Due volte campione del mondo nei ruggenti anni ‘60, è tuttora l’unico pilota nella storia ad aver conquistato l’ambita Tripla Corona. Ripercorriamone la carriera nell’anniversario della tragica morte.

Graham Hill – Approdato in Formula 1 come semplice meccanico, Hill riuscì, con caparbietà e correttezza, a conquistare il titolo iridato nel ‘62 e nel ‘68. La vittoria mondiale, insieme a quella nella 500 Miglia di Indianapolis e nella 24 Ore di Le Mans, gli sono valse l’ambito riconoscimento della Tripla Corona, di cui attualmente è l’unico detentore. Hill possiede un altro primato insieme al figlio Damon, anch’egli campione mondiale nel 1996. Sono infatti la prima coppia padre-figlio ad aver vinto almeno un titolo mondiale nella massima categoria motoristica. Il record è condiviso con i Rosberg dal 2016.

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Hill parla con Jim Clark mentre il figlioletto Damon cerca di attirare la sua attenzione – Photo Credit: wordpress

Graham Hill – Gli esordi in Lotus

Nato ad Hampstead nel 1929, fu appassionato di moto fino all’incidente che gli lasciò un danno permanente alla gamba sinistra. A 25 anni ebbe l’opportunità di girare sul circuito di Brands Hatch per soli cinque scellini ed in quell’occasione conobbe Colin Chapman, fondatore della Lotus. I destini dei due si incrociarono per puro caso. Il futuro campione del mondo faceva l’autostop ed il fondatore di uno dei più famosi e vittoriosi team di F1 gli diede un passaggio. Hill approdò in Lotus come meccanico ma ben presto si guadagnò un sedile debuttando a Monaco nel 1958.  

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Hill a bordo della mitica Lotus 49 – Photo Credit: pinterest

Graham Hill – La BRM e il primo titolo mondiale

Due anni più tardi passò alla BRM e nel ’62 ottenne il primo titolo mondiale al volante della P57. Nelle stagioni successive colse tre secondi posti di fila dietro ad avversari del calibro di Jim Clark e John Surtees. Fu proprio Surtees a “soffiargli” il bis nel 1964 pur avendo un punto in meno: il gioco degli scarti, infatti, ne tolse due a Hill privandolo del titolo iridato. Il mondiale fu pregiudicato anche dall’incidente con Lorenzo Bandini nel GP del Messico. Si racconta che Hill regalò simpaticamente all’italiano un corso di guida per corrispondenza.

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Hill scherza con John Surtees – Photo Credit: McKlein Photography

Indy, il secondo titolo mondiale e l’incidente del ‘69

Hill era attirato anche dalle corse americane e nel 1966 decise di partecipare alla 500 Miglia di Indianapolis al volante di una Lola-Ford contro gli stessi avversari della F1. La corsa infatti fu combattuta contro Stewart e Clark e terminò con un episodio curioso. Entrambi i piloti, Hill e Clark, si presentarono al parco chiuso reclamando la vittoria ma questa fu assegnata a Hill poiché il team di Clark commise un errore di conteggio dei giri.

Tornato alla Lotus nel ’67 in coppia proprio con Jim Clark, Hill contribuì allo sviluppo della mitica Lotus 49, progettata per alloggiare il motore Ford Cosworth DFV, lo stesso che avrebbe equipaggiato poi moltissime altre monoposto nel corso degli anni settanta. Il 1968 iniziò con la tragica morte di Clark ad Hockenheim ed Hill si trovò a dover prendere le redini della squadra concludendo l’anno con la seconda vittoria mondiale. Sfortunatamente l’anno successivo ebbe un incidente a Watkins Glen, simile a quello avuto dal defunto compagno. La sua carriera fu interrotta per gravi fratture alle gambe.

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Lo spaventoso incidente Watkins Glen – Photo Credit: cnn

Graham Hill – Gli ultimi anni in F1 e la vittoria a Le Mans

Ma Hill era caparbio ed il profondo amore per le corse lo spinse ad una sofferta riabilitazione fino al ritorno in F1 nel 1970 ancora in stampelle. Ritenendolo ormai alla fine della carriera, Chapman lo confinò nel team di Rob Walker alla guida di un’auto obsoleta con la promessa di fornirgli la moderna Lotus 72. Il nuovo modello arrivò solo nel weekend di Monza ma non venne usato per via della morte di Jochen Rindt. Hill passò quindi alla Brabham per un biennio quando questa era ormai in crisi. Una volta venduta la scuderia a Bernie Ecclestone, rimase senza sedile.

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Hill a bordo della Brabham BT34 nel 1971 – Photo Credit: pinterest

Nonostante ciò, nel 1972 ebbe l’idea di partecipare alla storica 24 Ore di Le Mans in coppia con Henry Pescarolo alla guida della Matra MS670. Molti erano convinti che un pilota a fine carriera non avrebbe potuto vincere una competizione tanto dura e tecnica come l’endurance francese. Ma la coppia Hill-Pescarolo vinse sbaragliando la concorrenza e Graham fu proiettato negli annali dell’automobilismo conquistando l’ambita Tripla Corona composta dalle vittorie in F1, o nel GP di Monaco per alcuni, Indianapolis e Le Mans.

Graham Hill – Il Team Hill e la tragica morte

Archiviata la carriera di pilota, Hill decise di costituire una propria squadra sponsorizzata dalla Imperial Tobacco, la Embassy Hill. Il team debuttò in F1 nel GP di Spagna del 1975 con la GH1, perfezionata dal progettista Smallman sulla base della Lola T371. La corsa fu disastrosa. La GH1 guidata da Stommelen era in prima posizione quando perse l’alettone posteriore uccidendo quattro spettatori. In seguito Stommelen venne sostituito con Tony Brise, giovane promessa e pupillo di Graham.

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Hill e Tony Brise – Photo Credit: fanpop

La tragica morte avvenne il 29 novembre 1975. Di ritorno da una sessione di test al Paul Ricard, il Piper Aztec pilotato da Hill si schiantò a nord di Londra. Con lui perirono Tony Brise, il progettista Smallman ed altre tre persone. L’incidente determinò la fine della scuderia Hill.   

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I componenti della Embassy Hill tragicamente scomparsi – Photo Credit: wordpress

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