Il giallo è il colore di più difficile interpretazione, in quanto gli aspetti ad esso legati sono sempre stati ambivalenti se non addirittura opposti, rendendo quindi la lettura psicologica di questa tinta estremamente variabile e contraddittoria.
Il giallo nell’antica Roma
Questa dicotomia emerge sin dall’antica Roma, dove il giallo era sì il colore indossato dalle matrone atto a simboleggiare il loro status di donne sposate, ma anche la tinta utilizzata per schernire gli effeminati. Cicerone, nella Pro Milone, fa una satira di Publio Clodio Pulcro, suo acerrimo nemico, alla cui base vi è una dettagliata descrizione di un travestimento da questi messo in atto allo scopo di entrare di nascosto nella casa di Cesare per sedurre sua moglie, Pompea Silla. Cicerone considera la crocota (letteralmente “abito color zafferano”) di Clodio un vero e proprio simbolo di depravazione morale e tradimento dell’ordine sociale.

Medioevo: in bilico tra giallo e oro
Nel Medioevo la sorte del giallo cambia nuovamente, complice la netta divisione che si viene a creare tra oro e giallo. Il primo, diretto simbolo della luce divina, incontra una fortuna senza precedenti, e viene utilizzato nell’ambito sacro, diventando protagonista delle vesti liturgiche, delle icone e delle miniature.

Iconografia del traditore
Il giallo invece viene relegato alla sua connotazione negativa di colore della bile; considerando le teorie mediche medievali, in cui a ogni organo è associato un sentimento, il giallo diventa la secrezione dei collerici, dei gelosi, degli invidiosi e dei traditori. In questo senso, il personaggio che più di ogni altro segna la sfortunata sorte di questo colore è Giuda Iscariota, la cui iconografia dal medioevo in poi lo vede con una veste giallognola, a simboleggiare l’archetipo del traditore.

Il giallo protagonista dell’Arte
Nel Seicento, la scoperto del “disco” di Newton rimette nuovamente in discussione l’origine e il ruolo di tutti i colori; in particolare, al giallo viene finalmente conferito lo statuto di colore primario. Tuttavia questo non riesce a modificare le sue sorti; esso viene riabilitato solo più tardi dagli Impressionisti, in particolare da Paul Cezanne, e soprattutto da William Turner il quale, ossessionato dalla rappresentazione della luce, indaga ogni possibile tonalità e potenzialità espressiva di questo colore.

Da qui in poi la Storia dell’Arte si mostra decisamente più clemente nei confronti del giallo: in particolare, Van Gogh lo eleva a mezzo espressivo per esorcizzare la sua paura della morte; Gauguin addirittura dipinge il Cristo Giallo. Anche i Secessionisti, primo fra tutti Klimt, danno la possibilità a questo colore di diventare protagonista di numerose opere.

Novecento: il giallo tra noir e protesta
Nel Novecento il giallo diventa nuovamente ambivalente; questo è dovuto soprattutto alla natura stessa del colore, che si presta a essere utilizzato come monito in quanto visibile da lontano, come per esempio nella segnaletica stradale; come protesta a causa del fatto che risulti essere stridente, come i gilet gialli francesi; come scandalo, dato che che la stampa di quel settore di chiama Yellow Press. In ultimo, ma non assolutamente per importanza, nel 1929 Arnoldo Mondadori decide di creare una collana di romanzi polizieschi in cui la copertina è gialla. Questa scelta si rivelerà talmente felice da diventare un vero e proprio nome per il genere noir stesso, il cui sinonimo ad oggi è “giallo”.

“And it was all yellow”
La musica ha decisamente celebrato il giallo, rendendo questa tinta protagonista di brani indimenticabili che hanno attraversato generazioni intere. Primo fra tutti è chiaramente Yellow Submarine, capolavoro dei Beatles datato 1966 in cui la parola “yellow” viene ripetuta per quasi metà canzone. Nel 2000 i Coldplay arrivano a scalare le classifiche di tutto il mondo con quello che si rivelerà essere uno dei brani più riusciti degli ultimi vent’anni, Yellow, il cui verso emblematico recita and it was all yellow.
Nel marketing il giallo è stato ampiamente utilizzato: solitamente viene associato all’energia, da qui la scelta di inserirlo nel logo di grandi compagnie energetiche come Shell, Eni, Q8 o Agip; sempre per un discorso di affinità, il giallo rappresenta oggi anche il concetto di dinamicità e innovazione, ecco spiegato il suo utilizzo da National Geographic e Nikon.

A differenza delle altre arti visive, il cinema ha fatto un ampio uso del giallo, considerando la sua totalità e non una piccola parte. Ne’ Il mago di Oz del 1939, la strada che Dorothy/Judy Garland percorre con i suoi compagni di viaggio è gialla; in Kill Bill la protagonista Beatrix Kiddo, interpretata da Uma Thurman, indossa una tuta gialla che è diventata iconica. Wes Anderson, uno dei registi la cui estetica è decisamente influenzata dai colori, utilizza moltissimo giallo nella color dei suoi film e veste spesso i suoi protagonisti di giallo, dandogli una valenza di quieta eccentricità.

Il giallo nella moda: Versace
All’interno dell’universo variopinto e sempre in cambiamento che è la moda, il giallo è stato riabilitato in tutte le sue tonalità. In questo senso il protagonista assoluto è Versace: l’utilizzo dell’oro come simbolo della preziosità della donna è una costante che tutt’oggi è presente in tutte le collezioni, senza nulla togliere all’utilizzo della tinta vera e proprio, stridente, accattivante e protagonista come l’ideale di donna che veste Versace.

Il giallo è quindi il colore dicotomico per eccellenza; le sue innumerevoli varianti, oro, ocra, terra di Siena, canarino sono tutte metafore delle sue innumerevoli facce. Tuttavia, la sua capacità di adattarsi al contesto e cambiare volto, lo rende oggetto di una sfida da parte di chi con bravura e coraggio riesce ad esaltare la sua parte migliore.
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