Cultura

Federico Fellini, il cinema italiano tra sogno e realtà

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Nato il 20 gennaio 1920 a Rimini, Federico Fellini è stato senz’alcun dubbio uno dei registi più significativi della storia del cinema. Durante l’adolescenza si appassionò all’universo dei fumetti e al mondo del disegno in generale. All’età di 19 anni si trasferì a Roma per studiare, con l’obiettivo di diventare un giornalista. Tre anni dopo venne invitato ad avviare una stagione come autore radiofonico che, per quanto breve, risultò essere molto significativa. L’attività radiofonica infatti non segnò solo il suo esordio nel mondo dello spettacolo, ma influenzò anche molte delle sue pellicole cinematografiche.

Nel 1945 conobbe Roberto Rossellini, figura chiave nella corrente del neorealismo italiano, e iniziò a collaborare alla sceneggiatura dei suoi film Roma Città Aperta e Paisà. Esordì come regista nel 1950 con il film Luci del varietà, diretto insieme ad Alberto Lattuada. Da lì in poi ebbe modo di dar vita a pellicole sensazionali che segnarono per sempre la storia del cinema, non solo italiano ma mondiale.

La dimensione onirica nei film di Federico Fellini

Con i suoi film Federico Fellini riesce a trasportare gli spettatori in altri mondi. Chi guarda le sue pellicole viene posto a metà tra due diverse dimensioni: quella onirica e quella reale, e sono tra loro complementari. Per il regista infatti tutto ciò che riguarda i sogni è necessario affinché si possa comprendere a pieno la realtà psicologica di un personaggio.

Nonostante, come già detto precedentemente, le origini di Fellini appartengano ad un cinema neorealista, nei suoi più grandi capolavori vi si discosterà ampiamente. Basti pensare al suo celeberrimo La Dolce Vita, il cui finale è da sempre alla ricerca di un’interpretazione definitiva. Nel film vi è un ritmico alternarsi di immagini festose a immagini di angoscia e morte, riportando inevitabilmente lo spettatore ad un’immaginario che oscilla fra sogno e realtà.

8 ½, un film basato sul sogno

Diretto nel 1963,è senz’ombra di dubbio uno dei film più riusciti di Federico Fellini. Il regista, dopo aver diretto La Dolce Vita nel 1960 ebbe un periodo di crisi dove percepì una grave mancanza di ispirazione. Poi l’idea geniale: creare una pellicola semi-autobiografica che affrontasse proprio questa tematica. Il protagonista Guido Anselmi, interpretato da Marcello Mastroianni, è infatti un regista confuso che fatica a realizzare la sua prossima opera.

Nel film vi è una netta alternanza tra scene reali e scene raffiguranti i sogni e gli incubi del protagonista. A primo impatto l’effetto può risultare molto caotico, al punto che si pensò di realizzare le sequenze oniriche in un altro colore, idea che dopotutto venne accantonata. In ogni scena vi è un continuo rimando all’incubo e ai ricordi infantili, tratti che caratterizzano lo stile felliniano. Le pellicole successive non poterono mai prescindere da 8 ½, poiché si tratta di un film innovativo al punto da aver rivoluzionato l’intera storia del cinema.

Ludovica Nolfi

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