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Fecondazione assistita, con la pandemia 5mila nascite in meno in Italia

L’arrivo della pandemia da Covid-19 ha avuto ripercussioni anche sui percorsi di fecondazione assistita. Si stima che in Italia quest’anno le nascite saranno in totale meno di 400mila. Già da tempo il nostro Paese è ultimo in Unione Europea e tra gli ultimi al mondo per tasso di natalità.

Crollano le nascite in Italia dopo i mesi di isolamento

Quest’anno, a causa della pandemia, nasceranno 5mila bambini in meno in Italia. La sospensione delle attività e le rinunce alle visite mediche dovute ai mesi di isolamento hanno ridotto le nascite in un Paese con il tasso di natalità già tra i più bassi al mondo, ovvero 7 nati ogni mille abitanti.

Secondo l’Istat, In Italia negli ultimi 12 anni si è verificato un calo delle nascite del 30% tra le coppie fertili. Da anni si cerca un rimedio per far abbassare l’età media della popolazione italiana, ma senza esiti positivi. Ai problemi legati al lavoro e alla stabilità economica, si aggiungono quelli relativi alla salute. Problemi di infertilità e malattie che possono comprometterla, tra cui l’endometriosi, possiedono ancora tempi di diagnosi molto lunghi. Nell’anno della pandemia le visite di controllo, non solo in ambito ginecologico, hanno subito ritardi o cancellazioni. A questo si aggiunge la “paura” di molti pazienti ad affrontare controlli in ospedali o studi medici per il timore del contagio.

Le nuove linee guida per la fecondazione assistita

Alla fecondazione assistita ricorre ogni anno il 3% delle coppie, un dato in costante aumento. Nel nostro Paese una persona su 6 ha problemi di infertilità, cioè il 15% delle coppie. I mancati controlli nei mesi di isolamento per il Covid hanno ritardato anche i percorsi di procreazione medicalmente assistita (PMA).

Gli esperti della Società Italiana di riproduzione umana (SIRU) si sono riuniti a Napoli dal 13 al 16 ottobre per discutere le nuove linee guida della PMA. La proposta è stata redatta dalla Società secondo un rigoroso metodo scientifico e adattando le indicazioni del National Institute for Health and Care Excellence britannico alla realtà italiana. Alla stesura del documento ha collaborato la Fondazione Gimbe, che nel corso della pandemia ha stilato numerosi report sullo stato dei contagi, dei ricoveri e delle vaccinazioni in Italia.

Le nuove linee guida sono in attesa di essere valutate dal ministero della Salute. Per il presidente dell’area andrologica della Società, Luigi Montano, l’obiettivo è mettere la fertilità e i percorsi di procreazione medicalmente assistita al centro dell’agenda politica. Dello stesso parere il presidente della SIRU Antonio Guglielmino, che ha dichiarato:

«In Italia non abbiamo mai avuto linee guida cliniche e ciò ha influito sull’individuazione delle buone pratiche legate alle evidenze scientifiche».

Se le linee guida verranno approvate, un primo risultato importante sarà quello dell’individuazione precoce di patologie che possono compromettere la fertilità. Paola Viganò, presidente dell’area biologica, nel corso del Congresso ha annunciato:

«Accelerare il processo di approvazione della linee guida cliniche sulla PMA consentirà di ridurre i tempi di presa in carico di coppie infertili, individuare eventuali patologie che ostacolano la fertilità e garantire sicurezza e appropriatezza delle cure in maniera omogenea da Nord a Sud. Con le nuove linee guida sarà possibile finalmente delineare percorsi diagnostici terapeutici omogenei per ridurre i tempi di diagnosi e di cura della infertilità».

Giulia Panella

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