Cultura

Giorgio Vasari: conservatore Ante litteram

Famosa è l’opera di Giorgio Vasari in quanto pittore e storico dell’arte. il suo Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architetti, edito per la prima volta nel 1550, viene spesso ricordato come il primo fondamentale testo della storia dell’arte italiana. Tra le biografie raccolte nel testo, anche la propria, o meglio la descrizione delle proprie opere.

Meno famosa, forse, è l’opera di sensibilizzazione, attenzione e cura verso l’arte del passato che emerge non non solo dalla sua opera letteraria ma anche dall’agire artistico. Un conservatore ante litteram che ha partecipato attivamente alla formazione di una nuova sensibilità che porterà, nei secoli, al non poter più attribuire un giudizio di valore sulle opere del passato.

Documentazione e conservazione

Come anticipato, è già nell’opera delle Vite che Vasari affronta il tema conservativo. Infatti il testo diviene una documentazione magistrale dello stato conservativo delle opere al tempo dell’autore, con descrizioni spesso anche minuziose. Informazioni su fatti, disgrazie ed eventi fortuiti costellano l’opera regalandoci una fonte conoscitiva di primissimo piano. Esempio fra tutti, il racconto delle disavventure subite dal David di Michelangelo durante la cacciata dei Medici del 1527.

Documentate anche le distruzioni di fabbriche antiche soppiantate da nuovi apparati. Ma se da una parte comprende il bisogno di sostituire un’opera mediocre con una di migliore fattura, denuncia con aspre critiche quanti artisti, per invidia, sono soliti distruggere opere di disegno eccellenti, così come accadde al cartone della Battaglia di Cascina fatto a pezzi dal Baccio Bandinelli.

Giorgio Vasari - Photo Credits: web
Giorgio Vasari – Photo Credits: web

Non mancano comunque esempi di conservazione ottimali, a volte ottenute grazie all’utilizzo magistrale delle tecniche pittoriche, tra le quali il Vasari ha una predilezione particolare per quella ad olio. D’altra parte, non mancano le critiche riservate a certe “tecniche sperimentali” adottate dai pittori proprio al fine d’ottenere una maggiore durabilità delle pitture.

Il Vasari è comunque consapevole che il destino delle opere è di andare perdute; per la conservazione della loro memoria saranno fondamentali le copie e, naturalmente la loro descrizione. Illustra infatti minuziosamente le chiese aretine distrutte nella costruzione della fortezza medicea e le loro opere d’arte. Documenta anche numerosi “restauri”, spesso ridipinture e non nasconde il suo acredine per risultati a suo dire poco vantaggiosi. Afferma infatti che sarebbe meglio tenere le opere deteriorate, piuttosto che ridipinte da mani meno esperte, descrivendo la loro opera come di “mala maniera“.

Restaurare conservando

L’opera del Vasari quale restauratore si inserisce nell’ampio progetto di risistemazione delle chiese fiorentine che dovevano essere adeguate ai nuovi dettami del Concilio di Trento. Ciò che più colpisce è forse l’atteggiamento di rispetto che mantiene anche in tale attività. È l’unico in effetti che conserva i resti degli affreschi sotto i nuovi apparati decorativi.

Ne è un esempio su tutti la Trinità di Masaccio, al quale pose innanzi un altare ponendo attenzione a non danneggiare le figure ed evitando la scalpellatura del muro dipinto. L’opera rimase nascosta dietro al nuovo altare fino al restauro di Santa Maria Novella avvenuto a metà XIX secolo. In Ognissanti fece staccare a massello gli affreschi del Ghirlandaio e del Botticelli, riambientandoli poi nei nuovi altari laterali. Non tutti i casi sono così felici, a volte Vasari ritiene opportuno demolire opere tanto rovinate da non poter più essere fruibili. Resta comunque un anticipatore e nel campo della conservazione la sua opera avrà influenza fino al giungere dell’epoca moderna.

Laura Piro

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