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Françoise Hardy, chi era il marito Jacques Dutronc: “Mi cambiò la vita”

Françoise Hardy è nata nel 1944 a Parigi e lo stile innato delle donne di questa meravigliosa città è parte integrante del suo dna. Il suo debutto nel mondo della musica è precoce. A 18 anni calca già i palchi dei locali francesi con la sua amata chitarra acustica. Regala al pubblico canzoni e melodie da lei scritte che parlano di adolescenza e tormenti amorosi. Il pezzo con cui diventa subito famosa è Tous les garçons e les filles, malinconica e romantica ballata che fa il giro del mondo.

È il fotografo Jean-Marie Périer, con cui ha una relazione, che la trasforma dalla tipica ragazza della porta accanto nell’interprete perfetta per incarnare lo spirito yé-yé della fine degli Anni 60. La sua immagine cambia in modo radicale assieme alla sua musica. Comincia a collaborare con Serge Gainsbourg e Patrick Modiano. Così le camicette romantiche e i cappotti preppy lasciano il posto a qualcosa di diverso. Ossia giacche di pelleminigonnecuissard e abiti di maglia metallica firmati Paco Rabanne. I suoi pezzi vengono tradotti in altre lingue, vince il Disco d’Oro, scala le classifiche di tutto il mondo. Produce altri grandi successi come Le temps de l’amour e Comment te dire adieu. Comincia anche a recitare in numerose pellicole francesi. E nel 1967 conosce Jacques Dutronc, quello che diventa suo marito fino al 1988, anno della pacifica separazione, e padre di suo figlio Thomas. Questo è il periodo più fruttuoso della sua carriera. Ma Françoise Hardy non lascia mai la musica e continua per tutta la vita a scrivere, comporre, realizzare album e colonne sonore.

Lei appariva non soltanto bella, slanciata, con capelli lunghi sulle spalle ed una frangia sulla fronte fino agli occhi grandi; non solo aveva 18 anni appena; non solamente conquistava per il fascino, che emanava, ad un tempo semplice e irraggiungibile, un sogno, dunque, ma scriveva e interpretava pure motivi che si attagliavano perfettamente alla concezione del mondo e del modo di vivere dei ragazzi di quei giorni: “Come dirti addio”, “L’amore se ne va”, “La casa dove sono cresciuto”, “É all’amore che penso”, “L’età dell’amore”…

Miscelava sapientemente la voglia di vivere, il desiderio di esperienze nuove, con lo “slancio vitale”, con i sogni, con la malinconia e con la tristezza di ragazzi in formazione, inquieti, ribelli, alla ricerca di se stessi.

Scoprire che, per un tumore alla faringe, Francoise Madeleine Hardy, 77 anni, (nata a Parigi il 17 gennaio 1944) non potrà più esibirsi, commuove, tocca, ferisce anzi, nel profondo. Come se la malattia avesse colpito una compagna di liceo, una non dimenticata “fiamma“ giovanile, un pezzo di esistenza di ciascuno di noi, insomma.
In quegli anni le canzoni si ascoltavano alla radio, in televisione (in bianco e nero), sul grammofono. I motivi si ballavano non solamente nella più seriosa ed elegante “Sala degli specchi” del Teatro, ma più di frequente nei saloni di qualche abitazione o più spesso ancora in cantine o in garage, ripuliti in tutta fretta e dov’era sufficiente, come arredamento, un tavolino. un giradischi, qualche vinile e sedie impagliate, sulle quali nessuno si sedeva, se non per limonare. Dal soffitto pendeva una ragnatela? pazienza. Di schizzinosi neanche l’ombra. Nel momenti in cui si provava a rubare un bacio, bastava un cenno, uno sguardo ed un amico, spegneva prontamente l’interruttore della luce… La privacy – termine all’epoca sconosciuto – era salva!

Hardy ha rilasciato l’intervista del suo addio definitivo alle esibizioni a “Le Figaro” ed in un passaggio ha aggiunto una frase che ce la fa sentire ancora più vicina, una compagna di viaggio su questa terra su cui tutti siamo ospiti temporanei: “Non ho paura di morire, ma di soffrire”. Il segno del tempo implacabile che avanza, che divora i corpi (ma non i sentimenti) e che muta orizzonti, idee, pensieri. Una frase di questo contenuto Francoise, ai tempi della primavera giovanile, non solo non l’avrebbe scritta, ma non l’avrebbe neppure lontanamente pensata

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