L’amministrazione della prima ministra Sanae Takaichi ha avviato un dibattito in merito alle normative riguardanti l’orario lavorativo, parlando di un possibile allentamento. I rappresentati sindacali temono che le “riforme dello stile di lavoro” (work-style reforms) introdotte negli ultimi anni possano subire una battuta di arresto. Uno scenario che vede i dipendenti costretti a turni più lunghi è allarmante, specie tenendo conto dei decessi causati dal sovraccarico di lavoro.
Il Giappone necessita di una riforma dello stile di lavoro ferrea
A seguito della notizia di un possibile allentamento delle normative riguardati l’orario lavorativo, riemergono le parole di Yukimi Takahashi. La donna, ora sessantatreenne, è la madre di Matsuri Takahashi, una ragazza che il giorno di Natale del 2015 si è suicidata all’età di 24 anni. Matsuri, neoassunta presso la Dentsu (importante agenzia pubblicitaria) era costretta a orari lavorativi massacranti. La ragazza trascorreva spesso tutto il giorno a lavoro, tornando a casa anche alle cinque del mattino e arrivando a collezionare circa 105 ore di straordinari. A settembre fu il governo giapponese a stabilire che la causa del suicidio era da ricondurre al sovraccarico di lavoro. Da quel momento, diverse realtà hanno esercitato frequenti pressioni su Dentsu affinché riducesse la quantità di straordinari dei suoi dipendenti.
Matsuri prima di togliersi la vita lasciò una nota alla madre in cui le chiedeva: «Perché è tutto così faticoso?». Anche se le autorità hanno costretto l’agenzia pubblicitaria a ridurre gli straordinari, Dentsu non è l’unico ambiente lavorativo in cui si verificano dinamiche analoghe. La morte per sfinimento in Giappone è così comunque che esiste una parola, “karoshi”, per descriverla. Secondo i dati governativi, circa 2.000 persone all’anno si tolgono la vita a causa dell’eccesso di lavoro. Pertanto, il rallentamento delle normative preoccupa. Il Giappone non era vicino alla risoluzione del problema, ma stava intraprendendo la giusta strada. In possibile passo indietro potrebbe annullare gli sforzi compiuti fino ad oggi.
«Non permettere mai più che una simile tragedia accada», tuttavia i decessi continuano
Lo scorso dicembre, infatti, Yukimi Takahashi ha tenuto una conferenza stampa estremamente commovente poco prima del decimo anniversario della morte della figlia. La donna, proprio a causa dei decessi causati dal lavoro eccessivo, ha chiesto maggiori sforzi per prevenirli. «Voglio che (questo Paese, ndr) spinga ulteriormente la riforma dello stile di lavoro e renda questo luogo un Paese dove tutti possano vivere con speranza», ha dichiarato Yukimi.
Nel gennaio del 2017, l’allora primo ministro Shinzo Abe aveva dichiarto: «Con la ferma determinazione di non permettere mai più che una simile tragedia accada, ci impegneremo a correggere i lunghi orari di lavoro». Nel giugno del 2018 il parlamento giapponese ha approvato la legislazione sulla riforma dello stile di lavoro. Quest’ultima ha stabilito dei limiti agli straordinari, contenendoli entro le 45 ore mensili e le 360 annuali. Queste disposizioni hanno stabilito per la prima volta in modo esplicito le violazioni sugli straordinari all’interno del Labor Standards Act.
Il fenomeno “karoshi” non è sparito, quindi un allentamento delle regolamentazioni sugli orari è preoccupante
Tuttavia, le limitazioni agli straordinari non hanno impedito che le morti per sovraccarico di lavoro si verificassero. Il Ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare ha riconosciuto, nel 2024, 1.304 casi legati all’eccesso di fatica: tra decessi, suicidi e malattie. Yukimi ha dichiarato: «Come famiglie delle vittime, ci siamo battute per garantire che nessun altro debba subire ciò che abbiamo passato noi, ma i decessi per eccesso di lavoro non sono diminuiti». Nell’attuale contesto lavorativo giapponese ancora fortemente teso, lo scorso ottobre Takaichi ha incaricato i funzionari governativi di esaminare la possibilità di allentare le regolamentazioni sugli orari di lavoro.
Diversi rappresentanti dei datori di lavoro hanno chiesto di ampliare il ventaglio di mansioni coperte dal “sistema di lavoro discrezionale” (discretionary labor system). In questo modo alcuni dipendenti verrebbero pagati sulla base del presupposto di aver lavorato un numero predeterminato di ore, indipendentemente dal tempo effettivo trascorso a lavoro. Pur essendo stato promosso dal governo come un modo per sostenere gli «stili di lavoro diversificati e flessibili», i rappresentanti hanno espresso timore per un possibile prolungamento degli orari. Il rischio è tangibile, specie perché i decessi causati dal sovraccarico di lavoro sono rimasti stabili. Fare un passo indietro adesso significa rinnegare quelle morti e prediligere il profitto alla salute fisica e psicologica dei dipendenti.
Stefania Cirillo





