Dopo i Grip più strani sul putt, sotto esame si presentano gli swing più inusuali visti su un campo da golf. Campioni dal movimento scoordinato: da quello di Jim Furyk (con il quale si farebbe volentieri a cambio), passando attraverso Lee Trevino e toccando picchi di storia con Arnold Palmer.
Ma swing non noti alla grande massa meritano di essere ricordati, il modo in cui farlo però sta al cuore, e soprattutto agli occhi, di ogni golfista.
Eamonn Darcy
Una personalità eclettica, altalenante sì, ma sicuramente meno del suo swing. Il backswing viene definito ad “Ala di pollo” e nel downswing sembra voler agitare un mazzo di chiavi, facendolo però con una cadenza efficace. L’impatto è pulito e secco, lontano dal tintinnio di un mazzo di apri porte. Questo movimento gli è valso quattro vittorie sul Tour europeo e la partecipazione alla storica Ryder Cup del 1987, prima sconfitta americana dal 1933.
(Credit: TengolfTV)
John Daly
Il robusto giocatore americano ha uno swing estremo, come la sua personalità ed il suo gioco: imprevedibile. Il bastone di Daly viene portato all’estremo in cross generando una potenza inusuale per la fine degli anni ’90. John vince nel 1991 da semi-sconosciuto il PGA Championship guidando tutta la notte precedente per arrivare in tempo ad Indianapolis. Ricordiamo Daly anche per averci provocato un dispiacere nel 1995, battendo Costantino Rocca al playoff dell’Open Championship.
(Credit: Michael Lalanne)
Moe Norman
Moe Norman è stato il contrario di John Daly, un giocatore con un backswing corto, basso, raro ma composto. Una persona eccentrica e dai vestiti sgarcianti, unico punto di contatto con Daly, capace di tirare 1500 drive consecutivi in un cerchio di 30 metri. Incapace di non riempire ogni momento con la sua voce esaltante, forse affetto da meteorismo verbale, ma non potrebbe andare meglio di così.
Il canadese non ha mai vinto sul PGA Tour ma ha ricevuto attestati di stima da Tiger Woods e Sam Snead.
(Credit: Kirk Junge)
Tommy Gainey
Lo sport emblema dell’americano medio e l’altezzosità dei lord inglesi hanno un punto in comune: Avere uno swing da baseball e giocarci a golf. Tommy Gainey ha vinto un torneo sul PGA Tour nel 2012 impugnando il bastone con un “Baseball grip” e indossando guanti su entrambe le mani. Nel backswing rimane immobile con le anche per poi usarle molto nel downswing, rimanendo però molto sulla parte destra, da buon giocatore di baseball.
(Credit: PGA TOUR)
Jimmy Bruen
Tornando indietro nel tempo si perdono le tracce di persone e storie, ma lo swing di Jimmy Bruen, per fortuna, è ancora visibile. Uno dei più grandi Amateur irlandesi della storia: detentore dell’Irish Amateur e soprattutto del British Amateur 1946, ma più che per i trofei lo si ricorda per il suo movimento. Nel backswing si crea un’onda anomala (non per dimensioni) impossibile da analizzare fuori del contesto del feeling personale, la faccia del bastone però arriva perfetta. E alla fine, nella “Recording area”, non importa nient’altro.
(Credit: Tony Bruen)
Natalie Gulbis
La quota rosa di questa classifica è rappresentata da Natalie Gulbis, giocatrice della LPGA vincitrice di un torneo nel 2007 e al centro di alcuni scandali osé nel mondo del golf. Il suo swing prevede un backswing largo con un bastone molto “In cross”, seguìto da una discesa violenta in cui la schiena viene messa sotto stress. Natalie però ha un segreto impossibile da emulare: possiede una vertebra in più. Questa anomalia le permette di ruotare e piegare la schiena nel downswing in modo sostenibile nel tempo.
(Credit: Dartifish)
Charles Barkley
L’ospite d’onore in questa (poco) onorevole classifica è d’eccezione, in prestito da un altro sport. Charles Barkley è nella lista dei 50 più grandi cestisti della storia della NBA e vincitore di un oro olimpico. Anche se si è sportivi con 198 cm di altezza e, almeno, 110 kg di peso non è semplice giocare a golf. Tutte queste lodi e attenuanti però non giustificano il suo swing privo di senso. Dopo il rivedibile backswing nella discesa Charles si blocca, per poi ripartire e completare il movimento.
(Credit: cls1974)
Non vince chi tira forte, chi è preciso o chi usa il putt meglio. Conquista il trofeo più ambìto chi passeggia nel verde tra rough e bunker, divertendosi. E se lo fa Charles Barkley con quello swing, allora lo possiamo fare davvero tutti.









