L’unico motorista in F1 che alla fine del lockdown ha presentato un’evoluzione della power unit è stato Honda. Tanti dubbi e qualche polemica in merito a quella che in apparenza sembra essere una violazione del regolamento; in realtà ciò che ha fatto la Honda è stata semplicemente una mossa furba.

F1 Honda lockdown – Chiusura posticipata
Al primo appuntamento al Red Bull Ring di questo Mondiale 2020, la casa giapponese è stata l’unica a presentarsi con un power unit migliore; il caso ha subito riscontrato polemiche, visto il blocco totale concordato e anticipato da tutte le squadre di F1. Infatti normalmente la chiusura di tutto ciò che concerne il reparto corse viene fatto nel mese di agosto; il periodo solitamente e per comodità coincide con la classica pausa estiva tra il GP d’Ungheria e il GP del Belgio.
Eppure Honda è riuscita a far scendere in pista una power unit aggiornata rispetto a quella di Barcellona; mossa tra l’altro avvenuta prima del congelamento totale della stessa. Nessun infrazione, solo furbizia. Honda infatti aveva ottenuto una deroga dalla FIA; i dirigenti dell’azienda giapponese avevano chiesto alla Federazione un’autorizzazione speciale per lavorare tra aprile e marzo, rimanendo chiusi ad agosto in cambio. Questo semplicemente perchè in Giappone vige una normativa del lavoro che prevede, ed impone assolutamente, la chiusura di ogni attività nel mese estivo di agosto.

F1 Honda lockdown – Furbizia?
Quando a marzo la FIA diede il consenso ad Honda non sembravano esserci vantaggi; l’azienda giapponese avrebbe lavorato prima e fatto pausa poi, mentre le altre avrebbero fatto l’esatto contrario. Poi però qualcosa è cambiato. Qualche giorno dopo aver dato l’ok ad Honda, la FIA approva un’altra proposta, quella del congelamento delle power unit. Queste ultime non potranno in alcun modo essere toccate a partire dalla vigilia della prima gara fino al termine del Mondiale. Motori congelati, nessun tipo di lavoro ammesso.
Proprio da questa decisione nasce il vantaggio furbo della Honda; il motorista giapponese ha lavorato quattro settimane in più sulla power unit, mentre le altre scuderie non potranno recuperare visto il congelamento dei pezzi. Un vantaggio non cercato e non voluto, ma ottenuto solo grazie al doveroso rispetto di una normativa presente nella Nazione dove l’aziende ha sede.
Se però da una parte il vantaggio c’è stato, dall’altra la “legge della pista” non ha assolutamente perdonato la Honda e in particolare la scuderia Red Bull. Un primo GP finito con un doppio ritiro e dunque un doppio zero; il seguente bis in Austria concluso con un podio ma con un Verstappen scontento per la troppa lentezza della RB16. Un motore aggiornato rispetto agli altri ma che sembrerebbe essere meno potente, di una ventina di CV, rispetto al Mercedes. Forse solo una coincidenza o forse semplicemente la potenza di uno sport in pista che chiama a battersi ruota a ruota su un rettilineo e non solo con cervelli e mosse furbe.
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