Negli Stati Uniti una corte di appello federale ha ridotto le modalità di accesso a uno dei farmaci più comuni per l’aborto, il mifepristone. La sentenza vieta di prescriverlo tramite la telemedicina e di riceverlo per posta, la modalità più usata dalle donne che vogliono interrompere una gravidanza nei 13 stati dove abortire è quasi completamente illegale, e in generale sempre più usata in tutto il paese.

Per via di quest’ultima sentenza il farmaco potrà essere consegnato soltanto di persona e in clinica, con una riduzione quindi delle modalità di distribuzione definite dalla Food and Drug Administration (FDA), l’agenzia governativa di regolamentazione dei farmaci e del cibo negli Stati Uniti.

Negli Stati Uniti l’aborto farmacologico per telemedicina è diventato il metodo principale per interrompere una gravidanza dove la legge statale non lo permetteva: nel 2024 erano stati circa 74mila quelli effettuati negli stati con un divieto totale e sono saliti a 91mila nel 2025. Questo tipo di aborto è stato inoltre possibile grazie alle cosiddette “leggi scudo”, delle norme varate dagli stati dove abortire è legale che proteggono da cause i medici che prescrivono online le pillole abortive alle pazienti che vivono in un altro stato.

Le associazioni antiabortiste e gli stati che avevano vietato la procedura hanno cercato altri modi per restringere l’accesso all’aborto. Fra tutti, gli sforzi maggiori si sono concentrati sul vietare il mifepristone: nel 2024 una causa che ne avrebbe ampiamente limitato l’uso è stata respinta dalla Corte Suprema, ma per un vizio di forma, cosa che non ha escluso la possibilità per altri stati di riprovarci, come sta facendo ora la Louisiana.

Anche l’amministrazione del presidente Donald Trump sta partecipando a questo sforzo per limitare l’accesso all’aborto. Nella riforma economica cosiddetta One Big Beautiful Bill, approvata a metà del 2025, ha permesso di non erogare i fondi federali alle strutture sanitarie che pratichino anche aborti: la misura è stata inserita per indebolire in particolare Planned Parenthood (PP), la principale organizzazione che si occupa di aborti e salute riproduttiva del paese.

Il nodo legale e il ruolo della FDA

Il caso ruota attorno al potere regolatorio della Food and Drug Administration. I giudici mettono in discussione le modifiche introdotte negli ultimi anni, che avevano allentato i vincoli sulla prescrizione del farmaco, consentendone anche l’invio a domicilio. La decisione riapre il conflitto tra autorità federale, che regola i trattamenti e leggi statali che limitano o vietano l’aborto. Nella sentenza si legge che ogni interruzione resa possibile da queste regole rischia di entrare in conflitto con normative statali più restrittive, come  quelle della Louisiana che prevedono sanzioni per chiunque “somministri, distribuisca o consegni” prodotti abortivi, con pene che possono arrivare fino a diversi anni di reclusione e a multe significative. Un passaggio chiave sintetizza l’impostazione della corte: “ogni bambino non nato è un essere umano dal momento del concepimento e quindi è una persona giuridica”.

La stessa FDA ha avviato una nuova revisione sulla sicurezza del medicinale su impulso dell’amministrazione Trump, senza indicare tempi certi per la conclusione.