«La notizia di oggi è questa. Il procuratore della repubblica Lo Voi, lo stesso del – diciamolo – fallimentare processo a Matteo Salvini per sequestro di persona, mi ha appena inviato un avviso di garanzia per i reati di favoreggiamento e peculato in relazione alla vicenda del rimpatrio del cittadino libico Almasri. Avviso di garanzia inviato anche ai ministri Nordio, Piantedosi e Mantovano». Ad annunciarlo è lei stessa con un video pubblicato sui social. La premier Giorgia Meloni è indagata per la liberazione del capo capo della polizia giudiziaria libica Njeim Osama Almasri, avvenuta la settimana scorsa.

L’uomo era finito in stato di fermo a seguito di un mandato d’arresto internazionale, per poi essere rilasciato qualche ora dopo a causa della mancata convalida da parte di un giudice. Il governo italiano ha permesso ad Almasri di rientrare in Libia con un volo di Stato, scatenando la reazione della Corte Penale Internazionale, che da anni indaga sulle sue azioni. Da tempo, l’Italia ha consolidati accordi con le milizie libiche riguardo alla gestione (violenta) dei flussi migratori. Un fattore che, a detta di molti, avrebbe influito sulle scelte dell’esecutivo.

La difesa di Giorgia Meloni dopo l’avviso di garanzia

Giorgia Meloni
Giorgia Meloni è indagata per favoreggiamento e peculato

L’avviso di garanzia arriva alla vigilia dell’informativa, da parte dei ministri della Giustizia Carlo Nordio e dell’Interno Matteo Piantedosi, prevista per domani in Senato. Almasri è ricercato dalla Corte penale internazionale dell’Aia per crimini di guerra e contro l’umanità. Secondo Meloni, però, si tratta a tutti gli effetti di un attacco politico nei suoi confronti. Per lei, l’origine dell’indagine va fatta risalire alla denuncia dell’avvocato «Luigi Li Gotti, ex politico di sinistra, molto vicino a Romano Prodi, conosciuto per aver difeso pentiti del calibro di Buscetta, Brusca e altri mafiosi».

La presidente ha così ricostruito i fatti: «La Corte penale internazionale, dopo mesi di riflessione, emette un mandato di cattura internazionale nei confronti del capo della polizia di Tripoli. Curiosamente lo fa proprio quando questa persona stava per entrare in territorio italiano, dopo che aveva serenamente soggiornato per circa dodici giorni in altri tre Stati europei. La richiesta non è stata trasmessa al ministero italiano della Giustizia. Per questo, la Corte d’appello di Roma decide di non procedere alla sua convalida. A questo punto, questo soggetto è libero sul territorio italiano. Piuttosto che lasciarlo libero, noi decidiamo di espellerlo e rimpatriarlo immediatamente, per motivi di sicurezza, con un volo apposito come accade in altri casi analoghi. Questa è la ragione per cui la Procura indaga me, il sottosegretario Mantovano e due ministri».

Giorgia Meloni ha infine concluso: «Io penso che valga ora quello che valeva ieri: non sono ricattabile, non mi faccio indimidire. È possibile che per questo sia invisa a chi non vuole che l’Italia cambi e diventi migliore ma anche e soprattutto per questo intendo andare avanti per la mia strada a difesa degli italiani soprattutto quando è in gioco la sicurezza della nazione. A testa alta e senza paura».

Federica Checchia

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