Il 29 Aprile rappresenta una giornata simbolica per tutto il mondo della danza. Da una parte festeggiamo la Giornata internazionale della danza, che da sempre rappresenta un momento di unione artistica e che lo è soprattutto in questo momento di lontananza. Quest’anno la giornata sarà dedicata alla Prima Ballerina assoluta Alicia Alonso, recentemente scomparsa. Dall’altra parte festeggiamo invece il compleanno di uno dei maître de ballet più importanti della storia: Jean-Georges Noverre, il creatore del balletto d’azione, colui che ha rivoluzionato la concezione del balletto in un tempo in cui questo era assolutamente bistrattato.

Ritratto di Jean-George Noverre

Nato nel 1927 a Parigi, Noverre fu un ballerino e coreografo francese noto soprattutto come teorico del ballet d’action. Come danzatore iniziò la sua carriera nel 1742 a Fontainebleau, debuttando proprio davanti a re Luigi XV, e successivamente entrò nella compagnia dell’Opéra-Comique. Dopo la chiusura di quest’ultima iniziò a girare per il mondo entrando in contatto con varie personalità, tra cui l’attore britannico David Garrick. Fu proprio lui nel tempo ad affibbiargli il soprannome di “Shakespeare della danza”.

Rivale storico di Gasparo Angiolini, Jean-George Noverre è considerato tra i due il più “moderno”. I suoi balletti hanno toccato vari generi, soprattutto tragici, e i suoi spettacoli erano considerati grandiosi proprio perché il suo fine era quello di coinvolgere gli spettatori. Le tecniche che usava per ottenere questo risultato potevano essere colpi di scena o grida fuori campo, visioni di azioni estreme in scena o contrasto tra rumore e silenzio. Non mancavano però anche scene corali e scene di battaglia.

Il balletto d’azione

Il ballet d’action di Noverre rientra nel filone del balletto narrativo che si stava sperimentando nella seconda metà del ‘700: un balletto che doveva essere suddiviso in atti con un inizio, uno svolgimento e una fine. Insieme a Noverre, un altro esponente stava teorizzando la versione italiana del balletto d’azione: era il coreografo Gasparo Angiolini, che parlava di balletto pantomimo. In quegli anni, la svolta apportata da Noverre e Angiolini voleva la danza come arte autonoma e come sommatoria di tecnica accademica e pantomima.

In realtà il balletto d’azione durava all’epoca tra i 20 e i 40 minuti ed era inserito come intermezzo tra gli atti delle opere in musica. All’interno dei balletti di Noverre la pantomima, che si ispirava a quella del teatro dell’epoca, non poteva mancare. La tecnica che usava non era però quella italiana, convenzionale, ma diversa per ogni danzatore: ognuno doveva trovare dentro di sé il modo per realizzarla. La sua idea era quella che il ballerino/attore dovesse ispirarsi al teatro dell’epoca senza però mescolare i due generi che dovevano rimanere ben distinguibili.

Noverre era inoltre convinto che un coreografo dovesse essere molto colto e dovesse riuscire superare la costrizione delle regole aristoteliche. Per lui nelle coreografie bisognava concentrare l’azione e dividerla in scene, eliminando i personaggi superflui. Altro elemento importantissimo era quello dello musica, che all’epoca non veniva composta appositamente per la danza. Il coreografo si batteva perché considerava l’elemento sonoro come fondamentale per la riuscita di un balletto e non voleva che gli venisse consegnato quello più scadente.

Le “Lettres sur la danse

Nel 1760 Noverre scrisse le “Lettere sulla danza e sul balletto“, un trattato che vedrà nel tempo moltissime edizioni successive ampliate e rivedute. Al suo interno Noverre esplicò tutti i punti del suo pensiero sulla danza, partendo dall’azione drammatica del balletto alla naturalità di espressione. Nella prefazione ad una edizione successiva delle sue “Lettres“, lui stesso sintetizza così i suoi obiettivi fondamentali:

“Distruggere le orrende maschere, bruciare le parrucche ridicole, eliminare le scomode crinoline, sostituire il gusto alla routine; esigere dell’azione e del movimento nelle scene, dell’anima e dell’espressione nella danza; marcare l’intervallo immenso che separa il meccanismo del mestiere dal genio che la pone al livello delle arti imitatrici”.

Non possiamo non concludere questo omaggio ricordando che la concomitanza tra il compleanno di Noverre e la Giornata internazionale della danza non rappresenta una casualità. É proprio per celebrare il coreografo infatti che si è deciso di far coincidere le due date istituendo la ricorrenza nello stesso giorno. Così possiamo ricordare Jean-George Noverre, colui che nel ‘700 ha permesso alla danza di evolversi e di arrivare a noi sempre più vicina alla forma che oggi conosciamo.

Buona Giornata internazionale della danza a tutti voi, con l’augurio che il prossimo anno possiamo festeggiarla insieme in un teatro che avrà riaperto il sipario per noi.

Eleonora Gorgoretti