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Gennaio 19, 2021, martedì

Gianbattista Marino, il Barocco in poesia

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Napoli, 18 Ottobre 1569. Nella città partenopea al confine tra sacro e profano, nacque Giovan Battista Marino, destinato a diventare uno dei poeti più influenti del Barocco Italiano ed europeo. La sua opera principale è l’Adone, un poema in ottave lunghissimo all’insegna dell’esaltazione manierista della bellezza. Il Marino trovò nella Napoli spagnola il luogo di perfetta ispirazione letteraria: durante il corso del 1600, la città era massima espressione della raffinatezza spagnola. In questo periodo fu costruita la chiesa del Gesù Nuovo, struttura di riferimento per pensare alle caratteristiche del Barocco.

Napoli nel 1600, web generico Marino
Napoli nel 1600, web generico

Marino, il Barocco ed il Manierismo

Per comprendere a pieno lo stile di Marino occorre delineare le caratteristiche del Barocco e del Manierismo. In Italia, attorno al XVII nacque una nuova corrente artistica-culturale. Si tratta di un nuovo movimento dedito alla mistificazione ed all’esaltazione della bellezza: a questo periodo riconduciamo le opere del Bernini come l’Estasi di Santa Teresa e creazioni ricche di dettagli di color oro. Le tematiche sono spesso collegate ad i miti del periodo greco classico. In contemporanea, un’altra corrente artistica che si sviluppò fu il Manierismo. La parola Manierismo veniva da maniera: la maniera d’ispirazione era quella di Tiziano e Raffaello, grandissimi pittori del Rinascimento.

Estasi di Santa Teresa, Bernini. Web generico
Estasi di Santa Teresa, Bernini. Web generico

In questo clima di raffinatezza e rindondanza, la poesia subisce grandi cambiamenti. In particolare, diventa anch’essa mezzo di esaltazione della bellezza mitica. Il poema di Marino entra perfettamente a far parte di questa corrente, tanto da influenzarla.

Non superbisca ambizioso il Sole
di trionfar fra le minori stelle,
ch’ancor tu fra i ligustri e le viole
scopri le pompe tue superbe e belle.
Tu sei con tue bellezze uniche e sole
splendor di queste piagge, egli di quelle,
egli nel cerchio suo, tu nel tuo stelo,
tu sole in terra, et egli rosa in cielo.

La citazione è tratta dall’Elogio della Rosa, uno dei canti più celebri dell’Adone. Viene dunque elogiata la bellezza di un fiore, confrontandolo ad altri elementi della natura. La natura è spesso, infatti, protagonista delle poesie del periodo. Talvolta, come in questo caso, la natura si fa da interprete dell’uomo: la rosa elogiata è Venere, di cui il Dio Adone è innamorato.

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