Cinema

“Fight Club”: stasera in tv il cult con Brad Pitt e Edward Norton

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Voglia di un cult fine anni ’90? Stasera in seconda serata ore 23:42 su Rai4, andrà in onda il film “Fight Club“(1999), quarto lungometraggio diretto dal regista statunitense David Fincher. La pellicola è adattamento del romanzo omonimo scritto nel 1996 da Chuck Palahniuk. Brad Pitt, Edward Norton e Helena Bonham Carter tra i protagonisti.

Accoglienza incerta per il film di Fincher, inaspettato flop al botteghino e accolto con titubanza dalla critica che esprime pareri contrastanti. Raggiunge notorietà con il successo commerciale portato dalla sua uscita in DVD, divenendo pellicola cult, espressione di un’intera generazione perlopiù maschile.

E proprio nel DVD, dopo il Copyright, compare l’avviso: “Se stai leggendo questo, allora questo avviso è per te. Ogni parola che leggi è un’inutile stampa elegante, è un altro secondo trascorso della tua vita. Non hai proprio nient’altro da fare? La tua vita è così vuota che onestamente non riesci a immaginare un modo migliore per trascorrere questi momenti? O sei così sottomesso all’autorità che dai rispetto e credito a tutti coloro che affermano di possederla? Leggi proprio tutto quello che vogliono che tu legga? Pensi proprio tutto ciò che vogliono tu debba pensare? Compri quello che ti suggeriscono tu voglia comprare? Esci di casa. Incontra un membro del sesso opposto. Chiudi con lo shopping compulsivo e con la masturbazione. Lascia il tuo lavoro. Combatti. Dimostra che sei vivo. Se non reclami la tua umanità diventi una statistica. Sei stato avvertito… Tyler“.

Trailer di “Fight Club”, fonte JoBlo Movie Trailers

Trama di “Fight Club”

Il protagonista del film (Edward Norton) è un giovane, senza apparenti problemi. Un modesto lavoro da impiegato, una buona paga, una passione per l’arredamento IKEA, frigorifero ben fornito di spezie e poco di cibo. Eppure il nostro protagonista si sente vuoto. Zombie alienato senza uno scopo vero nella vita. Tanto da frequentare gruppi di sostegno per malati terminali al fine di curare l’insonnia: solo agli incontri riesce ogni sera a morire e risorgere per sentirsi per pochi istanti nuovamente vivo. Fino al giorno in cui la folle Marla (Helena Bonham Carter) gli ruba l’idea. E anche quello spazio di evasione svanisce.

Durante un viaggio di lavoro incontra Tyler Durden, (interpretato da Brad Pitt), venditore di saponette, cameriere ai buffet, dipendente di un cinema. Tyler gli apre gli occhi. “Tu non sei il tuo lavoro. Non sei il tuo vestito. Non sei i tuoi soldi“. Tutti gli stereotipi che sembravano insormontabili crollano. Nulla conta più. Vince l’istinto, la violenza, la rabbia, vince il Fight Club.

Tra violenza e critica al capitalismo

Ciò che possiedi alla fine finisce per possederti“. Il nome del protagonista non è mai pronunciato per tutto il film rafforzando l’idea dello stereotipo dello yuppie frustrato dalla vita moderna: schiavo del consumismo, depresso, insonne, ansioso e stordito dal jet lag, reso anonimo da una società consumista. Comprare e possedere più beni possibile, saturare piccoli spazi ricoprendo ogni centimetro con arredamento funzionale, vedere la vita come un insieme di porzioni monouso, come quelle degli aerei, così finendo per rimanere incastrati in una routine infernale in cui domina la legge del Capitalismo. “Fight Club” dialoga con i giovani di una società che ha smarrito il vero significato dell’esistenza e cerca di riappropriarsene attraverso il puro istinto animale, liberato da un concetto di virilità estremista.

In questo Tyler (Brad Pitt) diventa doppelgänger del protagonista della pellicola (Edward Norton). Lo sprona, lo porta all’estremo, gli fa assaggiare il sapore del sangue e l’odore del sudore, in un processo catartico atto a spogliarlo di tutti i costrutti e stereotipi sociali, edificati intorno all’uomo moderno come una voliera di cristallo. Un’ascesi raggiungibile solo attraverso la violenza-antidoto, più volte criticata da chi ha definito la pellicola la ‘rovina di una generazione intera di uomini’. Il Fight Club diventerebbe l’idea di un gruppo di matrice anarco-fascista nato col fine di liberare l’essere umano dalla gabbia in cui lo costringe il sistema, creandone uno proprio, basato su una violenza e un odio non sempre giustificati.

In “Fight Club” la critica al capitalismo non crea una semplice storia contro l’asservimento alle logiche consumistiche, ma una critica di matrice populista e non sempre approfondita sul capitalismo occidentale. Un capolavoro cult sull’uomo moderno o un inutile e inquietante racconto di violenza e sopraffazione? Ciò che è chiaro è che il “Fight Club” di David Fincher ha segnato il cinema e la cultura anni Novanta, rimanendo impresso nell’immaginario di molti.

Arianna Panieri

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