Lewis Hamilton ha vinto il GP d’Italia a Monza e ha allungato il suo vantaggio in classifica piloti. Ora il britannico può vantare 30 punti di vantaggio su Vettel e affrontare la prossima tappa di Singapore con più tranquillità. Il distacco, comunque, è recuperabile, ma se la Ferrari c’è, è proprio Vettel a mancare nei momenti decisivi.
Sembrava un weekend di festa per le Rosse di Maranello con la doppietta in qualifica di Räikkönen e Vettel. Una prima fila che ha dimostrato il potenziale tecnico di una SF71H in continua crescita, grazie anche al lavoro eccezionale dei motoristi di Maranello, che hanno consentito allo 062 EVO di raggiungere, se non superare, la PU di casa Mercedes.
I presupposti per vedere due Ferrari sul podio c’erano tutti con Bottas molto in difficoltà nelle prove libere e nelle qualifiche, e con il solo Hamilton capace di tirare fuori il coniglio dal cilindro con una qualifica perfetta a ridosso delle due Rosse.

In partenza Lewis è stato un killer dal sangue freddo e ha indotto all’errore Vettel. Il tedesco, invece di pensare a una gara di attesa con l’aiuto di Kimi in prima posizione, ha voluto subito rispondere all’attacco di Lewis alla Variante della Roggia, cadendo così nella sua trappola. Il risultato è un testacoda con conseguente rimonta dal fondo e quarto posto finale, mentre Hamilton vinceva grazie all’aiuto di Bottas che ha fatto da tappo a Räikkönen dopo la prima sosta.
Il podio del GP d’Italia. Photo credit: F1GrandPrix.comLa dimostrazione di quanto possa aiutare un attacco a due punte. Ma in Ferrari questa situazione sembra non capitare mai quest’anno. Non è solo sfortuna. E’ innegabile che la pioggia abbia aiutato Hamilton a emergere in Germania e in Ungheria. Ma è altrettanto vero che in Ferrari hanno molto di cui rimpiangere. Quest’anno Hamilton ha sempre raccolto il massimo risultato possibile al netto degli eventi. Lo stesso non si può dire della Ferrari.
Tanti gli errori di Sebastian Vettel in questa stagione. Troppi per un 4 volte Campione del Mondo. La differenza tra lui è il suo principale avversario è proprio questa. Il tedesco ha sempre mostrato una grande velocità, specialmente quando è partito dalla pole. Ma gli errori di Bakù, Paul Ricard, Hockenheim – dove ha buttato al vento una vittoria sicura – e Monza cominciano a pesare, e non poco, nell’economia di un Mondiale sin qui combattutissimo. Ora non può più sbagliare.
Probabilmente un po’ della responsabilità è anche del muretto Ferrari. Il pilota non è mai solo e vince sempre grazie alla monoposto e alla squadra. Se la prima quest’anno c’è, anche grazie all’ottimo lavoro di sviluppo, forse a mancare è anche un team capace di gestire la pressione di una lotta al vertice così serrata, aldilà della calma predicata da Arrivabene.

Vettel, il tedesco poco tedesco e molto “latino”. Una definizione già usata da Marchionne in passato. Non aveva tutti i torti. Il paragone con il cecchino Schumacher, e il continuo affibbiargli un’italianità che a lui non appartiene sembrano non giovargli.
Giusto criticarlo al momento ma va ricordato un dato fondamentale. Negli ultimi 3 anni in Ferrari solo Vettel è riuscito a vincere dei GP e a combattere nel 2017 contro una gran Mercedes. Sono ancora 7 appuntamenti da affrontare. Nulla è ancora irrimediabilmente perduto e la lotta continua…
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