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Maggio 8, 2021, sabato

Gian Marco Moratti, la storia del “petroliere silenzioso” e marito di Letizia Moratti

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La fortuna dei Moratti risale al padre Angelo, un uomo di origini modeste che si è fatto da sé e che è arrivato a possedere la raffineria Saras in Sardegna, una delle più grandi del Mediterraneo. I figli, questo va detto, pur essendo fra i più ricchi della città, non hanno mai ostentato il loro stato. Massimo lo si trovava facilmente nella pizzeria vicino a casa, sua moglie (attivista dei verdi) la si incontrava sempre in giro per il centro in bicicletta.

Dei Moratti era il meno noto, il meno mondano. Suo fratello Massimo è stato presidente dell’Inter come il padre, sua moglie Letizia sindaco di Milano. Lui no. «Ho iniziato a lavorare il 4 marzo 1955. Il primo giorno papà mi disse: “Se sei conosciuto e hai successo ti fanno fuori.” Sono tutt’altro che muto, ma ho cercato di far parlare di me il meno possibile. E ho vissuto bene», ha raccontato.

Anche nei mesi della malattia ha lavorato come presidente della Saras, la raffineria fondata dal capofamiglia nel 1962. Era lui il nuovo capofamiglia e diceva che ai suoi figli aveva insegnato a fare gli imprenditori «come me, non a specializzarsi in qualche ramo finanziario, perché rischi di trovare sempre qualcuno più specialista di te».

Ha avuto quattro figli. Due erano nati dalle prime nozze con Lina Sotis: Angelo, nato nel 1963 ora vice presidente della Saras e membro del consiglio dell’Inter, e Francesca. Dal matrimonio con Letizia Brichetto ha avuto Gilda e Gabriele.

Non era solo Milano la sua casa. San Patrignano era l’altra che aveva scelto. Con fondi e presenza aveva contribuito alla comunità per il recupero dei tossicodipendenti fondata da Vincenzo Muccioli. Un impegno che ha sempre condiviso con la moglie, ministro e sindaco del capoluogo lombardo.

La famiglia di Gian Marco era più discreta. In pratica era molto difficile incontrarla, preferiva vivere in casa propria (due piani in centro con vista sul Duomo, con piscina e giardino). Negli anni 70 e 80 c’era un piccolo esercito di guardie private a protezione di tutti i rampolli Moratti. Gian Marco, anche se era difficile sentirglielo ammettere, doveva coltivare qualche senso di colpa per tanta ricchezza. E infatti per moltissimi anni ha dedicato moltissimi soldi e il suo tempo libero alla fondazione e alla crescita della comunità di San Patrignano. Ricordo, e all’epoca la cosa mi stupì moltissimo, che quasi tutti i week end, per anni, Gian Marco e famiglia andavano nella comunità a fare lavoro sociale invece di correre a Saint Tropez a ballare. Quando capitava qualche problema (ragazzi in fuga o che stavano male) tutte le risorse della famiglia erano mobilitate per cercare un rimedio.

Ma non era questo il solo intervento. In un’altra occasione un chirurgo famoso fu fatto correre in Italia dall’America con un volo speciale per curare una persona cara. Quando dovevano assumere qualche collaboratore, i Moratti gli spiegavano che in cambio di una fedeltà e dedizione assolute, avrebbero pensato loro a ogni problema: scuole dei figli, alloggio, malattie.

L’idea di Gian Marco, insomma, era che il mondo è una grande famiglia. Lui, certo, non poteva arrivare ovunque, ma faceva il possibile. Però era anche un uomo d’affari di qualità. Si occupava di petrolio e del petrolio sapeva tutto. Conosceva tutti i protagonisti di quel mondo, era al corrente di tutte le novità. Per una stagione era anche stato nominato presidente degli industriali chimici e avrebbe, se lo avesse voluto, fare carriera nel mondo confindustriale. Ma non gli interessava proprio. Preferiva tornare a casa sua.

In un certo senso si può dire che è stato una delle due facce del milanese di successo: Berlusconi avido di palcoscenico e di trionfi, Gian Marco discretissimo, quasi anonimo. Non lo si è mai visto in giro, difficilmente la gente lo avrebbe riconosciuto per strada, ma dietro molti eventi c’era la sua mano

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