Musica

Graman pubblica il suo nuovo singolo “Escamotage”

Roberto Graziano, in arte Graman, ha finalmente pubblicato il 27 Novembre il suo primo album: Anedonia. Il cantautore originario di Santa Maria Capua Vetere, soddisfatto ed emozionato per questo traguardo, si gode l’ottimo successo delle canzoni del suo nuovo disco. Un successo confermato sulle piattaforme di streaming e soprattutto su Youtube dove è possibile vedere e sentire il videoclip della sua “Escamotage“.

Brano scritto dallo stesso Graman, con la partecipazione nel video di Rosita Chiodero, riprese e montaggio di Francesco Fiumano, prodotto da Stefano Bruno e registrato presso la Soundinside Basement Records. In occasione dell’uscita del singolo Escamotage, abbiamo intervistato Graman in merito a questa nuova avventura che lo attende.

L’intervista di Metropolitan Magazine a Graman

MM: Graman, ti vedo in forma e felice per questo nuovo album, “Anedonia”. Come sono venute fuori queste canzoni?

Graman: “Nel 2019 avevo raccolto tante canzoni e mi sono messo subito a lavoro nel produrle. Ho conosciuto Stefano Bruno, con cui ho lavorato alla produzione di queste canzoni e poi, in corso d’opera, ho scritto l’ultima canzone che si intitola “Quello che sei” e l’ho inserita nell’album. Alla fine, su trenta canzoni, ne abbiamo scelte sette. Questi sette brani hanno un filo conduttore che è la malinconia, la tristezza, che è presenta appunto in Anedonia“.

MM: Cosa vuol dire Anedonia?

Graman: “Anedonia, scientificamente, significa incapacità di provare emozioni. Ho dato questo nome parlando con mio fratello perchè in quel preciso momento non riuscivo a provare emotività. Il nome da subito mi aveva colpito perchè rappresentava a pennello quelle sensazioni che stavo provando“.

Graman - photo credits: web

MM: Quale canzone dell’album sta andando meglio? “Travi storte”, ad esempio, secondo me poteva riscuote un migliore successo perchè sento che c’è qualcosa di inespresso in lei…

Graman: “Travi storte, invece, ti dirò che sta andando bene. Ma quella che mi aspettavo andasse meglio è “Quello che sei”, perchè è l’ultima canzone che ho scritto ed è un nuovo inizio. Però la musica è così, ogni volta che esce una canzone non è mai come ce lo aspettiamo“.

MM: In un’intervista precedente, proprio su Metropolitan Magazine, hai detto: “Credo che il sistema capitalistico sia fallimentare. Ha come unico scopo il mercato e tutto dipende da esso. Nella tua musica come ha inciso il sistema capitalistico?

Graman: “Il sistema capitalistico, per come la vedo io, incide sempre su tutto e tutti. Ovviamente anche il mio album è stato prodotto e arrangiato pensando anche al mercato. Pensa che dal 1888, quando è nata la prima etichetta discografica, la Columbia Records, la musica cessa di essere un prodotto soltanto artistico. Diventa anche un prodotto commerciale. Già da quando noi partoriamo una canzone, purtroppo, siamo influenzati dal capitalismo“.

MM: Passata questa pandemia, qual è la prima cosa che farà Graman?

Graman: “Una partita a calcetto! Con i miei amici. Non gioco da un anno ormai. Per noi la partita è un momento sacro…

MM: C’è qualcosa che non ti hanno chiesto nelle altre interviste, ma che tenevi particolarmente a dire?

Graman: “Innanzitutto vorrei ringraziare chi c’è dietro: L’etichetta Aurora Dischi, Domenico Giannini che mi ha dato una possibilità. Poi voglio ringraziare Jax Sagristano, Stefano Bruno, Kristian Maimone, Davide De Blasio, Francesco Fiumano, tutto lo staff di Graman composto da Matteo Vessella, Vittorio Cicciariello, Ella Perrota, Paola Bifone. Sono persone splendide che mi aiutano in tutto.”

MM: Con Anedonia, tu ci parli di una impossibilità di sentire e di condividere determinate cose. Ancora è così? Oppure hai scritto questo album proprio per liberarti da questa condizione?

Graman: “L’idea era quella. Spesso penso di essere ancora nello stesso punto. Come ho rilasciato in altre interviste, ho attraversato e sto attraversando un periodo non felicissimo da un punto di vista di salute mentale per determinati episodi. Però questo non ha mai frenato il mio processo di scrittura“.

Intervista a cura di Gianrenzo Orbassano

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