Cultura

Fino alle Stelle | Recensione

Se amate Wes Anderson una capatina dentro al Teatro La Cometa dovete farla. Se non ci si è mai stati è perché una sorta di piglio snob non permette di guardare con rispetto a quei cartelloni pieni di attori decaduti delle fiction tv di un decennio fa. E invece ci abbiamo messo piede, a La Cometa, per andare a vedere uno spettacolo intitolato ‘Fino Alle Stelle’. Wes Anderson, scrivevamo, non tanto per la sala del teatro – che è comunque un graziosissimo esempio di teatro all’italiana, un bon bon da duecento posti, con pareti bianche e poltroncine di velluto rosso disseminata di lampade d’ottone tonde come palle di Natale-, quanto invece per il foyer: una scala di verdi e tavolini in mogano, lampade futuriste di un’epoca splendente, un piccolo bar in fondo (sempre verde), un quadro mosaicato di una specie di Marrakesh scomparsa. Anche le persone in attesa dell’inizio dello spettacolo sembravano quasi tutte vestite di verde. Abitavamo questa situazione, quando squillò un fastidioso trillo che ci invitava ad accomodarci ai nostri posti.

Fino alle Stelle | Recensione
Fonte: abitare roma.it

Non si è ben predisposti, no, quando nella foto della locandina i due interpreti (Agnese Fallongo e Tiziano Caputo) se ne stanno a guardarsi con il tamburello e la chitarra in mano, nella posa di chi sta per cantare uno stornello mentre lei indossa il corpetto e una camicia sblusata, e lui un paio di straccali e una camicia sblusata. Ma arriva il buio in sala, e lo spettatore deve fare i conti con la sua scelta. Lo scetticismo è in agguato, soprattutto perché lo spettacolo si apre con una scena che ha fin troppi riferimenti pop. La voce della Fallongo però inizia a riscaldare la platea e le gallerie, e lo scambio ad orologeria dei due fa partire l’ingranaggio ben collaudato che hanno costruito con la regia di Raffaele Latagliata.

La storia è quella di due artisti siciliani, che partono alla volta di Roma per cercare fortuna come musicisti e cantanti. Il viaggio è quindi musicale, attraverso le canzoni delle varie terre d’Italia, fino ad arrivare in Svizzera, fino ad arrivare a New York. Le musiche, arrangiate e suonate da Tiziano Caputo, spingono la storia lungo il tragitto della coppia, e sono quelle celebri e meno celebri delle tradizioni popolari. Rinfrescate dall’acqua sacra dell’ironia le scene scivolano via e portano lo spettatore su un mare magico. L’incantesimo si spezza raramente, perché i due portano in vita un mondo conosciuto e abusato, ma lo fanno con l’intenzione di non renderlo macchiettistico.

Fino alle stelle
fonte: abitareroma.it

Non siamo abituati a questo genere di teatro, che mescola il musical e il cabaret, ma anzi lo releghiamo spesso a un tipo di pubblico che chiede solo un po’ di intrattenimento, una serata piacevole. Eppure, sebbene ci siano cose che ad annusarle sanno di vecchio e trapassato (la cartina dell’Italia con lo stivale che scende sul fondale, come se il pubblico in sala non sapesse com’è fatta l’Italia; o i costumi, alla naftalina) questo tipo di teatro -con questo spettacolo, con questi due attori formidabili- sale il gradino e ti fa affacciare su un mondo energico e compatto, in cui la trama fila come su un fuso che si srotola, e il tessuto che si compone è pieno di forza e colore e ironia.

INFO:

…FINO ALLE STELLE!
Scalata in musica lungo lo stivale

 dal 4 al 15 dicembre 2019 al Teatro della Cometa di Roma

di Tiziano Caputo e Agnese Fallongo

con Tiziano Caputo e Agnese Fallongoregia Raffaele Latagliataarrangiamento e accompagnamento musicale dal vivo di Tiziano Caputo

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