Un risultato quasi da record quello di Golden Goose che, nonostante la crisi globale che sta affrontando sia il lusso che la distribuzione (anche e soprattutto a causa dei dazi di Trump), nei primi sei mesi del 2025, ha realizzato un fatturato di 342,1 milioni di euro. Un risultato in salita del 13% a tassi di cambio costanti. Inoltre, l’utile operativo lordo rettificato del brand (Ebitda) è di 113 milioni di euro (+3%), rappresentando il il 33% del fatturato totale. ha registrato un’accelerazione nel secondo trimestre, con un aumento delle vendite del 14% rispetto all’anno precedente, a fronte di un aumento del 12% nel primo trimestre.

Golden Goose registra +13%, nonostante la crisi

Saggia decisione quella dei piani alti che, l’anno scorso, prevedeva di rinviare il suo ingresso in Borsa. Così l’azienda, controllata dal 2020 dal fondo di investimento britannico Permira, ha accolto Blue Pool Capital (che sarebbe la società di Hong Kong di Joe Tsai, co-fondatore del gigante cinese Alibaba) nel suo capitale all’inizio del 2025, con una partecipazione del 12%. Importante anche l’espansione dei negozi fisici: 225 in tutto il mondo più un e-shop dinamico. Sono dieci i nuovi store inaugurati nei primi sei mesi dell’anno. Singapore, Manila, Ibiza e Venezia, oltre a un negozio dedicato alla sua linea per bambini a Dubai sono le città.

Inoltre, si è concentrato su concept store innovativi come la “Pescheria d’oro”, un pop-up ispirato ai villaggi di pescatori allestito in varie località balneari. Silvio Campara, Amministratore Delegato (CEO) di Golden Goose Group, si è detto molto soddisfatto dei risultati raggiunti. “In un contesto macroeconomico complesso, la nostra performance nel primo semestre del 2025 rimane solida, riflettendo il continuo appeal globale del marchio Golden Goose all’interno delle sue comunità. Questi risultati confermano la forza del brand, l’eccellente strategia DTC incentrata sull’innovazione e la co-creazione in costante espansione”.

Marianna Soru