Cultura

Finale di Partita: vi raccontiamo la prima allo Spazio Diamante

Finale di Partita di Samuel Beckett ha debuttato ieri. In prima assoluta allo Spazio Diamante, dove resterà fino all’ 11 marzo. Un’altra tappa del percorso beckettiano di Filippo Gili. Il post modernismo e il teatro dell’assurdo dell’autore irlandese calato nella concretezza di una dolorosa vicenda familiare. Il tutto reso ancora più vivido da un intenso Giorgio Colangeli.

Finale di Partita, la locandina
Finale di Partita, la locandina

Ha debuttato ieri Finale di partita, l’opera del drammaturgo irlandese Samuel Beckett vista dall’occhio del regista Filippo Gili. Una pièce intensa, che, al di là delle più famose e filosofiche interpretazioni, ci ricorda che l’uomo, anche nella situazione più assurda cerca sempre di andare avanti.

Con Finale di Partita, Gili, già cimentatosi con successo in Aspettando Godot, prosegue il suo originale percorso sulla drammaturgia beckettiana. Aiutato da un ottimo Giorgio Colangeli, che presta voce e corpo al ruolo di Hamm, e che riesce a farvi ridere nei momenti più impensabili, confeziona un’opera che ha il merito di riscuotere. E di farci pensare.

Oltre a farci godere di una squadra teatrale da non perdere: da Giancarlo Nicoletti, nel ruolo di Clov, a Matteo Quinzi e Olivia Cordsen. Rispettivamente, Nagg e Nell, genitori di Hamm.

Finale di Partita: il racconto della prima

Finale di Partita è la storia di un padre che tiene accanto a sé un figlio che vuole cominciare a vivere.  E due genitori che vogliono continuare a morire. È la storia delle spinte e delle tensioni contrapposte. Viste dal filtro beckettiano, a cui è sempre piaciuto prendere gli opposti e rovesciarli uno nell’altro.

Nella pièce di Filippo Gili c’è il dramma di un ragazzo che chiede un distacco, ma il cui vero nemico è la sua stessa angoscia di andar via. C’è la farsa di un uomo e una donna passati a miglior vita, ma tenuti vivi dalle psicosi di un figlio ormai anziano.

In questo Finale di Partita, momento scacchistico della verità e della resa dei conti, siamo in un faro. Fra morti e vivi. Fra chi non può mai alzarsi e chi non può mai sedersi. E c’è chi vorrebbe andare, ma è legato da fili invisibili eppure fortissimi.

Immersi in questi opposti e in questo teatro dell’assurdo, emerge quanto di più vivido c’è nell’animo umano. La voglia di andare avanti. Unica direzione possibile per gli esseri umani che, nonostante lo scenario post atomico di un “buco immerso nel nulla”, nonostante le richieste assurde di un ricco e potente Hamm abituato ad essere servito in ogni sua assurda richiesta, restano vivi. E reali, comici, disperati, eterni.

Fino la Finale di partita di ognuno. Quando cala il sipario.

Federica Macchia

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