Governo Conte, sono questi i giorni decisivi

Per il Governo Conte i giorni decisivi iniziano oggi. Le due giornate che decreteranno le sorti del secondo governo Conte sono iniziate questa mattina con l’arrivo del presidente del Consiglio alla Camera. Termineranno domani quando il premier salirà a Palazzo Madama sede del Senato della Repubblica.

Il primo passo: lunedì 18 alla Camera

Alle ore 12 il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è arrivato alla Camera. Inizia la sua azione di conquista della fiducia al suo governo diventata determinante dopo la scissione con Italia Viva di Matteo Renzi. Da oggi si guarderà ai numeri, a quei numeri che potrebbero sancire la vittoria o la caduta del secondo governo Conte. Alla Camera i numeri sono rassicuranti. Lavorando con il pallottoliere tra le mani, si ipotizzano, al momento, dai 315 ai 318 voti favorevoli che, tenendo conto che alla Camera la maggioranza assoluta si raggiunge con 316 voti, può regalare un po’ di tranquillità a Conte ed al suo governo.

Secondo passo: martedì 19 al Senato

L’ora della verità sarà, presumibilmente, domani 19 gennaio, quando il premier Conte chiederà il voto di fiducia in Senato . Al Senato la maggioranza assoluta è di 161 voti. Al momento, tra voci che circolano ufficiosamente, coloro che voteranno a favore di Conte e del suo governo sono 151 – 152. La senatrice Liliana Segre ha fatto sapere che domani sarà a Roma a dare il suo sostegno all’attuale governo. Due voti favorevoli al governo Conte, potrebbero arrivare dagli altri due senatori a vita, ovvero Carlo Rubbia e Renzo Piano. Si arriverebbe, così, ad un numero di voti favorevoli di circa 155. Il partito di Renzi ha comunicato che dovrebbe, il condizionale in questa situazione è più che mai d’obbligo, astenersi dal voto.

La palla passa ai numeri

Adesso la palla passa ai numeri. Toccherà a loro decidere la sorte dell’attuale governo. Per ottenere la fiducia, il governo Conte ha bisogno di ottenere la maggioranza in entrambe le camere. Qualora così non fosse, il governo cadrebbe e la soluzione della crisi vedrebbe le elezioni anticipate come opzione più accreditata.

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Stefano Vori

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