Flamexia è una giovane artista che, in breve tempo si è ritrovata dalla provincia torinese a Sanremo.
Nella giornata di domenica abbiamo incontrato Flamexia in quel di Torino. La cantante, che da poco ha vissuto la settimana sanremese, in due mesi ha pubblicato il suo primo disco entrando in classifica europea. Ci siamo fatti raccontare chi è lei e del suo “Disastro Impatto Destino”, prodotto da Latlantide.
MMI: Chi è Flamexia?
F: Flamexia, (nome d’arte di Alessia Grande, ndr) nasce in provincia di Torino e ha 26 anni. E’ una scrittrice che ha fatto uscire il suo primo libro a livello internazionale circa tre anni fa, il cui titolo è “Foresta Nera”. Da qualche mese ha fatto uscire il suo primo disco “Disastro Impatto Destino”. Il nome nasce da due soprannomi: il primo risale ai tempi in cui ho cominciato a scrivere canzoni e il secondo è Flame, fiamma, che rispecchia molto la mia personalità.
MMI: Quando hai capito che era il momento di fare musica?
F: Io ho sempre amato la musica, all’età di otto anni decisi di voler fare la cantante e iniziai a studiare. Iniziai anche a collaborare con diverse agenzie per spettacoli di beneficenza, per politici e della radio. Ho capito che era il momento giusto per lanciare la mia musica, quando ho sentito che avevo qualcosa di nuovo da portare ad un mondo già molto vasto. Credo che un artista debba fare proprio questo e io ho capito che era il momento quando ho avuto l’idea di unire tre stili diversi e per molti distanti, in uno totalmente nuovo.

MMI: Quanto è importante per un artista avere un proprio stile?
F: E’una cosa fondamentale! Un artista può essere il più bravo a livello tecnico, ma se io sono la nuova Laura Pausini o il nuovo Salmo, posso essere la più brava del mondo, ma esistono già e non sto dando nulla di nuovo. Avere un’identità, una propria personalità è fondamentale se si vuole fare musica secondo me. Aggiungo ai bit hip-hop, trap e rap, influenze orchestrali come la trip hop e quella alternativa. In alcuni casi vengono fuori delle mie leggere influenze rock. Io ho cercato di dare la mia interpretazione a questo genere nella mia chiave di lettura e con le mie influenze, lasciando dei messaggi per me importanti, perché raccontano me e la mia visione della vita. La musica deve sempre unire, non dividere.
MMI: La musica trap secondo te è stata travisata in Italia, in che senso?
F: La musica trap è in grande espansione in Italia, ma come tutte le cose nuove, spaventa. Il nuovo viene sempre guardato con diffidenza, in ogni campo, se ci pensiamo avevamo paura delle persone dell’est vent’anni fa, ora abbiamo paura dell’immigrato. Io ho una mentalità molto aperta e credo che la trap abbia delle influenze ottime, come Charlie, un bit maker tra i più importanti in Italia che con le sue basi ti permette di creare tanto, anche sulla musica trap. In Italia è stata purtroppo associata ad un linguaggio senza contenuti, che fanno solo i ragazzini, mentre in realtà possono farla tutti coloro che sentono di esprimersi con questo stile.
MMI: Come nasce “Disastro Impatto Destino”?
F: Nasce dall’esigenza di raccontare questo mio percorso di autrice in un disco e farlo sentire a livello internazionale. Ho così collaborato con i bit maker che più si avvicinavano alla mia idea e ho prodotto un disco con nove tracce.

MMI: Hai respirato l’aria sanremese tra un’intervista ed un’altra, cosa ricorderai di questa esperienza?
F: Ricorderò tutto, è stata un’esperienza magnifica che mi ha dato la possibilità di conoscere tantissimi artisti e persone che vivono in questo mondo e che lo amano profondamente. Sanremo è molto più di un festival, di una gara canora televisiva, è una città che si veste di musica per una settimana intera. Artisti che suonano e raccontano la propria musica facendo trasudare ogni via della città di musica. Credo che ogni artista che ama e fa musica dovrebbe provare questa esperienza meravigliosa.
MMI: Sei in classifica europea da oltre due mesi, ti aspettavi questo successo?
F: Sinceramente non mi aspettavo nemmeno di entrare in classifica così rapidamente e ovviamente rimanerci per così tanto tempo; mi ha totalmente spiazzato, soprattutto gli ascolti ottimi sui social e sui digital store. Sono felicissima perché vuol dire che il messaggio che volevo trasmettere con la mia musica è arrivato e per un’artista non c’è gioia più grande.
MMI: Hai degli artisti a cui ti ispiri?
F: Sono tantissimi e variano per genere. In Italia sicuramente Salmo, Nitro, Jimmy Taiz nel rap, anche Sferaebbasta con la sua interpretazione del trap punk mi ha ispirato. In realtà tutta la musica mi ha ispirato, le mie influenze rock e alternative dei precedenti gruppi di cui facevo parte e la scuola di musica, hanno comunque portato alla creazione del disco. Il racconto di un artista che per tutta la vita ha vissuto immersa nella musica e mostra al mondo quello che gli è rimasto dentro.





