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Aprile 13, 2021, martedì

Fake news sui vaccini, nulla di nuovo sotto il sole

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Hanno fatto molto discutere, qualche settimana fa, le parole di don Pasolini durante un’omelia pronunciata a Cesena. Il parroco si è infatti rivolto ai fedeli, inveendo contro le aziende farmaceutiche, perché pagherebbero donne incinte per “estrarre feti vivi” per poi usarli nella sperimentazione medica del vaccino. Questa è chiaramente una storia del tutto campata per aria, nonché una bugia pericolosa, ma è una delle fake news più diffuse, tra le varie che spopolano in tema di vaccini. 

In primis, ovviamente, non esiste procedura medica attuale capace di abortire feti vivi. E le cellule staminali usate nella produzione di AstraZeneca e Sputnik vengono, originariamente, da un feto abortito negli anni ’60. Non certo dal fantomatico mercato nero di bebè di cui si preoccupano alcuni parroci più lunatici. Persino il Vaticano si è distanziato da questa bufala: la posizione ufficiale della Pontificia Accademia della Vita è che i vaccini siano una “responsabilità morale” a cui si può accedere “con la coscienza sicura” di non star cooperando con l’aborto volontario. Ed è sempre indicativo del momento storico in cui ci troviamo, quando le dichiarazioni ufficiali dello Stato della Chiesa si ergono a baluardo difensivo dell’accurata informazione scientifica.

L’impatto delle fake news

Secondo recenti statistiche a cura dell’eurobarometro, il 46% degli italiani pensa che i vaccini possano causare gravi effetti collaterali. Circa un terzo crede che possano trasmettere la malattia da cui dovrebbero proteggere. Questi sono dati da spavento, soprattutto se confrontate con le manifestazioni no-vax che si sono tenute negli scorsi mesi in diverse città italiane. E che si traducono in persone, da operatori sanitari a gestori di attività private a persone in contatto con il pubblico, che potrebbero rifiutare il vaccino. Rimanendo quindi vulnerabili al Covid e a rischio più elevato di trasmissione.

Proprio a questo pensa Melinda Mills, professoressa di Sociologia a Oxford, che argomenta a favore del rendere reato la diffusione intenzionale di fake news sui vaccini. La maggior parte di noi, infatti, usa internet e i social media per informarsi anche su temi che riguardano la salute. E una percentuale preoccupante di chi lo fa, come conseguenza del tipo di informazione ricevuta, diventa meno dispostə a farsi vaccinare. La soluzione, secondo la professoressa Mills, oltre alla criminalizzazione delle fake news, è di avere autorità scientifiche più “social”. Che producano più contenuti coinvolgenti, e a maggior diffusione, per poter così contrastare quella delle fake news. Ma potrebbe non bastare.

La diffusione sui social media

Internet, per le sue stesse strutture, incoraggia la formazione di “bolle d’informazione”: gli algoritmi ci mostrano contenuti che sono stati filtrati come rilevanti ai nostri interessi. Il che significa statistiche, post, articoli con cui probabilmente già siamo d’accordo. E, se per alcuni di noi ciò si riferisce al tipo di pagine di meme che Facebook pensa possano interessarci, per altri invece si applica a cose meno innocue.

Secondo l’università di Princeton, sarebbero glə anzianə lə più a rischio. Perché non troppo praticə delle dinamiche di internet, e probabilmente non dotatə degli strumenti per smentire le fake news. Persino i social network stessi si sono mossi, finalmente. Facebook ha risolto di eliminare post, storie e annunci a pagamento con “contenuti non affidabili”, secondo il proprio comitato scientifico. Instagram aggiunge un banner informativo, con un link a fonti ufficiali, sui post che menzionano il Covid o i vaccini. Twitter fa qualcosa di simile. Ciò sicuramente arginerà la diffusione delle bufale su canali mainstream, ma non aiuterà chi è già stato convertito, e che adesso si sta spostando su Telegram, o su altri forum di nicchia. Gomito a gomito con gli estremisti di destra, che, per esempio in Germania, vedono gli attivisti no-vax come potenziali convertiti, e che per questo manifestano insieme a loro.

Perché si cade nel complottismo

Tutte le fake news sui vaccini sono caratterizzate dall’essere non solo false, ma false in modo palese, semplicissimo da controbattere. Sembra, a questo punto, essere parte integrante dell’anatomia della bufala; per lo stesso, semplicissimo motivo per cui le email di spam non hanno superato l’eredità del principe nigeriano. È un metodo di filtraggio, di selezione del proprio pubblico. Se si prende per buonə chi sostiene che il vaccino Oxford sia un cocktail di microchip e pillole di 5G, si prenderanno per buone anche pretese peggiori.

Non sorprende, quindi, che la maggior parte dei “superspreaders” di fake news siano persone che le spingono insieme a propaganda conservatrice. Salvini è prolificissimo, da questo punto di vista, ma lo sono anche certi pentastellati. Le bufale sono da sempre il loro pane quotidiano: creare scompiglio e seminare confusione è un modo facile di raccogliere consensi. Chi non si cura di andare a controllare la fonte, ma prende per buona quest’interpretazione malevola, non si curerà neanche di cambiare idea di fronte alle informazioni corrette. 

La fake news singola, e la sua verificabilità o meno, non è più importante di ciò che vi sta dietro, la visione del mondo in cui si inseriscono. Per cui le trappole dei “potenti” si annidano ovunque, in una cabala tenebrosa che estende i suoi tentacoli dalla produzione di vaccini alla Casa Bianca americana. La verità è che viviamo in un mondo sempre più complesso e difficile da interpretare. E, tra l’analfabetismo funzionale che fa numeri da capogiro, e l’informazione semplice e accurata difficile da reperire se non si sa dove cercare… È più facile fidarsi degli articoli condivisi da amici e parenti, e concepire il mondo in termini riduttivi, e incolpare Soros, Bill Gates e le scie chimiche di turno.

Come arginare le fake news?

Alle conseguenze disastrose che la distribuzione di notizie false ha sulla salute pubblica, non ci sono, purtroppo, soluzioni semplici. Sicuramente va ribadita l’importanza del fare informazione responsabile, del non dare piattaforme ai complottisti di turno. Del non condividere notizie da siti sospetti senza controllarne le fonti. Ma tutti questi esercizi di responsabilità personale non basteranno, da soli.

Bisognerebbe investire nell’istruzione, sia a scuola che fuori, cercando di raggiungere il maggior numero di persone possibili. Così da fornire tutti degli strumenti per capire e interpretare le complesse informazioni di cui oggi il mondo è pieno. Bisognerebbe poi ravvivare la fiducia deglə italianə nella sanità, ma è più facile a dirsi che a farsi. Soprattutto quando i fondi dedicati al Servizio Sanitario Nazionale sono stati tagliati di ben 37 miliardi di euro negli ultimi 10 anni. Questo a fronte di un costante incremento del fabbisogno sanitario nazionale. E questa situazione rende difficile l’avere una sanità pubblica che funziona bene, e di cui lə cittadinə mediə si fidino.

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