzione politica nel paese devastato dalla guerra.
«L’indifferenza internazionale di fronte a queste misure costerà caro alla regione e al mondo intero, e darà all’Iran l’opportunità di consolidare una pericolosa realtà, trasformando lo Yemen in un laboratorio per lo sviluppo dei suoi programmi proibiti, in una base missilistica avanzata per la Guardia Rivoluzionaria iraniana e in una piattaforma per lanciare minacce alla sicurezza regionale», ha scritto il ministro su X.
«Questa crescente minaccia non colpisce solo i Paesi confinanti, ma rappresenta anche un pericolo diretto per l’economia globale, le catene di approvvigionamento e i prezzi dell’energia».





