Giorgia Meloni è indecisa se aderire al Board of Peace, il comitato internazionale promosso dal presidente statunitense Donald Trump che dovrebbe gestire la transizione nella Striscia di Gaza. Per Meloni la scelta non è stata facile ed è arrivata al termine di giorni di grande incertezza, ambiguità e ripensamenti. Ma alla fine, forse, hanno prevalso le diffidenze rispetto all’iniziativa: il comitato ha funzionamenti poco chiari, regole d’ingaggio inusuali e potenzialmente in contrasto con la Costituzione, e inoltre prevede il coinvolgimento più o meno diretto di leader mondiali con cui l’Italia ha rapporti tribolati, come il presidente russo Vladimir Putin e quello bielorusso Aleksandr Lukashenko.
Tra lunedì e martedì diversi capi di Stato e di governo europei avevano annunciato o lasciato intendere che non avrebbero partecipato.
Tra fine dicembre e inizio gennaio Meloni ne aveva parlato almeno un paio di volte direttamente con Trump, dando la propria disponibilità. Il 18 gennaio scorso, parlando da Seul, in Corea del Sud, dove era impegnata per una missione, aveva poi ufficializzato la notizia mostrando un certo entusiasmo. «Sì, anche l’Italia è stata invitata a partecipare al Board of peace», aveva detto. Aggiungendo: «penso che l’Italia possa giocare un ruolo di primo piano nella costruzione del piano di pace e quindi siamo pronti a fare la nostra parte». E ancora: «siamo contenti e faremo del nostro meglio per dare il nostro contributo, che pensiamo possa fare la differenza».
Cosa è successo per far cambiare idea alla Meloni sul Board of Peace
Sul Board per Gaza “la posizione dell’Italia è di apertura: noi siamo aperti, disponibili e interessati. Per almeno due ragioni.
“La prima è che l’Italia può giocare un ruolo unico nella realizzazione del piano di pace per il Medio Oriente e nella costruzione della prospettiva dei due Stati e poi in generale non considererei una scelta intelligente da parte dell’Italia e dell’Europa quella di autoescludersi in un organismo che comunque è interessante. C’è per noi un problema costituzionale di compatibilità perché dalla lettura dello statuto è emerso che ci sono alcuni elementi di incompatibilità con la nostra Costituzione, questo non ci consente di firmare sicuramente domani, però ci serve più tempo, c’è un lavoro che va fatto, ma la mia posizione rimane di apertura”. Lo ha detto la premier Giorgia Meloni, ospite della puntata per i 30 anni della trasmissione Porta a porta, in onda questa sera su Rai1. “La questione legale e regolamentare – ha spiegato – è soprattutto in rapporto all’articolo 11” della Costituzione, “quello per cui noi possiamo cedere pezzi della nostra sovranità in condizioni di parità tra gli Stati. E questo può essere incompatibile con alcuni articoli dello statuto” del Board of Peace per Gaza.





