A Gaza arriveranno 120 milioni di euro dall’Unione Europea. Lo scopo è la ripresa e la ricostruzione. Ma basteranno?
L’Unione Europea ha deciso di destinare 120 milioni di euro nel 2025 per la ricostruzione della Striscia di Gaza. Un pacchetto che mira a fornire aiuti alimentari, assistenza sanitaria e infrastrutture per l’accesso all’acqua potabile, mentre si tenta di garantire l’attuazione del cessate il fuoco tra Israele e Hamas. La Commissione europea non ha partecipato ai negoziati che hanno portato all’accordo, ma si propone di agire immediatamente sul campo.
Politica e pressione su Gaza e i milioni: il ruolo dell’Unione Eropea
Non si tratta solo di un impegno economico: Bruxelles si prepara a intensificare la sua pressione politica. La BAM Rafah, missione dell’Unione Europea al valico di Rafah, potrebbe essere riattivata per monitorare i movimenti di confine, mentre il sostegno all’Autorità Palestinese viene rinnovato per favorire una sua eventuale riabilitazione nella Striscia. Ma il cammino è tutt’altro che semplice. Hugh Lovatt, analista dello European Council on Foreign Relations, sottolinea che l’Unione ha i mezzi per influenzare le dinamiche interne: la leva finanziaria esercitata sul presidente Mahmoud Abbas potrebbe favorire un ritorno dell’Autorità Palestinese a Gaza. Tuttavia, la reticenza di Abbas e il rifiuto israeliano complicano il quadro.
Divisioni tra i membri: il nodo del consenso
L’efficacia dell’intervento europeo dipenderà dalla capacità dei 27 Stati membri di superare le loro divisioni interne. Il conflitto israelo-palestinese ha da sempre polarizzato le posizioni degli Stati europei, con alcune nazioni più vicine a Israele e altre decisamente solidali con la causa palestinese. La frattura indebolisce la capacità dell’UE di agire come un attore geopolitico unito. “Spetta all’Unione Europea decidere se vuole essere maggiormente coinvolta,” commenta Lovatt, evidenziando che senza una strategia chiara, il ruolo europeo rischia di rimanere marginale e poco incisivo.
A Gaza 120 milioni dall’Unione Europea, ma è un aiuto sufficiente?
Nonostante la portata degli aiuti annunciati, l’impatto reale delle misure europee resta incerto. La Striscia di Gaza è piegata da anni di conflitti, con una popolazione che vive sotto assedio e in condizioni drammatiche. La ricostruzione, in assenza di una soluzione politica stabile e duratura, rischia di trasformarsi in un investimento ciclico, incapace di cambiare realmente il futuro dell’enclave palestinese. Mentre Bruxelles si appresta a investire risorse ingenti per Gaza, il vero nodo resta politico. Senza un coinvolgimento più deciso dell’UE nelle trattative e un’azione coordinata tra i 27 Stati membri, il rischio è che gli aiuti siano solo una toppa temporanea su una ferita che continua a sanguinare. E intanto, a Gaza, si continua a vivere sull’orlo del collasso.
Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine





