Il 14 agosto 1921 nasceva Giorgio Strehler, tra i padri del teatro del Novecento. Regista, drammaturgo, attore, fondatore del primo teatro stabile a Milano

“Tutto il teatro di Brecht ruota attorno al versuch, al tentativo, alla ricerca, non ha mai un punto fermo. E il teatro umano, dialettico che io ho cercato di portare in scena non fa altro che questo. Non voglio cercare di assecondare il gusto del pubblico ma fare un teatro che sia calato completamente nella realtà…..”

E’ del 13 febbraio 1974 l’intervista rilasciata da Giorgio Strehler a Enzo De Bernardis nel programma Incontri – Fatti e personaggi del nostro tempo, in onda su Rsi, Radiotelevisione svizzera. E a cui ci si può allacciare per parlare del suo contributo alla storia del teatro contemporaneo, nel periodo del dopoguerra, insieme ad un altro autore, altrettanto impegnativo, che stava già portando avanti istanze simili alle sue e gli è stato di ispirazione, ma in Germania: Bertold Brecht.

BERTOLT BRECHT (AUGUSTA 1898-BERLINO EST 1956) PHOTO CREDITS: WEB
BERTOLT BRECHT (AUGUSTA 1898-BERLINO EST 1956) PHOTO CREDITS: WEB

Giorgio Strehler e l’influenza di Bertold Brecht

Quando, nell’aprile del 1963 al Piccolo Teatro di Milano, primo teatro stabile in Italia fondato da Strehler stesso nel ’47, va in scena la Vita di Galileo, il clima culturale è permeato da sospetti e paure verso l’opera dell’autore tedesco. E’ ancora molto forte l’influenza degli ambienti clericali e quest’opera porta all’attenzione il rapporto tra scienza e potere. Lo spettacolo inizia alle 19 e termina solo 5 ore dopo, a notte fonda.

GIORGIO STREHLER - BERLINER ENSEMBLE - PHOTO CREDITS: WEB
GIORGIO STREHLER – BERLINER ENSEMBLE – PHOTO CREDITS: WEB

Un evento in grado di concretizzare le finalità che si proponeva Strehler con il suo teatro: “mettere in moto i grandi problemi e parlare agli uomini come esseri pensanti e senzienti che hanno minimi comuni denominatori sui quali ci si può intendere”. Sia Strehler che Brecht sono considerati i due artefici della rinascita culturale del dopoguerra nei due paesi usciti sconfitti dal conflitto.

Brecht, una volta tornato in patria dopo l’esilio del periodo nazista, nel 1948 fonda a Berlino Est, insieme alla moglie attrice Helene Weigel, la Berliner Ensemble, che riunisce attorno a sé in pochi anni, la classe intellettuale più brillante della Ddr.

Il primo teatro stabile in Italia

Strehler invece dà vita al primo teatro stabile in Italia, una novità assoluta in un paese dove le compagnie erano ancora ambulanti e il teatro in generale versava in uno stato di arretratezza rispetto ad altri paesi europei. Puntare a un teatro di ricerca e innovazione in un periodo di grande difficoltà e incertezza economica è stata la sua ambizione, sostenuta dalla convinzione che il teatro fosse necessario quanto altri servizi forniti dallo Stato ai cittadini.

GIORGIO STREHLER - L'ALBERGO DEI POVERI (C) ARCHIVIO PICCOLO TEATRO DI MILANO
GIORGIO STREHLER – L’ALBERGO DEI POVERI (C) ARCHIVIO PICCOLO TEATRO DI MILANO

L’esordio con l’opera di Gor’kij

Ecco allora l’esordio nel 1947 con L’albergo dei poveri di Maksim Gor’kij, seguiti da Arlecchino servitore di due padroni di Carlo Goldoni, rappresentata da allora ininterrottamente in giro per il mondo, interpretata prima da Marcello Moretti poi da Ferruccio Soleri, ma anche Shakespeare, Cechov, Garcia Lorca, Pirandello. Nel 1956 è la volta dell’Opera da tre soldi, l’opera di Brecht scritta nel 1928 che ha per protagonisti i proletari. Tra gli interpreti Domenico Modugno, Gianrico Tedeschi e la cantante Milva.

GIORGIO STREHLER - RE LEAR (C) ARCHIVIO PICCOLO TEATRO DI MILANO
GIORGIO STREHLER – RE LEAR (C) ARCHIVIO PICCOLO TEATRO DI MILANO

Strehler e Shakespeare, il “padre che spaventa e consola”

A proposito di Shakespeare, quando nel 1977, l’opera viene tradotta dall’inglese da Agostino Lombardo, professore emerito di lingua e letteratura inglese alla Sapienza di Roma, il regista friulano si mostra scontento e il confronto tra i due porta ad una seconda traduzione, “guidata” secondo i canoni strehleriani, completamente diversa dalla precedente. Un’opera tanto innovativa ed efficace nella messa in scena, da far decidere alla Rai di mandarla in onda in versione integrale nel 1981. Con Strehler nasce un nuovo modo di proporre il teatro in tv.

GIORGIO STREHLER - L'OPERA DA DUE SOLDI (C) ARCHIVIO PICCOLO TEATRO DI MILANO
GIORGIO STREHLER – L’OPERA DA DUE SOLDI (C) ARCHIVIO PICCOLO TEATRO DI MILANO

“Non seguo il metodo Stanislvskij”

Nella stessa intervista rilasciata per la tv di Lugano (città in cui è morto nel 1997), a Strehler viene chiesto di rispondere alle critiche che gli venivano mosse, soprattutto quella di voler essere troppo eclettico, passando con troppa disinvoltura da un autore all’altro. Lui risponde che il suo modo di recitare deve essere così, capace di cambiare e di avere una cifra stilistica che corrisponde al testo. Che non segue il metodo Stanislavskij perché “recitare le cose vere nel modo più vero possibile alla fine sarebbe disumano”.

GIORGIO STREHLER - ARLECCHINO SERVO DI DUE PADRONI - PHOTO CREDITS: WEB
GIORGIO STREHLER – ARLECCHINO SERVO DI DUE PADRONI – PHOTO CREDITS: WEB

Parlamentare del Partito socialista

Intensa anche la sua attività politica come esponente del Partito socialista italiano, di cui fu parlamentare europeo dal 1983, mentre quattro anni dopo viene eletto al Senato. Nel 1992 riceve la laurea honoris causa dall’Università di Pavia. Muore a Lugano nell’inverno del 1997. Avrebbe dovuto inaugurare il Nuovo Piccolo Teatro di Milano nella nuova sede di largo Greppi portando in scena l’opera Così fan tutte.

Nel 2021 saranno 100 anni dalla sua nascita e Trieste e Milano si stanno preparando a festeggiarlo. Noi lo ricordiamo con le sua frase più conosciuta: “… io so e non so perché lo faccio, il teatro ma so che devo farlo, che devo e voglio farlo facendo entrare nel teatro tutto me stesso, uomo politico e no, civile e no, ideologo, poeta, musicista, attore, pagliaccio, amante, critico, me insomma, con quello che sono e penso di essere e quello che penso e credo sia vita. Poco so, ma quel poco lo dico…”.

Anna Cavallo

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