Per come è attualmente gestita ed organizzata l’attività giovanile, la figura del genitore di un golfista (giovane) è alla base per una qualsiasi partecipazione ad allenamenti, gare e molto altro.

C’è da dire che se il piccolo -o la piccola- ha manifestato interesse ed in seguito anche passione per questo sport, il tutto è quasi sempre dovuto ai genitori – quasi sempre il padre – che già giocano o frequentano circoli golfistici e che in qualche modo hanno messo un ferro – generalmente un putt – in mano al pargolo quasi infante. La vita da genitore di un golfista comincia così…

Il Club dei giovani

Ecco quindi che la prole viene iscritta al “club dei giovani” del proprio Circolo fino dall’età di 7-10 anni con la speranza che scatti la scintilla ed il gioco del golf possa essere considerato come uno degli sport dei giovani della famiglia. Dico “uno degli sport” in quanto è assolutamente raccomandabile non circoscrivere a questa disciplina l’attività sportiva dei figli in così tenera età. In primis perchè il Club dei giovani si articola generalmente in una unica sessione di un paio d’ore (solitamente domenicale) per consentire al resto della famiglia di frequentare la garetta di circolo, con improperi annessi. Inoltre perchè in tenera età è importante iniziare altri tipi di sport un po’ più atletici e mobilitanti, magari propedeutici al golf stesso.

Genitore di golfista
giovani golfisti in allenamento
Photo credits: www.juniorgolfny.com

La prima gara

Dopo qualche lezione si presenta la prima gara, lo scenario è spesso un campo pitch-and-put nelle immediate vicinanze della città. I figli vengono accolti da una manciata di maestri e collaboratori del circolo e preparati per la gara. I genitori possono guardare da lontano ma non interferire con i piccoli golfisti. I più fortunati si offrono di fare da “tutor” in squadre dove ovviamente non ci sono i propri figli. Il resto passa tutto il pomeriggio a girellare – sempre a debita distanza- fra le 9 buche confabulando con altri genitori. Alla fine: premiazione, medaglia – giustamente – per tutti e meritata merenda.

Genitori multifunzione

Dopo la famosa acquisizione dell’handicap, si potrà partecipare a qualche circuito, prima regionale -gare sempre di un giorno – poi anche a qualche gara nazionale o addirittura Campionato. Per queste ultime sarà necessario pernottare fuori almeno una notte con tutto quel che ne consegue.
Qui il genitore del golfista “Baby” dovrà tramutarsi: oltre che in tour operator, in esperto delle gare pensando all’iscrizione, al tee-time per la prova campo, ai tempi giusti per la sveglia e la presentazione al campo per il riscaldamento e per la gara. Anche in campo nazionale, vige il “daspo” e non è possibile avvicinarsi ai giocatori neanche per la somministrazione di acqua e snack dopo le prime 9 buche: devono imparare ad essere autonomi. Il genitore dovrà pertanto sincerarsi di aver ben rifornito la sacca del giovane con acqua, barrette, mandorle e quant’altro da lui gradito.

Genitore di golfista
premiazione di un Pinocchio sul Green a Montelupo G.C.
Photo credtis: federgolftoscana

Necessari

E’ quindi impossibile pensare ad una attività giovanile senza il fattivo supporto della famiglia. Aggiungiamo a questo che quasi mai il circolo Golf è a distanze percorribili in autonomia e/o con mezzi pubblici. Quindi anche gli allenamenti – che nel prosieguo dell’attività diventano quasi quotidiani- devono contare sull’aiuto di un genitore. Al che la domanda sorge spontanea: ma questo genitore, un lavoro, non ce l’ha? Probabilmente sì, ma i golf club non possono contare solo sull’amore per i figli… quello è un mestiere a parte.

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