Cinema

Mastroianni tra anacronismo e attualità

Fascino e spavalderia, egocentrismo e sicurezza di sé sono quelle caratteristiche che trapelano dall’atteggiamento e dalle espressioni di Marcello Mastroianni, uno degli attori ed interpreti più grandi del cinema italiano.

Il teatro e il cinema

Nato nel settembre del 1924 a Fontana Liri, nel frusinate, Mastroianni inizia a recitare ad 11 anni in un film di Beniamino Gigli “Marionette”. Era la festa dell’uva e “per fare una comparsata ci diedero 10 lire, mangiammo un sacco d’uva. Mi piacque molto”, racconta in un’intervista del 1988 al Centro Sperimentale di Roma. Entra poi nella compagnia teatrale di Visconti e da quel momento in poi la sua carriera è stata una continua ascesa. Anche divenuto famoso attore di cinema infatti, guarderà sempre alla sua iniziale esperienza nel teatro con grande fascino e ammirazione.

I testi teatrali ti offrono bei personaggi sui quali lavorare, cosa che non accade spesso nel cinema. Ti insegna la disciplina, la modestia, perché se sbagli un’intonazione, una pausa, si sente subito.

Ti mantiene con i piedi a terra, poi il contatto con il pubblico è certamente bello. E’ come fare la dieta il teatro: la dieta è dura. Rinunciare a mangiare e bere, ma certo fa bene all’organismo. Ecco io la vedo così.

Il cinema invece, con la sua sfacciataggine e approssimazione, è il microcosmo che lo fa sentire più a suo agio perchè è lì che le cose “vengono prese per i capelli“, accadono all’ultimo momento e sono più istintive, come è nella sua natura. Il cinema, dice Mastroianni, non chiede documenti ed è accessibile a tutti, mentre nel teatro c’è una certa sacralità, è come un tempio. E sebbene nel cinema non ci sia il pubblico nella sua fisicità, c’è però l’obiettivo. Sebbene inizialmente spaventi, intimidisca perché è inesorabile e ti legga dentro molto più del pubblico in platea, quando poi lo comprendi e capisci che può essere tuo complice, e anzi esaltarti, allora tu vedi tutta la gente, allora c’è un compiacimento “Si, prendimi, accarezzami”. 

Mastroianni e le donne

Colleghe, amanti o comparse la figura di Mastroianni è stata sempre accompagnata da volti femminili dalla spiccata e palpabile bravura. Nei suoi innumerevoli film, firmati in particolare da Fellini suo grande amico oltre che collega, le donne e le interpreti non mancano mai. Sofia Loren, Claudia Cardinale, Monica Vitti, Anita Ekberg, Gina Lollobrigida solo per citarne alcuni sono volti che rimangono impressi nella memoria visiva dello spettatore. Tuttavia Mastroianni nelle interviste raramente si trattiene dal descriverle con aggettivi maschilisti e puramente estetici, senza citare minimamente la loro esperienza sul set o anche fare critiche costruttive incentrate sul lavoro. Non resiste a citare ad esempio, davanti alla moglie in platea sempre nell’intervista al Centro Sperimentale, un episodio in cui viene rapito dallo sguardo di una bellissima donna su un taxi. Quello sguardo lo rapisce e lo stesso Fellini, con il quale al tempo lavorava, lo autorizza a seguirlo fino all’aeroporto di Ciampino.

Se vogliamo possiamo trovare in questo episodio poeticità e romanticismo, ma è intimamente maschilista e superficiale. Trasuda infatti quella concezione tipicamente maschile per la quale la donna è colta esclusivamente nella sua esteriorità. In quanto bellezza fisica infatti, non è libera di guardare un uomo, di essere lei ad esprimere una volontà di desiderio e di attenzione, senza poi non divenire lei stessa oggetto del desiderio altrui. Mastroianni con il suo fascino e savoir-faire esteriori, rispecchia infatti il tipico uomo italiano di quegli anni. L’uomo di quella società di vitelloni, che concepisce la donna come un divertimento e una proprietà dell’uomo, una figura che accompagna e che bada alla casa e ai figli mentre l’uomo può concedersi di vagare per i vicoli di Roma ed essere rapito da uno sguardo in un istante e seguirlo.

L’attualità di Matroianni

Sicuramente quella di Mastroianni è una figura legata al suo tempo e alla sua società, ma non per questo non emblematica. Negli anni ’80 infatti, tra contraddizioni e parole che oggi risuonano stridenti, già avvertiva il dominio della televisione, la sua mercificazione delle immagini e dei messaggi veicolati ad un pubblico passivo, ma si dichiarava ottimista. Accettando la volgarità e talvolta la poca professionalità del cinema, affermava di essere pudico, riservato, ma allo stesso tempo sempre proiettato al futuro. L’eredità che forse dovremmo cogliere da un artista del calibro di Mastroianni è la sua capacità camaleontica di adattarsi al pubblico che ha di fronte, di scegliere parole, intonazioni ed espressioni che veicolino intimamente i nostri pensieri senza dare troppa importanza all’opinione o del giudizio degli altri.

“Le cose avvenute per me sono avvenute, non esistono più.”

Francesca Romana Negro

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