Frana nella miniera di giada in Myanmar, superate le 160 vittime

Miniera di giada- Fonte: commons.wikimedia.org

Oggi sono salite a 160 le vittime coinvolte nella frana nella miniera di giada di Hpakant, Myanmar. I soccorritori stanno ancora estraendo i minatori dal fango, nella speranza di salvare sopravvissuti. La frana si è verificata per le forti precipitazioni, che hanno causato l’infiltrazione di acqua piovana nei terreni sottoposti a continui scavi.

La dura realtà dei minatori coinvolti nella tragedia

Oggi almeno 160 sono i minatori coinvolti e molti sono ancora intrappolati, tra la vita e la morte. I vigili del fuoco hanno estratto corpi che mostrano la drammatica storia delle vittime, spesso migranti a basso costo, che rischiano la propria vita per estrarre la giada, tanto desiderata dal mercato cinese. Questa miniera colpita dalla tragedia, come le altre miniere di Kachin, è al confine con la Cina e per quanto la sua posizione sia strategica ed il suo profitto redditizio, in realtà la condizione lavorativa è poco regolamentata. I minatori sono persone semplici, che vivono dell’attività della miniera. Spesso sono cercatori solitari che scavano autonomamente tra i sassi del fiume nella speranza di trovare risorse preziose.

Non è la prima frana che si verifica in Myanmar

La miniera, che si trova nel villaggio di Sate Mu, nella municipalità di Hpakant, nello stato di Kachin nel nord del Myanmar, è un vero rischio per i lavoratori che quotidianamente vi si recano. Non solo il lavoro è faticoso e straziante, ma è anche messo seriamente in pericolo dalle condizioni climatiche. Infatti le intense piogge aumentano la possibilità di frana per un terreno già debole che, ormai ampiamente sfruttato dagli scavi, costituisce un reale pericolo. A pagarne il prezzo sono spesso le povere comunità etniche disposte a lavorare in condizioni precarie. Numerose sono le frane che periodicamente si verificano nelle miniera e una delle più drammatiche si è verificata nel 2015, dove hanno perso la vita 116 persone.

Un mercato redditizio che non si ferma e che aumenta le disuguaglianze sociali

Secondo Watchdog Global Witness nel 2014 il giro d’affari del settore ha raggiunto circa 30 mila miliardi di euro, denaro che finisce nelle casse dello Stato. Il Myanmar settentrionale gode di abbondanti risorse naturali, tra cui giada, legname, oro e ambra, che contribuiscono a finanziare la guerra civile che ormai si prolunga da decenni, con protagonisti ribelli ed esercito. Tale ricchezza dunque non raggiunge la popolazione ed è anche causa di una devastazione sociale. Nella zona delle miniere di Hpakant, infatti, gran parte della popolazione e dei minatori è dipendente dall’eroina e dalle metanfetamine, disponibili a prezzi irrisori.

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