Fino al 6 gennaio 2020 il Museo Nazionale del Cinema di Torino ospita la mostra FacceEmozioni. 1500-2020: dalla fisiognomica alle emoji, un percorso tra passato e moderno che racconta l’importanza del volto umano come luogo di espressione dell’anima. A completamento è visitabile anche una mostra su Cesare Lombroso.

Inaugurata il 17 luglio 2019, Giornata Mondiale dedicata agli Emoji, la mostra FacceEmozioni. 1500-2020: dalla fisiognomica alle emoji, sarà visitabile fino al 6 gennaio 2020 al Museo Nazionale del Cinema di Torino, sito all’interno della Mole Antonelliana. Terminerà lo stesso giorno anche la mostra “I 1000 volti di Lombroso. L’archivio fotografico del Museo di Antropologia Criminale dell’Università di Torino”, corollario ideale di FacceEmozioni.

Si tratta di un lungo viaggio negli ultimi 5 secoli, alla scoperta del volto umano, oggetto di studio prima della Fisiognomica, pseudoscienza molto in voga fino al secolo scorso, e le moderne tecnologie, attraversando ovviamente il mondo del teatro e del cinema. In #FacceEmozioni, a cura di Donata Pesenti Campagnoni e Simone Arcagni, sono presenti 180 opere, che includono 82 riproduzioni fotografiche, 55 opere originali, 43 tavole tratte dalla collezione fisiognomica del Museo, 42 montaggi, 4 app e 8 installazioni.

Il percorso della mostra FacceEmozioni

FacceEmozioni - Photo Credit: Ieri Oggi Domani
#FacceEmozioni al Museo del Cinema di Torino – Photo Credit: Ieri Oggi Domani

Il percorso inizia nell’Aula del Tempio dove è ricostruito un bar d’epoca con alcuni volumi di fisiognomica sui tavolini e dei pannelli che raccontano la storia di questa pseudoscienza. La Fisiognomica pretendeva di descrivere i caratteri psichici e morali dell’essere umano partendo dall’osservazione dei caratteri fisici del volto. In pratica dall’aspetto si pretendeva di desumere il carattere delle persone. Uno dei massimi esponenti di questa pratica era Cesare Lombroso, a cui è dedicato il Museo di Antropologia Criminale di Torino.

Proseguendo sulla Rampa elicoidale si può seguire un percorso sull’importanza del volto umano nella storia degli ultimi secoli: si inizia dalle Emoticons, le “faccine” dei social nate nel 1982 e poi evolutesi nel tempo in Emoji e Kaomoji (Fig. 1) per trasformarsi infine in moderni ideogrammi con cui tradurre romanzi famosi come Moby Dick (Fig. 2) e Pinocchio (Fig. 3).

La visita prosegue approfondendo il discorso sulla Fisiognomica e le teorie di due esponenti come Giovan Battista Della Porta e Johann Caspar Lavater. Il primo teorizzava come caratteri umani del volto paragonabili a quelli di alcuni animali, rispecchiassero anche le caratteristiche morali dell’animale stesso (Fig. 4). Lavater invece credeva che ogni minimo dettaglio del volto e del corpo fosse strettamente correlato al comportamento della persona (Fig. 5).

A seguire le teorie di Charles Le Brun che, ispirato dagli scritti di Cartesio, analizzava le passioni umane e la loro espressione tracciando schemi prestabiliti sui volti umani (Fig. 6). Dalle sue teorie nascono i primi trattati di recitazione: il passo successivo della mostra quindi è il volto come mezzo d’espressione scenico nel teatro e poi nel cinema, rendendo omaggio ad attori come Petrolini, Dario Fo e Totò (Fig. 7). Dai grandi attori, i cui volti erano considerati delle maschere caratteristiche, si passa alle maschere vere e proprie, utilizzate nel teatro, soprattutto nella commedia dell’arte (Fig. 8).

Non può mancare poi un omaggio ai principali volti del grande schermo, da Ingrid Bergman a Dustin Hoffman, per passare al cinema d’animazione e ai suoi personaggi. Si chiude con le nuove tecnologie di riconoscimento facciale e delle emozioni, con qualche divertente gioco multimediale a tema e infine alcune installazioni artistiche.

I 1000 volti di Lombroso

I 1000 volti di Lombroso - Photo Credit: Daniele Capello
I 1000 volti di Lombroso – Photo Credit: Daniele Capello

A corollario della mostra FacceEmozioni è stata allestita, nel piano dedicato all’Archeologia del cinema, una seconda mostra dedicata alla Fisiognomica. Si intitola “I 1000 volti di Lombroso. L’archivio fotografico del Museo di Antropologia Criminale dell’Università di Torino”, a cura di Cristina Cilli, Nicoletta Leonardi, Silvano Montaldo e Nadia Pugliese. Inaugurata il 25 settembre 2019, terminerà a sua volta il 6 gennaio 2020.

Si possono ammirare alcune delle 7000 fotografie che compongono questo archivio, oltre ad alcuni strumenti (Fig. 9) utilizzati dagli studiosi di Fisiognomica, in particolare di Cesare Lombroso (1835-1909). Inoltre sono presenti ricostruzioni facciali (Fig. 10) tratte da queste fotografie, che serviviano a determinare i tratti facciali di carcerati e malati mentali per i suoi studi su criminalità e follia.

Sono in mostra anche alcuni dei libri prodotti dallo studioso e dai suoi collaboratori, tra cui L’uomo delinquente, pietra miliare dei suoi studi sulla materia. Altre illustrazioni tratte da pubblicazioni su briganti (Fig. 11), donne delinquenti (Fig. 12) e criminalità minorile completano la mostra.

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