Cultura

Ganbaru, parole dal mondo: l’importanza di fare del proprio meglio con tenacia e risolutezza

Nel nuovo appuntamento della rubrica Parole dal Mondo, Ganbaru; un verbo giapponese che allude all’importanza di dare il meglio di sé stessi, lavorando con coraggio e determinazione.

Ganbaru, etimologia e usi del termine

Il verbo Ganbaru è una forma molto comune in giapponese e, letteralmente, si rende con  “lavorare tenacemente in tempi difficili”. La parola Ganbaru si compone da due ideogrammi: Il primo gan (頑), che risulta anche in composti come ganko (頑固, testardo) o, anche,  gankyou (頑強, tenacia). Haru (張 る), invece, è un verbo che semanticamente si rende con significati molteplici: tirare o, ancora, stendere. La fusione di questi porta alla creazione del verbo Ganbaru il quale, a sua volta, possiede due significati differenti. La prima versione pare derivi da un termine utilizzato nel periodo Edo (1603-1868). L’accezione data al termine in questo periodo, poi divenuto di uso meno comune, sembra si traduca con il verbo guardare. L’espressione era infatti utilizzata per riferirsi alle sentinelle e al loro compito, quello di fare la guardia al castello. Il termine, in questa trasposizione, cambiava nella sua fonetica con ganharu (眼張る).

Il secondo significato è quello di uso più comune e si riferisce a sopportare le avversità, senza arrendersi, facendo del proprio meglio per il raggiungimento degli obiettivi prefissati; più che un verbo, come spesso accade per le parole intraducibili da una lingua all’altra, è una vera e propria concezione di vita. L’attenzione di Ganbaru si concentra sull’importanza del finire una mansione, un compito, fino a quando non si è raggiungo lo scopo prefissato. Il coraggio e gli sforzi per superare gli ostacoli, così come la concezione di evitare una qualsivoglia resa o sconforto, sono concetti fondamentali in Giappone e nella sua cultura.

Significati diversi in base all’occasione e origine dal concetto di Gaman

Ganbaru è un verbo che non ha una traduzione fissa. Può essere tradotto in vari modi e tutto dipende dalla circostanza e dal contesto in cui si utilizza; “impegnare tutto se stesso in un obiettivo per portarlo a termine”, ”fare del proprio meglio”, ”sopportare con coraggio le difficoltà”. Ma si può rendere anche con “persistenza”, “tenacia”, “risolutezza” e “duro lavoro” che, nella cultura giapponese, sono valori fondamentali. Quello che è certo, è che si focalizza sul concetto di impegno; la diligenza, il duro lavoro, la determinazione e la perseveranza sono i pilastri della società nipponica.Tuttavia, Ganbaru origina da un altro concetto che è Gaman (我慢, pazienza o perseveranza). Il Gaman, però, è un concetto passivo poiché implica la sopportazione di una data situazione, senza lamentarsi; non implica azioni proattive affinché si giunga alla tappa agognata. Il messaggio di Ganbaru è invece molto positivo poiché incita all’azione per raggiungere la meta, nonostante le difficoltà incontrate sul proprio cammino.

Esiste, però, un risvolto negativo. L’utilizzo del verbo può essere controproducente nel momento in cui, l’accezione della parola, incoraggia una persona nel compiere un’azione e questa persona fallisce; in questo circostanza, la colpa sarà solo sua perché non si è impegnata abbastanza. Se per chi pronuncia questa espressione di incoraggiamento il termine Ganbaru si connota di valenza positiva, chi ascolta potrebbe pensare che gli stiano rivolgendo un velato rimprovero dovuto a un impegno poco diligente. Molto spesso, in Giappone, studenti e lavoratori sono spinti a una mole di lavoro eccessiva sforzandosi fino allo sfinimento. Un lato della medaglia che conduce al karoushi: morte per il troppo lavoro. E spesso, per timore di risultare pigri o gaglioffi, si continua a viaggiare sulle vie del Ganbaru per non risultare, per l’appunto, Gaman: neghittoso, fannullone o scansafatiche.

Stella Grillo

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Stella Grillo

Io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere. (Quando contano, naturalmente.) Perciò dati biografici non ne do, o li do falsi, o comunque cerco sempre di cambiarli da una volta all'altra. Mi chieda pure quello che vuol sapere e glielo dirò. Ma non le dirò mai la verità, di questo può star sicura. Italo Calvino
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