
L’intervista segue l’articolo in cui abbiamo parlato del lancio del nuovo album, Exotic Diorama (https://metropolitanmagazine.it/dolche-exotic-diorama-nuovo-album/). Le abbiamo chiesto della sua musica e di ciò che c’è dietro e intorno e ancora una volta l’arte, con tutte le sue declinazioni, si rivela essere universale.
Quando risponde al telefono la sua voce è dolce ma decisa e mi sembra quasi una persona diversa, una voce diversa da quella ascoltata, che sembra lirica tanto è potente. Ma forse a rispondermi è Christine, non Dolche, semmai le due si possano separare.
Mi chiede come sto, di dove sono. Rimango per un attimo spiazzata, non me l’aspettavo, dovrei essere io a fare le domande. Alla fine capisco che è un modo per rompere il ghiaccio. Parliamo un pò della mia città, Caserta, che conosce e un pò di Roma e di quanto mi manca.
Al primo silenzio, inizio con le domande, quasi come una scolaretta che alza la mano ansiosa perché conosce la risposta. Ma io la risposta non la conoscevo, ma ero ansiosa di saperla.
Intervista a Dolche, cantautrice dell’album Exotic Diorama
Inizierei con il video di lancio dell’album, uscito all’incirca una settimana prima dell’album stesso. Vieni ripresa in tutto lo splendore che una donna durante una gravidanza può emanare (link al video https://www.youtube.com/watch?v=x11BqgFfbYA). Sono immagini che abbiamo visto spesso ma non sempre con la consapevolezza delle conseguenze. La tua, che scelta è stata?
Il mio è stato chiaramente un atto voluto. Mi fa piacere che te ne sei resa conto. Questo perché si ha l’idea, soprattuto nei mestieri più “maschili” come il musicista o dell’artista, che questo aspetto della donna si debba un pò nascondere. Dal mio punto di vista bisognerebbe iniziare ad andarne un pò fiere. Ormai mimavano due settimane e sto lavorando comunque con una matta.
È chiaro con delle limitazioni fisiche evidenti (vengo da poco da un riposino di 40 minuti). Però il mio corpo è quello che mi permette di lavorare ed è anche giusto che venga visto nella maniera più fragile possibile. Quando una donna sta crescendo una creatura al suo interno da un lato è vista come fragile, quando in realtà diventa un uragano. Io sono un’artista, tutto quello che faccio diventa parte di me stessa e anche la crescita di un figlio (non sappiamo il sesso del bambino, abbiamo pensato ad una gravidanza no gender per evitare l’inesorabile proiezioni e soprattutto di dividere il mondo tra rosa e blu).

Approfitto e accenno alla notizia che la modella Emily Ratajkowski la quale ha dichiarato che il sesso del bambino sarà lui a deciderlo a 18 anni.
Lo stesso io e Chiara , come mamme, abbiamo deciso così. Ci siamo rese conto che già solo facendo dei discorsi le limitazioni si facevano strada: se è femmina è così, se è maschio sarà così. Assolutamente no. Non ci teniamo a fare questo, vogliamo che la creatura stessa ci dica chi è. Come vestirsi, come comportarsi senza che ci sia questa netta differenza già dal principio. Che se poi ci pensiamo bene è una differenza commerciale.
(Mi racconta, scherzando, di un incontro durante una passeggiata con delle persone che dopo aver saputo della gravidanza no gender le chiedono come facesse a preparare tutto senza sapere e lei ha risponde con un “uso tutti i colori”).
A volte siamo vittime del nostro stesso background culturale, che l’apertura mentale richieste pazienza, esperienza e voglia di aprirsi al nuovo.
Assolutamente. Nel caso mio e di Chiara, con tutto che siamo due persone molto attente e molto navigate sul tema, ci rendiamo conto che anche parlarne per ipotesi qualche limitazione culturale ce la portiamo dietro. Quindi abbiamo voluto evitare di proiettare queste limitazioni già nella pancia (ride). Quando crescerà la creatura sarà libera di afferrare il mondo nel modo che preferirà.
Rimanendo su questo tema mi piacerebbe parlare di una piccola grande coincidenza. Il tuo album è uscito quasi in concomitanza con il discorso di Papa Francesco in favore delle unioni civili. Personalmente lo considero un piccolo sbarco sulla luna: un piccolo passo per l’uomo ma un grande passo per l’umanità.
Quello che ha fatto Papa Francesco è stato un momento epocale. Finalmente un papa si è espresso a favore degli omosessuali e non solo, anche a favore dei loro diritti come esseri umani e come coppie. Ammette qualcosa di importantissimo. Non era previsto che il mio disco uscisse simultaneamente al discorso.
È stata una grandissima coincidenza e davvero un bellissimo risveglio mediatico. Benché anche in passato Papa Francesco si era espresso a favore dell’apertura alla diversità, perché in effetti, se ci pensiamovene, siamo tutti uguali difronte a Dio. Ci sono omosessuali credenti che si sono visti negare la partecipazione comunitaria alla loro religione. Per questo credo sia una cosa fenomenale. Il riscontro è stato positivo da parte delle persone, eccetto qualche parte politica che l’Italia ancora si porta dietro che continua a boicottare queste lotte.
Vado avanti chiedendoti di quella che, a mio avviso, rappresenta la canzone cardine dell’album poiché raccoglie tutte le tematiche sparse tra le varie canzoni: Big Man. Un grande uomo, inteso come totalità, che potrebbe coincidere con chiunque. Il video si apre con quest’uomo che nel bel mezzo della città assume movimenti anomali, generando sospetto e paura in chi lo circonda. L’ho percepita come paura per la diversità che ancora mostra agli occhi di chi non sa coglierla, questo suo lato spaventoso.
Siamo esseri abitudinari da un certo punto di vista. Le sue abitudini servono alla sua tranquillità. Quando viene a contatto con altre persone che magari mostrano dei segnali totalmente diversi (siamo tantissimi e la diversità fa parte dell’essere umano) non sempre ci mostriamo potenti. Non siamo sempre raggianti, alcuni di noi sono più fortunati.

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Certe volte questa diversità a primo acchito terrorizza. Se noi pensiamo alla nostra normalità, noi siamo il risultato di tantissime diversità (culturali, sessuali, religiose etc.). Tutte queste diversità fanno parte del mondo e non devono spaventare. Il video di Big Man parla proprio di questo: a volte una società sceglie una diversità e per para cerca di schiacciarla. L’uomo del video si muove, lo si guarda con circospezione ma poi questi movimenti passano da una persona ad un’altra per diventare poi un unico essere umano, un unico Grande Uomo.
La bellezza delle persone risiede proprio nella loro diversità.
Le microdiversità sono la base della natura.
Prima abbiamo accennato a Roma come città. Ma vorrei chiederti di Roma per te. Cosa rappresenta e perché dedicarle una canzone. ( Il video è il risultato di tante immagini riprese da webcam durante il lockdown).
Roma è la città che ho scelto per vivere. Nutro per questa città un amore viscerale. La prima volta che l’ho vista è stato uno shock. Arrivavo da un villaggio della Valle D’Aosta e vedere una città così grande, così bella, così piena di luci e colori mi aveva davvero fatto innamorare. Poi un pò per volta, viaggiando per lavoro, ho iniziato a scoprire altre città, altre capitali del mondo. Ma tutte le volte che rientravo mi rendevo conto della bellezza di questa città eterna.
Durante il lockdown abbiamo davvero avuto un’esperienza incredibile di una città che probabilmente non è mai stata vuota. L’abbiamo vista nella sua bellezza più pura, priva di turismo, di auto. È stato un momento storico incredibile. In effetti in questa sua totalizzante nudità, traspariva ancora di più la sua bellezza malinconica, la sua eterna dolce vita.
Il tuo nome d’arte, Dolche, è stato ispirato dal titolo del capolavoro di Fellini.
Questo perché credo che all’interno della mia vocalità ci sia questa malinconia di questa vecchia Europa che poi c’ha reso famosi in tutto il mondo.
Durante questi mesi, complice anche il lockdown, le notizie di violenza domestica e femminicidio sono aumentate considerevolmente. La canzone Sunday Mood esprime la sensazione di lotta che credo una donna provi tra perdono e autoconservazione. Credi che la violenza possa essere perdonata?
Non credo sia sempre possibile, dipende dal tipo di donna e dalla tipologia di violenza. Credo invece che sia possibile che la donna riesca, con un suo percorso interno, a sganciarsi anche con difficoltà, da queste situazioni di amore violento e possa quantomeno liberarsi e ricostruire se stessa senza rimanere schiacciata dalla rabbia e dalla paura.
Questo è quello che mi auguro e che cerco di trasmettere con il video di Sunday Mood, in cui tra l’altro non compaio perché non volevo turbare la storia e attirare l’attenzione. Volevo che che vedesse il video potesse pienamente immergersi nella storia che racconta un amore che è anche stato bello.
Gli amori sbagliati non hanno solo momenti sbagliati, hanno anche momenti di amore puro. Quando però si instaura un rapporto di violenza, psicologica o fisica, purtroppo difficilmente se ne esce. A volte le donne rimangono in un limbo in cui rimangono e a cui dedicano tanto tempo nella speranza di risolvere le cose. Purtroppo le uniche persone che possiamo cambiare siamo noi stesse. La protagonista del video riesce a liberarsi dalla paura della violenza e di riprendere in mano la sua vita, iniziando un percorso diverso.

Questo è un pò il senso anche di Breath in (un’altra canzone): fermarsi, riprendere fiato e soffermarsi su se stessi.
Riflettere è una delle cose che mi piace tanto fare ma che purtroppo richiede del tempo. La società alla quale prima eravamo abituati non ci permetteva tanto di fermarci. Eravamo molto piani di attività. La pandemia ha portato, nonostante la sua serietà, degli effetti positivi. Come il fatto di regalarci più tempo per pensare e per riflettere.
Come mai la scelta di farne un video animato?
È stata innanzitutto una scelta obbligata, eravamo durante il lockdown, non ci spioveva muovere. E come siamo soliti fare, abbiamo trovato una soluzione. Abbiamo trovato questo ragazzo di San Francisco che crea queste animazioni, il quale si è innamorato del brano, e abbiamo iniziato a lavorare a distanza al video. Per fortuna che almeno esiste la possibilità di collegarsi e creare anche a distanza.
Se l’avessimo vissuta nell’epoca pre-tecnologica in cui le lettere erano l’unico mezzo di comunicazione, non so quanto avremmo resistito.
Infatti se ci pensi a quanto siamo stati avvantaggiati. Seppur la pandemia ci ha fermato lavorativamente parlando, la musica è in ginocchio, ci rimane solo l’ascolto digitale attraverso i vari canali, e nel mio caso anche il vinile. La parte più importante, e anche quella più divertente era il live, lo spettacolo. Però abbiamo sempre una possibilità di poterci parlare attraverso il web. Siamo comunque più fortunati rispetto ad altri che hanno vissuto pandemie, o che la stanno vivendo, senza le nostre possibilità.
Se dovessi scegliere la canzone che meglio rappresenta l’album, quale sarebbe?
Dal punto di vista musicale, per quanto riguarda la varietà della musica, credo che Sunday Mood lo rappresenti abbastanza, Con anche delle parti strumentali che la rendono da un lato molto originale e dall’altro fanno capire che è un disco piano d viaggi diversi. Anche se non 14 brani uno diverso dall’altro quindi questa è una cosa di cui vado molto fiera. C’è sicuramente un fil conduttore, la mia vocalità, e anche la quantità di messaggi che nascondo all’interno dei video. Musicalmente c’è la capacità di portare l’ascoltatore in mondi diversi, con profumi e viaggi diversi. Dal punto di vista dei contenuti, Big Man è il cavallo di abbaglia: fa capire quanto siano fondamentali i diritti umani e fondamentale lavorare per una sensibilizzazione di questi.
Come mai questo titolo: Exotic Diorama?
I diorami sono rappresentazioni di habitat. Per esempio a New York, nel museo di scienze naturali, ci sono queste esposizioni di diorama grandi quanto stanze, queste riproduzioni tridimensionali. È un pò quello che succede nel mio disco: ogni brano apre una stanza all’interno della quale c’è un mondo, un mondo diverso dalla canzone precedente e da quella successiva. Questo mondo è un pò esotico, all’interno puoi trovare un pappagallo o il Monte Bianco. Il nome deriva proprio da questo: il mio album è pieno di mondi da scoprire e spero che l’ascoltatore intanto si fidi di ciò che sta ascoltando e che poi si lasci andare.

L’esperienza musicale che si vive è un pò come una degustazione culinaria o di vini: sapori e gusti ed emozioni diverse.
Il mio obiettivo era proprio questo: prendere per mano l’ascoltatore e portarlo un pò per volta nella mia casa piena di stanze diverse. Probabilmente, in un periodo durante il quale non possiamo fare niente, ne uscire ne viaggiare, sicuramente Exotic Diorama con le emozioni, i sapori e i gusti che provoca può farci viaggiare.
Non hai paura di mostrare quelle che definisci le tue stanze?
Sono un essere vulnerabile, come tutti, e non mi fa paura mostrare a degli sconosciuti le mie stanze. Anzi, ci sono parti molto fragili del disco e credo che la fragilità sia qualcosa che avvicina le persone, no che le allontana. Credo che sia doveroso, almeno io la vedo in questa maniera come musicista, mi sono sentita in dovere di essere onesta.
Un’ultima domanda, che più che domanda è una semplice curiosità. Perché inserire la cover di Psycho Killer dei Talking Heads alla fine dell’album?
In questo mondo sembra una regola quella che il musicista debba sottoporsi alla gogna della cover. Il mio obiettivo era quello di dare un contributo anche in quel senso. Ho scelto un brano diametralmente opposto alla mia musica poiché è genere punk ma era proprio quella la mia sfida: proviamo a vedere che cosa posso fare con un brano completamente opposto a me. Devo dire che sono molto soddisfatta del risultato.
Seppure all’inizio ero molto preoccupata per il salto dall’originale alla cover è molto lungo, il coraggio e la mia onesta nell’affrontarla mi ha dato ragione. È stato il primo brano che ho pubblicato con il nome Dolche e mi ha aperto un mondo nuovo. Sono stata brava nell’essere anche coraggiosa.
BE A GOOD GIRL
BE A BRAVE GIRL
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