Fedone: nel nuovo appuntamento della rubrica ClassicaMente, l’analisi di uno dei dialoghi giovanili di Platone, in cui, il filosofo, sostiene la teoria dell’immortalità dell’anima.

Fedone o sull’Anima

Un dialogo giovanile del filosofo greco Platone composto nel 380 a.C., il cui testo racconta le ultime ore di vita di Socrate, maestro dello stesso filosofo. Fedone, per l’appunto, è un allievo di Socrate: voce narrante dello stesso dialogo, presente negli ultimi momenti di esistenza del maestro. Quest’ultimo riferisce ad Echecrate – filosofo pitagorico a cui lo stesso si rivolge nel dialogo – i discorsi avvenuti fra Socrate e gli amici che si recavano a fargli visita in cella, i giorni precedenti alla sua condanna a morte. Secondo la teoria socratica solo l’anima slegata dal corpo e dai sensi può raggiungere la verità; ecco perché, si accinge alla sua sorte con la gioia di chi sa che continuerà a sopravvivere nella sua essenza più pura.

”A chi non è puro non è concesso di raggiungere ciò che è puro”.

L’argomento centrale è, quindi, l’immortalità dell’anima. A sostegno di tale tesi, Platone porterà quattro diverse argomentazioni: la paligenesi, la dottrina della reminiscenza trattata dettagliatamente nel Menone, la differenza fra anima e corpo, e la constatazione che l’idea della morte non risieda nell’anima.

Fedone: le tre prove dell’immortalità dell’anima

Il testo prosegue con il discorso di Socrate sulla morte e sul conseguente distacco dell’anima dal corpo; la tesi del filosofo è accettata dai suoi interlocutori, seppur scettici sull’effettiva immortalità dell’anima una volta avvenuto il distacco dalla materia. A sostegno ulteriore della propria teoria, Socrate inizia ad argomentare tale affermazione proponendo tre prove:

  • Prova dei contrari: secondo il principio dei contrari, se dalla vita deriva la morte, dalla morte deve necessariamente derivare la vita; ovvero che l’anima rivive dopo la morte del corpo. Tale argomento è anche definito palingenesi;
  • Prova della reminiscenza: Ogni apprendimento umano è un ricordo di qualcosa avvenuto in precedenza, quindi prima della nascita stessa. La conoscenza è, per cui, reminiscenze di verità già note;
  • Solo ciò che è composto può decomporsi: non ancora convinti, Simmia e Cebète ricordano a Socrate la credenza secondo la quale l’anima, dopo la morte del corpo, si dissolva nell’aria. Ciò che è composto, può decomporsi e perire. Ma l’anima è come le idee: costanti, invariabili e non composte. A questo proposito non è oggetto di modifica, né può perire.

Fedone: il destino delle anime dopo la morte

Dopo le tre dimostrazioni elencate da Socrate, il filosofo inizia a spiegare il destino dell’anima dopo la morte. Successivamente al distacco dal corpo, un’anima ritenuta buona – ovvero che si è astenuta dalla dissolutezza dei sensi, ed ha praticato la filosofia – si dirige verso l’Ade; le anime dissolute e dedite alla soddisfazione dei piaceri sensibili, risulteranno sporche ed impure da ciò che hanno raccolto nel corso dell’esistenza: il loro destino sarà vagare come fantasmi per tombe e sepolcri.

Le ultime obiezioni dei due tebani e la teoria dell’anima-armonia

Simmia compara la teoria esposta in precedenza, adattandola all’idea che l’anima possa essere simile ad un accordo musicale: come l’accordo si produce attraverso uno strumento e si dissolve una volta che lo strumento si rompe, potrebbe accadere lo stesso, quando, alla morte del corpo, l’anima essendo un prodotto dello stesso, si dissolva. L’obiezione di Cebète, invece, propone la metafora tessitore di mantelli: costui, dopo aver fabbricato e usurato mantelli durante il corso della vita muore prima di aver completato l’ultimo.

Fedone, Platone - Photo Credits: feltrinelli
Fedone, Platone – Photo Credits: feltrinelli

E’ possibile, per cui, che anche l’anima, dopo aver vissuto varie vite, alla fine perisca. Secondo Simmia, l’anima è l’accordo che armonizza i contrari e che, quindi, ogni armonia scompaia con la dissolvenza del corpo. Qual è allora l’obiezione di Socrate? Secondo il filosofo, l’anima non può essere paragonata ad un accordo in quanto la stessa governa il corpo regolandone le passioni; mentre, l’armonia di uno strumento non lo governa, ma al contrario, ne subisce delle modificazioni in base a quelle dello strumento medesimo. Inoltre, se tutte le anime fossero armonie tecnicamente dovrebbero essere tutte uguali, mentre nei fatti sono diverse.

Demolizione dell’obiezione di Cebète e dimostrazione assoluta dell’immortalità dell’anima

L’anima è essenzialmente fulcro dell’idea stessa della vita: è proprio per questa premessa che, essa, non potrà morire, in quanto l’idea stessa della vita non sarebbe più tale. Quando l’anima entra in contatto con la morte non accoglie in sé l’idea di quest’ultima: non potendo inglobarla, essa se ne andrà via incorrotta e non contaminata. Socrate, attraverso la spiegazione ai due tebani, dimostra la caratteristica primaria dell’anima una volta per tutte: ovvero, la sua essenza immortale ed incorruttibile. Simmia e Cebète concorderanno con il filosofo circa la cura della propria anima attraverso la pratica della virtù.

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