Il gruppo ambientalista Extinction Rebellion ha comunicato di aver presentato due denunce contro la questura di Roma e quella di Brescia a causa dell’arresto di decine di suoi attivisti, finiti in manette dopo le manifestazioni dei mesi scorsi. Secondo l’organizzazione, infatti, in nessuno dei due casi ci sarebbero stati i requisiti previsti dalla legge per trattenere gli attivisti negli uffici della questura. I ragazzi, oltretutto, non si sarebbero opposti all’identificazione da parte delle forze dell’ordine, quindi il fermo non avrebbe avuto senso.

Tali perquisizioni, all’epoca, erano state giustificate dagli agenti e dalla stessa questura in vari modi. In alcuni verbali di polizia si legge che, in qualche caso, viene contestata la “manifestazione non autorizzata”. In altri si parla di reati di resistenza a pubblico ufficiale, oltraggio a pubblico ufficiale e rifiuto di indicazioni circa la propria identità personale.

Le denunce Extinction Rebellion dopo le manifestazioni di Brescia e Roma

Extinction Rebellion
Il simbolo del movimento ambientalista Extinction Rebellion

A destare particolare scalpore era stato l’episodio di Brescia risalente al 13 gennaio. Durante una manifestazione davanti alla sede della Leonardo, una grande società pubblica italiana attiva nel settore della difesa le perquisizioni, la polizia ha bloccato diciassette persone, nonostante la protesta fosse pacifica. In quell’occasione, alcune attiviste di sesso femminile avevano raccontato di aver ricevuto l’ordine di spogliarsi, intimo compreso, e di fare degli squat; una condotta al limite dell’abuso, secondo Extinction Rebellion.

Nel caso della manifestazione di Roma dello scorso 22 novembre davanti al ministero dell’Interno in piazza del Viminale, a finire in manette erano state settantacinque persone. Gli attivisti avevano occupato con le tende l’area adiacente al palazzo e vi avevano scaricato quintali di letame. L’organizzazione ha sporto denuncia contro la questura con l’accusa di perquisizioni arbitrarie e degradanti, sequestro di persona e violenza privata.

Federica Checchia

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