Gaza, la fame come arma: il disastro annunciato della Gaza Humanitarian Foundation. Possibile che nessuno abbia più a cuore i diritti umani? Nella Striscia di Gaza, la distribuzione di aiuti umanitari si è trasformata in una tragedia. La Gaza Humanitarian Foundation (GHF), un’organizzazione sostenuta da Stati Uniti e Israele, ha preso il controllo delle operazioni di assistenza, sostituendo le agenzie umanitarie internazionali. Tuttavia, la sua gestione ha suscitato gravi preoccupazioni e critiche da parte della comunità internazionale.

A Gaza si muore di fame:

Secondo quanto riportato da testimoni e fonti mediche, il 1° giugno 2025, almeno 31 palestinesi sono stati uccisi e oltre 120 feriti vicino a un punto di distribuzione degli aiuti a Rafah, nel sud della Striscia. Le forze israeliane avrebbero aperto il fuoco sui civili che si avvicinavano al sito gestito dalla GHF. L’esercito israeliano ha negato la responsabilità, affermando di aver sparato solo colpi di avvertimento.

La GHF è stata istituita nel febbraio 2025 come alternativa alle agenzie umanitarie tradizionali, con l’obiettivo dichiarato di impedire che gli aiuti finissero nelle mani di Hamas. Tuttavia, la sua struttura e operatività hanno sollevato dubbi sulla neutralità e l’efficacia dell’organizzazione. I centri di distribuzione, situati principalmente nel sud di Gaza, sono protetti da contractor statunitensi e monitorati dalle forze israeliane. I beneficiari devono sottoporsi a controlli biometrici per verificare l’assenza di legami con Hamas.

A Gaza c’è un genocidio, fame, crimini di guerra, come se niente fosse

La comunità internazionale ha espresso preoccupazione per l’approccio della GHF. Le Nazioni Unite e diverse ONG hanno criticato la militarizzazione dell’assistenza umanitaria e l’esclusione delle agenzie tradizionali. Il capo umanitario delle Nazioni Unite, Tom Fletcher, ha definito la GHF una “foglia di fico per ulteriori violenze e spostamenti” dei palestinesi a Gaza.

Il 25 maggio 2025, Jake Wood, ex direttore esecutivo della GHF, ha rassegnato le dimissioni, affermando che era impossibile rispettare i principi umanitari fondamentali all’interno dell’organizzazione. Ha anche sollecitato Israele a consentire l’ingresso di maggiori quantità di aiuti attraverso tutti i canali disponibili.

Gli aiuti umanitario faticano ad entrare:

La situazione umanitaria a Gaza rimane critica. Dopo un blocco di 11 settimane, Israele ha consentito l’ingresso di un numero limitato di camion con aiuti, ma le forniture sono insufficienti per soddisfare le esigenze della popolazione di oltre 2 milioni di persone. La GHF ha dichiarato di aver distribuito circa 6 milioni di pasti nella sua prima settimana di operazioni, ma le necessità superano di gran lunga questa cifra.

In questo contesto, la gestione degli aiuti da parte della GHF solleva interrogativi sulla politicizzazione dell’assistenza umanitaria e sull’effettiva capacità di rispondere alle esigenze della popolazione civile di Gaza. La comunità internazionale continua a monitorare la situazione, esortando a soluzioni che rispettino i principi umanitari e garantiscano un’assistenza efficace e imparziale.

A Gaza la fame ci insegna che oggi “diritto” significa “giustizia” ma è una parola vuota

Il diritto internazionale e quello umanitario esistono, sulla carta, per proteggere i popoli da guerre, violenze e soprusi. Ma quando la loro applicazione dipende dal consenso degli Stati più potenti, quando viene sospesa di fronte ai crimini di chi ha il potere economico e militare di violarli impunemente, si rivelano per quello che sono: strumenti ideologici dell’egemonia. Non sono leggi universali, ma armi dei dominanti, che se ne servono per legittimare guerre, occupazioni, fame, deportazioni.

La Striscia di Gaza ne è la dimostrazione più feroce. Il popolo palestinese, martoriato, affamato, tenuto sotto assedio e bombardato, continua a morire anche mentre fa la fila per un sacchetto di farina. Nel silenzio complice delle istituzioni internazionali. Così, le Convenzioni di Ginevra si svuotano, i tribunali si indeboliscono, la legge cede il passo alla brutalità della forza. Così, i principi umanitari si riducono a mera retorica umanista, utile solo a mascherare il dominio dell’imperialismo globale e del colonialismo di nuovo corso. Finché non saranno gli oppressi a riscriverli, con i propri corpi e le proprie lotte, questo diritto non sarà mai dalla parte della giustizia.

Maria Paola Pizzonia