In Giappone il tasso di interesse, da sempre vicino allo 0%, è aumentato dallo 0,5 allo 0,75%. Un incremento che potrebbe apparire irrilevante, ma si identifica come il valore maggiore raggiunto dal 1995.
Il Giappone interviene sulla deflazione
La Banca del Giappone, pur avendo aumentato il tasso d’interesse, è comunque tra i più bassi delle maggiori economie. Ad esempio la Banca centrale europea aveva fissato il tasso d’interesse tra il 2 e il 2,4%. La differenza tra i tassi giapponesi e quelli delle altre economie rappresenta uno dei fattori che ha contribuito al deprezzamento dello yen e all’inflazione – aumento generalizzato dei prezzi di beni e servizi -, che ormai già da più di tre anni supera l’obiettivo del 2% fissato dalla Banca centrale.
L’aumento dei tassi d’interesse serve a contenere l’inflazione, andando a intervenire sull’andamento dei prezzi. Un fenomeno estraneo al Giappone, generalmente costretto a intervenire sulla deflazione – riduzione generalizzato dei prezzi di beni e servizi – e sulla debolezza dell’economia. Pertanto, la Banca del Giappone ha tentato di lasciato invariati i tassi d’interesse, fino al 2024. Il Giappone, per accrescere i consumi, ha stanziato 100 miliardi di euro nel settore della difesa, della costruzione di navi e dei semiconduttori. L’altra parte degli investimenti, invece, saranno destinati alla vendita di titoli di stato.
Stefania Cirillo





