Cultura

#Metrolibri: L’età dell’innocenza di Edith Wharton

Un triangolo amoroso e un amore ostacolato nella New York del 1800. Il solito romanzo rosa? Assolutamente no: è un libro che morde e che fa riflettere (tanto).

“L’età dell’innocenza” è il romanzo più famoso della scrittrice Edith Wharton e quello con il quale, nel 1921, diventa la prima donna a vincere il Premio Pulitzer.

Edith Wharton è nata a New York in una ricca famiglia aristocratica ed è cresciuta nell’alta società che è protagonista del romanzo. L’esperienza e la consapevolezza dei meccanismi interni a quel mondo risulta evidente dalla sua scrittura. Basandosi sulla propria esperienza di insider, infattiWharton costruisce una critica spietata di questa società interessata solo all’apparenza e all’incasellare i suoi membri in ruoli prestabili.

Questo romanzo ha ispirato uno splendido film omonimo del 1993, diretto da Martin Scorsese e con un cast d’eccellenza. I tre protagonisti sono interpretati da Daniel Day-Lewis, Michelle Pfeiffer e Wynona Ryder.

Ellen (Michelle Pfeiffer) e Archer (Daniel Day-Lewis) in una scena del film. (Foto dal web)
La storia

“L’età dell’innocenza” inizia a New York, negli anni Settanta del 1800.

Uno dei protagonisti principali è Newland Archer, un giovane avvocato membro di una delle migliori famiglie dell’élite newyorkese. Archer è ben inserito nell’alta società e, come ci si aspetta da lui, sta per sposare May Welland, ragazza giovane e bella appartenente ad una famiglia altrettanto stimabile. 

Il romanzo inizia con l’arrivo del terzo personaggio protagonista del nostro triangolo: Ellen Olenska, cugina di May e in fuga dal proprio matrimonio fallito con un conte polacco. Il personaggio di Ellen è assolutamente controcorrente nel mondo dell’alta società di New York e questo suo anticonformismo viene notato fin dal primo giorno del suo ritorno in città. 

Dopo anni passati in Europa, Ellen è estranea alle convenzioni sociali così importanti nell’alta società alla quale pure appartiene. Viene accolta fin da subito con freddezza perché è diversa. È scappata dal proprio marito, veste in maniera troppo “europea”, non sa bene come comportarsi e soprattutto vuole divorziare. Infatti, nonostante a quell’altezza cronologica in America il divorzio sia assolutamente legale, non è altrettanto accettato dalle convenzioni sociali. 

Quando incontra Ellen e impara a conoscerla, Archer inizia a mettere in dubbio tutto ciò in cui fino a quel momento aveva bene o male creduto. I valori e le convenzioni sociali, che sempre aveva preso un po’ in giro ma che considerava comunque importanti, iniziano a vacillare seriamente. Si ritrova, in maniera naturale e quasi senza volerlo, a difendere le ragioni della contessa Olenska e ad avere una nuova consapevolezza sul ruolo della donna. 

Nello svilupparsi del romanzo seguiamo anche lo sviluppo di Archer, la sua crescita come personaggio e come uomo. L’autrice, però, non risparmia nemmeno a lui commenti spesso ironici e taglienti che sottolineano l’ambiguità del suo modo di pensare, dalle prime pagine fino all’inevitabile innamoramento.

Le donne: il vero centro del romanzo
Ellen e May (Winona Ryder) in una scena del film. (Foto dal web)

Fulcro fondamentale di “L’età dell’innocenza” – e della sua critica alla società – sono, a mio parere, le figure femminili. Ellen e May incarnano le due tipologie possibili di donna in una società come quella in cui si trovano a vivere. 

May, la conformista

May è completamente inserita e conformata. È bella, è ricca, non ha grandi aspirazioni: vuole essere una brava moglie e una signorina perbene. Segue scrupolosamente le regole dettatele dalla società sia nel vestire che nel comportarsi. Si impegna ad apparire come pura ed in effetti lo è, non ha avuto nessuna grande esperienza nella vita come è giusto che sia per una giovane nubile.

Archer inizia a riflettere sulla disparità di trattamento tra loro due. Lui, giovane scapolo, ha potuto – quasi dovuto – avere le proprie esperienze, sessuali e non, prima di arrivare al matrimonio. Conosce la vita, ha visto il mondo, ha avuto la possibilità di maturare e crescere, uscire dalla propria casa e dalla propria famiglia. May, e tutte le altre ragazze con un’ educazione come la sua, questa possibilità non l’hanno avuta. Sono prigioniere ma non si rendono nemmeno conto della libertà che non hanno perché, semplicemente, non l’hanno mai avuta e non saprebbero che farsene.

May è costretta in un sistema oppressivo che ha ereditato a sua volta da donne oppresse ma non ne sente il peso: è il suo mondo, è la normalità, ci si adatta perfettamente perché è stata educata così.

Senza dubbio lei semplicemente  faceva eco a quello che le avevano detto; ma era vicina al compimento dei ventidue anni e lui si domandò a quale età le donne “per bene”  cominciano a parlare per conto proprio. 

Le pagine in cui Edith Wharton descrive il personaggio di May e la sua educazione sono splendide ed importanti per comprendere la condizione della donna in quei tempi.

Ellen, l’anticonformista

Altrettanto importanti sono le pagine in cui viene descritta Ellen. A differenza di May, e delle altre ragazze della sua classe, Ellen ha ricevuto un’educazione atipica che le è stata impartita da una zia scapestrata. Seguire le regole, conformarsi, piegarsi alle convenzioni, non è una cosa che le riesce molto naturale.

Archer subisce quasi immediatamente il fascino di questa creatura aliena, così diversa da tutti quelli che lo circondano. Soprattutto, in breve tempo riesce a conoscere e vedere molte delle sue debolezze e fragilità. Il desiderio di Ellen, infatti, è quello di trovare un po’ di pace, un po’ di protezione dopo le angherie subite dal marito. Quello che cerca di fare, non riuscendoci, è proprio conformarsi ed inserirsi in un mondo che però la rigetta inevitabilmente. 

Lo scoppio dell’amore tra lei ed Archer di certo non la aiuta nel suo intento.

I due innamorati in una bellissima scena del film. (Foto dal web)
Ma quindi di cosa parla “L’età dell’innocenza”?

“L’età dell’innocenza” è sicuramente un romanzo che parla di una storia d’amore ma non è solo questo. Qui ho volutamente lasciato in ombra l’amore e il triangolo per analizzare soprattutto la tematica della condizione della donna che per me è stata la vera chiave di lettura del testo, insieme alla simultanea critica alla società. 

È un libro sorprendente che tra pizzi, feste e abiti da sera riesce ad essere spietato e straziante come pochi. La scrittura di Edith Wharton riesce brillantemente a catapultare il lettore nell’atmosfera asfittica e ipocrita dell’upper class di New York. Una realtà in cui apparire è tutto e in cui la cosa più importante è evitare lo scandalo.

In realtà tutti quanti loro vivevano in una specie di mondo geroglifico, dove le cose vere non si dicevano, non si facevano e nemmeno si pensavano mai, ma venivano rappresentate con una serie di segni arbitrari.

“L’età dell’innocenza” anche se racconta di una società che ormai non esiste più, come tutti i classici che si rispettino, non ha ancora finito di dire quel che ha da dire.

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